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Full text of "Bollettini ECN Milano"

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ecnmilano 




1 GB140992.ZIP (u/09/92) Pag. 1 

Interviste movimenti indigeni 


2 MRTAPERU.ZIP (22/09/92) Pag. 19 

La guerra rurale: 

la costruzione dell'esercito tupamarista 


3 GONZ.DOC (25/09/92) Pag. 39 

Comunicato sull'arresto di Gonzalo, 
leader di Sendero Luminoso 


4 MAPINTRO.TXT (30 / 09/92) Pag. 40 

Uscito il libro sui Mapuches 







ecn milano 


1 

File : GB140992.ZIP 


1.1 

File : DONNE.ASC 


STORIA DI GENERE IN 
CENTROAMERICA: UNA NUOVA 
DONNA. 


Intervista con Patrizia Quezada dei programma 
delle donne del SEDER AC (Servizio per lo sviluppo 
e la pace) del Messico, 

SEDEPAC e' nata come associazione civile nel 
1983 e fin dall'inizio ha lavorato con le donne. Il 
programma delle donne in quanto tale si e' affer- 
mato nel 1986 e comprende l'area giuridica, della 
salute, delle truccatrici e dell'organizzazione. 
L'obiettivo principale e' appoggiare gruppi di donne 
nel processo di organizzazione e incorpora il pro- 
blema di genere nella sua politica. Sta elaborando 
una analisi sul movimento femminista in 
Centroamerica e a tal fine hanno effettuato un 
viaggio in tutta la regione. 

Patrizia, sei ritornata recentemente da un 
viaggio in Centroamerica durante il quale hai 
intervistato numerosi gruppi di donne, quale 
e' stata la tua impressione generale dei mo- 
vimento delle donne? 

Da un anno e mezzo le donne della regione stanno 
portando avanti un movimento in cui non solo sono 
presenti le abituali richieste economiche e politiche 
ma che concepisce la donna corno un nuovo 
soggetto sociale. Cioè' sono immerse in un pro- 
cesso di liberazione nazionale che incorpora la 
problematica di genere. 

C'e' una grande diversità' di gruppi di donne in- 
cluse le luterane, le battiste, e quelle della demo- 
crazia cristiana. Si stanno aprendo centri di ricerca 
e promozione per le donne; centri di salute, di at- 
tenzione medica e psicologica; rifugi per le donne 
maltrattate. Questi gruppi si coordinano tra di loro e 
organizzano azioni insieme come ad esempio la 
commemorazione dell'8 marzo in El Salvador. 

Puoi descriverci la tua esperienza in Guatemala e 
El Salvador? Alcune esperienze sono state di 
grande impatto per me. In El Salvador fino a poco 
tempo fa i gruppi di donne erano di base, erano 
organizzazioni di massa come quelle che forma- 
rono il Coordinamento Nazionale delle donne. 
Quest'anno sono riuscite a convocare piu' gruppi 
per la commemorazione dell'8 marzo e si e' for- 
mata la concertacion de mujeres del Salvador. 
Anche se hanno differenze nel loro programmi si 
sforzano di proporre attività' insieme. Malgrado le 
diversità' oltre a lavorare con i settori tradizionali 


hanno raccolto gruppi di "repobladoras”, gruppi di 
donne emarginate, di donne delle cooperative. 

In Guatemala, come in Salvador, si stanno cre- 
ando molti gruppi di donne, Gli organismi non go- 
vernativi, che hanno alle spalle anni di lavoro, 
stanno aprendo interventi con le donne. Non è una 
questione di moda, ma risponde alle domande 
delle donne, in maniera sistematica ed organiz- 
zata. Un'esperienza importante per me è stata fatta 
dalle donne indigene del Guatemala. Si pensava 
sempre che era molto difficile lavorare su questioni 
del genere con le donne indigene, dato che il peso 
della tradizione le poneva in una situazione di op- 
pressione naturale, parte della loro cultura. 
Quando nel Centro di Appoggio della Lavoratrice 
Domestica chiedemmo ad un gruppo di lavoratrici 
domestiche indigene quali erano le loro richieste di 
formazione dissero che volevano un corso sulle 
relazioni di coppia. Queste donne emigrano in città 
dalle proprie comunità, e si ritrovano da sole. 

Oltre alla crisi economica, alla disoccupazione e 
allo sfruttamento, incontrano questi problemi: vi- 
vono sole, si innamorano, restano incinte. Vogliono 
conoscere questo aspetto della sessualità, ed è un 
esempio di come si possa lavorare con le donne 
indigene sulla loro condizione. 

In Salvador ci sono almeno 30 gruppi di donne, ed 
in Guatemala 25. 

A volte si parla di femminismo centroameri- 
cano; cosa vuoi dire? 

Veniamo da decenni di processi rivoluzionari, di 
lotte per la liberazione nazionale. Ora stiamo cer- 
cando di legare la questione di classe-che è la ra- 
dice del movimento rivoluzionario- a quella dei 
sessi. Ora le donne non chiedono solo la demo- 
crazia nelle strade, ma anche nelle case, anche se 
dicono di non essere femministe e non si sentono 
tali. E' un nuovo femminismo, comunque lo si vo- 
glia chiamare : rivoluzionario, socialista, o come si 
vuole. 

Che previsioni avete rispetto all'Incontro in 

Nicaragua ? 

Mi hanno chiesto se penso che si formi un coor- 
dinamento centroamericano; credo che ancora non 
ce ne siano le condizioni. Però credo che l'Incontro 
otterrà risultati molto positivi per lo sviluppo di 
questo movimento. Il solo fatto di incontrarci e di- 
scutere il problema del potere - il potere nella 
sfera pubblica e in quella privata, il potere che non 
abbiamo e che vogliamo -, è una cosa positiva. 
Sarebbe bello avere un coordinamento dove con- 
tinuare a discutere, come donne, facendo proposte 
congiunte, rafforzando il lavoro nei singoli paesi. 
Ad ogni modo l'Incontro marca la formazione di 
questo nuovo soggetto sociale che si và svilup- 


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pando da anni. Un altro aspetto importante: nel 5° 
Incontro Femminista dell'America Latina, in 

Argentina, c'è stato un incontro di donne centroa- 
mericane. A causa di questo incontro sorse la 
proposta di realizzare in Centroamerica il Sesto 
Incontro Femminista. Ancora non sappiamo in 
quale paese si svolgerà. 

L'incontro Regionale in Nicaragua, così come altri 
che stiamo realizzando, servono a preparare il 
Sesto Incontro dell'America Latina. In modo che 
quando questo comincerà ci sarà già un alto livello 
di discussione sulla questione del potere e sulla 
differenza sessuale. Il Sesto Incontro dell'America 
Latina sarà un avvenimento storico per il movi- 
mento delle donne in CentroAmerica e in Messico. 



1.2 File : EQUADOR.ASC 


NUOVE RETI DI COMUNICAZIONE 
INDIGENA 

Intervista con Mario Farez, segretario di Stampa e 
Propaganda della CONAIE. 


Che cosa ha voluto dire per la CONAIE ed in 
particolare per la segreteria di Stampa il I 
incontro di comunicazione tenutosi gli ultimi 
giorni del mese di Giugno del '91 ? 
Sicuramente e' stata la sollevazione indigena 
quella che ha messo sul tappeto i bisogni del mo- 
vimento. Uno di questi e' la comunicazione. Fino a 
poco tempo fa si pensava che la comunicazione 
era uno dei compiti della dirigenza. Oggi la ve- 
diamo corno uno spazio di dibattito, di proposte, di 
dinamizzazione delle proposte. Cioè', quello che 
realmente e': proiezione verso tutti i settori di ciò' 
che si sta vivendo. Con queste idee una volta che 
e' stato fatto il bilancio, si e' avuta una buona par- 
tecipazione. Si e’ giunti a punti molto concreti per il 
lavoro. Ad esempio: la formazione di gruppi di co- 
municazione nelle provincie; cominciare a elabo- 
rare programmi radio affinché’ si diffonda il pen- 
siero del movimento indigeno. 

Questi sono spazi che cominciano a dare maggiore 
forza al processo. 

La scarsità 1 di risorse e 1 una limitazione per svi- 
luppare i programmi, che richiedono la formazione 
di quadri, e questo implica risorse e lo sviluppo di 
un percorso. Si e 1 aperto uno spazio pero 1 non 
siamo riusciti a sistematizzare il problema della 
comunicazione. 

Abbiamo realizzato una prima catena di radio 
prendendo in considerazione tre aspetti principali: 
la proposta politica, la campagna dei 500 anni di 
resistenza e la repressione nel nostro paese. 
Pensiamo che questi tre aspetti debbano essere 
motivo di riflessione in un prossimo incontro al fine 
di adeguare le necessita 1 attuali di comunicazione 
dell'organizzazione. 

Penso che tra 2 o 3 mesi saremo in grado di fare 
una valutazione e di proseguire con il processo di 
comunicazione che ha avuto l'appoggio della base. 
Credo malgrado ancora esistano delle incompren- 
sioni il processo sta comunque andando avanti e 
molto presto ci dara' dei risultati. 

Quali sono le possibili alternative per supe- 
rare i problemi che ci hai segnalato? 

Credo che nella comunicazione, come per gli altri 
aspetti, sia necessario che in primo luogo siano le 


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coordinamento interno, all'interno del quale tutti i 
settori sono rappresentati. 

Il coordinamento interno elabora proposte e da 
impulso alle attività mentre il Coordinamento 
Nazionale, che si riunisce ogni 15 gg. ha la fun- 
zione di informare, discutere valutare queste pro- 
poste con lo scopo di dar loro impulso a livello na- 
zionale. 

D. - Qual è la proposta organizzativa della 
campagna e il suo progetto politico ? Quali 
sono gli strumenti di lotta che intende darsi? 
R. - Nel 2° incontro Continentale a 

Quetzaltenango questi temi sono stati trattati, sono 
state approvate delle proposte e si è arrivati ad 
accordi concreti. In seguito abbiamo convocato il V 
Incontro Nazionale per valutare l'esperienza del li 
Incontro Continentale e quello che abbiamo de- 
dotto è che quest'ultimo ha raggiunto il suo obiet- 
tivo quale "incontro" e che iniziare l'articolazione di 
un movimento alternativo a livello continentale è un 
processo che richiede tempo, sforzi e sacrificio. 
Malgrado le difficoltà e le limitazioni incontrate, 
abbiamo fatto passi molti importanti. Nel I Incontro 
non eravamo minimamente strutturati. Dal I al II 
incontro c'è stato uno sviluppo notevole che ha 
permesso la strutturazione dei Comitati Nazionali 
in ogni paese del continente. 

D, - Però io so di alcuni paesi che non 
hanno ancora costituito i propri Comitati 
Nazionali, che non hanno partecipato o si 
sono ritirati dai II Incontro Continentale della 
Campagna. A cosa è dovuto questo? 

R. - Tutte le regioni hanno i propri Comitati 
Nazionali: alcuni funzionano in un modo altri in un 
altro, però tutti li hanno formati ad eccezione della 
regione Andina che, sebbene sia quella che ha 
promosso quest'iniziativa, è stata la regione che ha 
avuto maggiori problemi e difficoltà. Ci sono state 
discussioni e divisioni interne che hanno prodotto 
dei problemi anche all'interno del II Incontro 
Continentale. Nel I Incontro si era accordato che 
l'Equador e il Perù fossero i coordinatori della re- 
gione Andina ma, nel II Incontro, a causa di questi 
problemi, l'Equador è stato escluso e sostituito 
dalla Bolivia. 

D. - Che tipo di problemi sono sorti con 
l'Ecuador? Le divergenze sono dovute a 
differenze etniche, culturali o politiche? 

R. - Si tratta di problemi politici dovuti a differenze 
così come a interessi personali. Ed è per evitare 
l'acuirsi di tali problemi che si è deciso di passare il 
coordinamento della regione Andina a Perù e 
Bolivia. Questa è l'unica regione con la quale si 
sono avuti problemi di questo tipo. Anche con altre 


regioni ci sono stati problemi ma per differenze nel 
modo di vedere e pro-spettare le cose, Malgrado 
tutto possiamo valutare il I Incontro positivo. 

Certo c'è bisogno di uno sforzo comune perchè 
non è facile ottenere una soluzione a 500 anni di 
sfruttamento, discriminazione, oppressione, re- 
pressione e divisione. Il Guatemala nel mese di 
maggio '90 ha assunto la responsabilità di coordi- 
nare il C.A. e in un anno abbiamo ottenuto dì con- 
formare i Comitati Nazionali in ognuno dei paesi 
della regione; quindi ha assunto la responsabilità 
della Segreteria Operativa Continentale per essere 
sede del II Incontro. Assumere queste tre funzioni 
così importanti è stato per noi un lavoro molto pe- 
sante e non sono mancati problemi e difficoltà. Nel 
Il Incontro Continentale si è accordato per mag- 
gioranza di voti che il Nicaragua fosse sede del III 
Incontro Continentale e per questo gli veniva ce- 
duta la responsabilità delia Segreteria Operativa a 
partire dal 15 gennaio del '92. Nel novembre '91 si 
rielesse il Guatemala per continuare a coordinare il 
C.A. Valutando il nostro lavoro possiamo dire di 
aver ottenuto grandi vittorie. Abbiamo ottenuto 
l’integrazione di più di 40 organizzazioni nel M.N. e 
la partecipazione maggioritaria di indigeni e latini o 
meticci. 

Quello che ancora manca è l'integrazione attiva. 
Per esempio c'è comunicazione e relazione con i 
fratelli neri e garifunas, che parteciparono al I e II 
Incontro però, siccome non sono ancora integrati 
attivamente all'interno della campagna, stiamo fa- 
cendo grandi sforzi per ottenere la loro partecipa- 
zione al Coordinamento Nazionale. In termini or- 
ganizzativi è stato molto importante che ogni or- 
ganizzazione membro del M.N. elaborasse un 
documento sulla base della consulta delle proprie 
basi per definire orga-nizzazione, funzione e fina- 
lità del M.N. stesso e proporre le attività da pro- 
muovere. Riteniamo importantissimo il rapporto 
con le basi che, venendo a mancare, ha per 
esempio costituito un grande problema per i paesi 
socialisti. Non è che ci rallegriamo del crollo dei 
loro modelli, ne lo abbiamo mai desiderato, però 
sfortunatamente questo è avvenuto, a 70 anni dal 
trionfo in Unione Sovietica, a 10 anni dal trionfo 
sandinista in Nicaragua. Però ci serve come espe- 
rienza. Abbiamo visto cosa succede quando le co- 
siddette istanze rivoluzionarie, una volta preso il 
potere, perdono il rapporto con le basi allonta- 
nandosene progressivamen-te, Abbiamo visto che 
senza il rapporto con il popolo non c'è trionfo che 
duri. Gli sforzi, le proposte della campagna sono 
tutti volti a mantenere tale rapporto facendo in 
modo che le basi partecipino attivamente alla for- 
mulazione di proposte, decisioni perchè altrimenti 
succederà la stessa cosa anche a noi. 


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ecn mifano 


Dal dibattito è emersa la proposta di creare un 
Movimento alternativo molto più ampio e flessibile 
che promuova lo scontro politico e ideologico coi 
settori dominanti. Non un movimento alternativo 
nei modi di contrapporti ai festeggiamenti del '92 
ma che, a partire dal '92 e dopo il I, Il e III Incontro 
quale fase preparatoria, sia in grado di consolidare 
le proprie basi per mettere in atto una serie di ini- 
ziative ed azioni concrete e congiunte. Noi che 
abbiamo dato inizio a questo meccanismo e con- 
tinuiamo a dare il nostro apporto, non vogliamo 
essere considerati dirigenti ma parte del movi- 
mento popolare. Vogliamo essere tra e con il po- 
polo in un rapporto orizzontale. 

D. - Abbiamo detto che molti cambiamenti 
hanno interessato il campo socialista. La 
maggior parte dei Movimenti di Liberazione 
in America Latina ha scelto la via della 
concertazione. Come si colloca la campagna 
all'interno di queste dinamiche? Qui in 
Guatemala qual è la relazione tra organiz- 
zazioni indigene e URGN? Cosa pensi del 
fatto che all'interno del negoziato tra guerri- 
glia e governo, uno dei temi ora in trattativa 
sono le problematiche indigene? Che spazio 
hanno le vostre rivendicazioni all'interno dei 
processo messo in atto dall'URNG? 

R. - In Guatemala esistono due realtà di lotta: una 
clandestina e una popolare. Noi non escludiamo 
nessuna delle due perchè senza Cuna non può 
esistere l'altra. La lotta armata o rivoluzionaria 
senza il popolo e la lotta popolare non potrebbero 
esistere. E' proprio questo che noi stiamo enfatiz- 
zando. Se l'URNG vuole essere conseguente, 
deve prendere in considerazione il suo popolo e le 
proposte che da esso provengono. C'è rifiuto verso 
l'esercito e i settori governamentali però non tutti 
possono prendere un'arma per manifestare il pro- 
prio dissenso; inoltre bisogna analizzare quello che 
sta succedendo ora, in tutti quei paesi che hanno 
ottenuto il trionfo con le armi: sono tutti falliti. Cosa 
ci fa pensare la situazione del Salvador dove si sta 
già firmando un accordo di pace col Governo? 
Tutto ciò ci lascia con molti dubbi. All'interno di 
questa nuova congiuntura, in Guatemala un 75% 
della popolazione simpatizza con l'URNG. Noi, da 
parte no-stra, non siamo contro l'URNG ma pre- 
tendiamo da essa che rispetti gli elementari diritti 
del nostro popolo. Non vorremmo che succe- 
desse come in Nicaragua dove coloro che rap- 
presentano la forza sandinista, andarono a mas- 
sacrare i compagni Rama e Misquitos della Costa 
Atlantica. In questo sta la nostra preoccupazione. 
Speriamo che l'URNG, quale forza guerrigliera 
guatemalteca, prenda in considerazione questi fatti 
e non commetta gli stessi errori; che dimostri con 


fatti concreti di continuare a meritare la simpatia 
del suo popolo. Il M.N., le organizzazioni indigene 
e popolari, per questo stanno proponendo con in- 
sistenza che il dialogo tra governo e guerriglia sia 
aperto e sincero, realista e obiettivo. In ogni caso il 
dialogo è fermo ai diritti umani ed ancora non è 
stato toccato il tema degli indigeni. La nostra pro- 
posta è che si dia maggior partecipazione al po- 
polo che è per la maggior parte indigeno, però 
ancora non sappiamo cosa ne pensa l'URNG. 
Sappiamo che il governo paga con dollari agenti 
perchè rappresentino il popolo indigeno all'interno 
dei negoziati: agenti che non possono rappresen- 
tarlo perchè non furono eletti o delegati. Alla 
stessa maniera non siamo d'accordo che vengano 
eletti dall'URNG. Conoscendo il governo e 
l'esercito, immaginiamo quali sarebbero le conse- 
guenze se l'URNG presentasse rappresenta-nti 
della popolazione indìgena all'interno del nego- 
ziato: noi siamo preoccupati che ciò possa avve- 
nire perchè questo signifi-cherebbe per noi, che 
non li abbiamo eletti, il massacro. 

Quello che a noi interessa che sia il popolo, che da 
sempre sta lottando in modo pacifico, a eleggere i 
propri rappresentanti in questo dialogo. Questo 
non per contrapporsi all'URNG ma per fare in 
modo che vengano rispettati gli spazi ed i diritti del 
popolo da parte di entrambe le forze in trattativa. 
Quello che vogliamo è l'autonomia di decidere, 
proporre come abbiamo dimostrato di saper fare. 
Già ci stanno accusando di far parte dell'URNG e, 
se lasciamo che questa presenti dei rappresentanti 
del popolo indigeno nel negoziato, per noi aumen- 
teranno i problemi. 

D. - Qual è il progetto economico alternativo 
proposto dalla campagna? Quali sono le 
proposte rispetto a possibili forme di auto- 
governo, autogestione, autoproduzione per 
le comunità indigene e qual è il loro effettivo 
spazio di realizzazione? 

R. - All'interno ella campagna sono stati proposti 
obiettivi a breve, medio, lungo termine. 

Quelli che hai citato sono a lunga scadenza. 
Pensare in Guatemala all'autogoverno è il suicidio. 
Non ci sono le condizioni per ottenerlo nè ci sono 
state nei paesi socialisti e questo perchè è man- 
cata la spinta delle basi. Questi sono i nostri attuali 
obiettivi, a questi vorremmo arrivare ma non pos- 
siamo pensare di riuscire a farlo in pochi mesi. 

D. - Il debito estero contratto dai paesi 
dell'America Latina è conseguenza diretta 
dello sfruttamento e dominazione neocolo- 
niale e imperialista da parte dei organismi 
finanziari multinazionali (FMI e BM) e della 
politica neoliberale dei toro governi. 


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ecn milano 


Rispetto a questo quali sono le proposte 

concrete all'interno della campagna? 

R. - Questo argomento è stato trattato anche nel I 
Incontro Continentale ed è diventato una delle 
bandiere di lotta del M.N. e della Campagna 
Continentale. Questi anni sono stati di coscientiz- 
zazione e organizzazione all'interno di un movi- 
mento ancora debole e senza radici profonde. 
Prima dobbiamo creare le condizioni di cono- 
scenza per poterci lanciare in lotte a livello regio- 
nale, nazionale, continentale. Le conseguenze 
della contrazione del debito gravano sulle condi- 
zioni di vita della maggio-ranza del popolo, a van- 
taggio di una ristretta minoranza. 

Succhiandoci il sangue con imposte, con l'alto co- 
sto della vita, delle imposte, pensano di ricavare 
quanto necessario per pagare il debito. La nostra 
posizione è quella di non pagare quello che, nel I 
Incontro, è stato definito il debito eterno, che non 
ha prodotto nessun beneficio tangibile per la nostra 
popolazione. - Cosa pensi del progetto economico 
e politico che sta dietro alPIniziativa per le 
Americhe" proposta dagli Stati Uniti e 
all'"lntegrazione Ibero-Americana" proposta dalla 
Spagna? 

R. - Rispetto alla politica mondiale verso l'America 
Latina ed al fatto che USA, Mexico e Canada si 
prospettano un mercato libero comune, noi stiamo 
dando impulso ad una lotta che coinvolga i piccoli 
e medi produttori del C.A.: si è costituita una com- 
missione che ha proposto di generare 
l'interscambio e il mercato libero di prodotti nella 
regione centro-americana. Pensiamo che questo 
progetto possa risolvere parte dei nostri problemi 
econo-mici. Tra Honduras e Nicaragua già sta 
funzionando e crediamo che in ogni paese ci siano 
gli elementi e gli strumenti perchè tale progetto 
possa funzionare. I problemi potrebbero esserci 
con quei paesi che essendo in conflitto aperto 
(Nicaragua, Salvador, Guatemala, per esempio), 
non hanno la possibilità di sviluppare la loro pro- 
duzione. Però quello che ci prospettiamo è di unire 
gli sforzi per creare un'alternativa reale ai progetti 
governati-vi. 

D. - Qual'è la condizione di lavoro per gli 

indigeni dei Guatemala? 

R. - Il salario è di 2,5 - 3 Quetzales per giorno 
lavorativo ossia per 12 ore di lavoro, poco più di 
1/2 dollaro giornaliero, mentre il costo della vita è 
nettamente superiore. 

D. - Qual è la maggior occupazione degli 

indigeni? 

R. - La maggior parte coltiva la terra. Alcuni pos- 
siedono un piccolo appezzamento in cui possono 
lavorare mentre la maggior parte (700/800.000 


persone) emigra ogni anno alle piantagioni di caffè, 
cotone o canna da zucchero. Passano sei mesi in 
questi poderi e sei mesi nei loro villaggi dove le 
condizioni di vita sono estremamente difficili. Ci 
sono luoghi e famiglie dove si mangia una sola 
volta al giorno. Ci sono posti in cui non si beve 
neppure la tipica bevanda di mais ma solo acqua. 
Questo accade nelle zone più interne del paese, 
estremamente povere, mentre nella capitale c'è un 
immagine di grande sviluppo. 

Nella campagna esiste una denutrizione enorme, 
una mortalità molto alta e una quasi totale man- 
canza di attenzione medica per la popolazione in- 
digena e contadina. Mentre le grandi imprese e 
compagnie parlano di stabilità economica, il 
Guatemala vive una condizione di fame e miseria. 

D. - La donna è quella che maggiormente è 
stata colpita dalla discriminazione, dallo 
sfruttamento, dalla subordinazione di classe, 
etnia. Abbiamo per esempio notizie della 
sterilizzazione massiva alla quale sono sot- 
toposte le donne indigene per la ricerca 
medica. Qual è il ruolo della donna nella 
campagna e che spazio hanno le sue riven- 
dicazioni? 

R. - Nella campagna la donna sta giocando un 
ruolo importantissimo. La ricerca del consolida- 
mento della partecipazione e del ruolo che la 
donna ha aH'interno del movimento, è una cosa 
fondamentale ed è per questo che nel II Incontro si 
è accordato che la problematica della donna venga 
trattato come tema specifi-co sebbene ogni orga- 
nizzazione lavorasse già al suo interno su questa 
tematica. Le nostre aspirazioni in prospettiva sono 
quelle di unire gli sforzi delle donne indigene, latine 
e nere dando impulso alle loro rivendicazioni. 
Stiamo lavorando ad un pronunciamento sulla 
condizione che la donna vive a livello economico, 
politico, sociale e culturale e ad una serie di inizia- 
tive per tutto il mese di marzo. 

D. - Nell'ultimo Incontro, secondo quanto 
leggevo nella rivista "Tierra Nuestra", si sono 
identificate tre tendenze nella campagna: 
socialista, indigenista e amplia. Come si è 
ottenuta l'unità delle tre tendenze? 

R. - Non si è definita una tendenza socialista 
nell'Incontro. Si incontrarono a trattare diversi temi 
tre gruppi e cioè: quello maggioritario che è attiva- 
mente integrato nella campagna e ne conosce 
progetti e obiettivi, quello che ne è relativamente 
informato e l'ultimo che solo all'ultimo momento si 
è messo al corrente e ha deciso di partecipare. 
Queste furono le ragioni per cui non vi fu omoge- 
neità nelle proposte. In Guatemala abbiamo rea- 
lizzato 4 Incontri Nazionali prima del II Incontro 


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ecn mi lana 


Continentale per i quali facemmo inviti per radio e 
stampa nonché lettere dirette alle istituzioni; tali 
inviti non venero raccolti se non all'ultimo, quando 
si resero conto dell'imponenza dell'Incontro e cor- 
sero a parteciparvi. Non li incolpiamo per questo 
perchè non è loro la colpa: credere di essere gli 
unici ad avere la verità in mano è una cosa indotta 
dallo stesso vivere in società, questa cosa è stata 
ben chiarita nell'ultimo incontro. Malgrado tutti gli 
sforzi che fecero per bloccare e dividere l'incontro, 
siamo riusciti ad attuare con molta sapienza e for- 
mammo immediatamente una commissione com- 
posta da due delegati per ogni paese (un indigeno 
e un meticcio o latino) per discutere a mezzo mil- 
lennio di istanza l'unione indigena, nera e popo- 
lare. 

Prima discutemmo per regioni e poi ci unimmo per 
formulare proposte concrete, quindi non riuscirono 
ad ottenere quello che volevano. Successi-va- 
mente essi formarono una propria commissione 
continentale indigena che si è riunita per la prima 
volta a Panama. Provarono a fare un giro di rap- 
presentanza in Europa ma lì dovettero scon-trarsi 
con la solidarietà e le OGN che appoggiano la 
Campagna che gli chiedevano il perchè del loro ri- 
tiro, cosicché decisero di rientrare. Ora hanno for- 
mato la loro commissioni continentale però conti- 
nuano a partecipare alla campagna. Tentarono di 
ritirarsi ma non trovando altri spazi in cui espri- 
mersi, tornarono ma a questo punto noi ponemmo 
delle condizioni: che entrassero come istituzioni, 
organizzazioni, agenzie o comitati di solidarietà al 
processo della Campagna ma che non presen- 
tassero una propria delegazione in Europa, perchè 
nessuno li aveva eletti o delegati per farlo. Di cosa 
potrebbero criticarci? Tentarono di baicottarci e di- 
viderci andando in Europa e ora sono nuovamente 
membri della Campagna; sono indigenisti e 
all'interno ella Campagna non si sono mai definite 
delle correnti. La cosa fondamentale è 

l'interscambio di visioni e di proposte condivisibili 
da tutti. Pensiamo che chi continua a riproporre il 
meccanismo delle divisioni e delle fratture interne 
sia un idiota: siamo persone di grande valore e 
dobbiamo apprezzare quello che siamo e sono gli 
altri altrimenti non abbiamo futuro. 

D. - Come sta articolando il suo lavoro il 

Comitato Nazionale all'interno della 

Campagna, per il 92? 

R. - Abbiamo già concordato delle scadenze. Per 
marzo verrà prodotta documentazione sulla donna 
ed intensificata l'attività su questo tema tramite la 
radio, conferenze stampa, seminari, ecc. Per il 
mese di giugno interverremo rispetto all'ecologia, il 
mese di settembre è dedicato alla contrapposi- 
zione alla denominata "indipendenza", ottobre ai 


popoli indigeni. Ad aprile ci sarà il IV Incontro 
Nazionale, dove verrà elaborato un piano di azioni 
non solo per la scadenza del '92, ma dal '92 in poi. 
Noi non elaboriamo piani solo per contrapporci al 
governo, questo ci serve solo a iniziare un'intensa 
attività formativa, politico/ideologica/psicologica, 
perchè su questi tre piani ci hanno bombardati e 
dobbiamo prepararci ad affrontare questo tipo di 
guerra. 

D. - E' ancora vigente la proposta di uno 
"sciopero civico continentale"? 

R. - La proposta è vigente però in maniera flessi- 
bile per ogni paese. A ottobre ci saranno delle 
azioni congiunte concrete e per questo la 
Segreteria Operativa Continentale dovrà essere 
informata su quello che ogni singolo paese sta 
facendo e farà in tal senso. 

D. - Di fronte all'imposizione da parte del 
governo e dell'esercito delle cosiddette 
"aldeas Modelo" (villaggi modello) e delle 
PAAC (Pattuglie di autodifesa civile) quali 
strutture di con-trollo e repressione, quali 
sono le forme di lotta e contrapposizione 
organizzate nelle CPR (Comunità delle po- 
polazioni in resistenza? Qual è la condizione 
di vita dei rifugiati e profughi guatemaltechi 
fuori e dentro il paese? 

R. - Ora si sono riunite le CPR della selva e della 
montagna intorno ad una rivendicazione comune: 
le terre dove ora vivono sono loro e non intendono 
abbandonarle. Nei confronti delie CPR la politica 
del governo e dell'esercito è tesa a sgomberarle 
per ubicarle in altri luoghi mentre nei confronti dei 
rifugiati i loro piani sono di dividerli mandandone 
alcuni nel Peten, altri a Puerto Barrio, Isabal o altri 
luoghi. Però il progetto dei rifugiati è quello di tor- 
nare nei loro luoghi d'origine dai quali furono ob- 
bligati ad andarsene e questa è una delle rivendi- 
cazioni fatte al governo, unitamente alla richiesta 
d'indenizzo per i danni causati dallo sfruttamento 
delle risorse di queste terre. Riteniamo però, co- 
noscendo gli interessi su questi luoghi, che tali 
accordi non verranno mai accettate. Quindi le con- 
siderazioni che stiamo facendo sono che le CPR, i 
rifugiati ed i profughi si uniscano al movimento 
popolare nazionale affinchè uniti possano esigere 
e conquistare gli spazi reali che gli corrispondono e 
si possano contrapporre alla divisione e 
l'isolamento che il governo gli vuole imporre per 
distruggere quel livello di coscientizzazione rag- 
giunta anche stando al di fuori del paese che tra 
l'altro ha prodotto la ferma volontà di tornare nel 
loro paese e nei luoghi d'origine. Su questa riven- 
dicazione non faranno un passo indietro e noi, 
come Campagna, siamo pienamente d'accordo ad 


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ecn milano 


appoggiarli e a pronunciarci affinchè venga data 
loro una risposta, Non possiamo permettere che ci 
dividano con l'obiettivo di creare scompiglio e di- 
struggere il livello organizzativo raggiunto. 

Per il '92 si sta prospettando il rientro graduale di 
tutti i rifugiati. 

D. - Vuoi fare un pronunciamento alia soli- 
darietà internazionale ? 

R. - Con quello che abbiamo detto credo siano 
stati toccati tutti i problemi aspirazioni di tutti i po- 
poli del continente. Quello che vorremmo ancora 
dire, a voi che siete interessati a dare impulso ad 
attività forse non solo di solidarietà con i paesi 
deH'America Latina ma anche come manifesta- 
zione di umanità e fratellanza tra popoli, è che in 
questo momento la nostra lotta non è vendicativa 
ma vuole ottenere l'incontro reale tra tutti i popoli 
del mondo, che siano bianchi neri meticci o indi- 
geni. 

Stiamo dando impulso ad una riflessione obiettiva 
che può essere solo avvantaggiata 
dall'interscambio di esperienze e di sforzi. Anche 
nei paesi europei ci sono settori emarginati, settori 
che non posseggono quello di cui avrebbero bi- 
sogno. Per questo e per la solidarietà che hanno 
mostrato verso i nostri popoli li ringraziamo. Vorrei 
che si continui a generare la ricerca di compren- 
sione e conoscenza per poter unire e moltiplicare i 
nostri sforzi non solo in funzione dell'ottobre '92 ma 
per la conquista dei nostri legittimi diritti di uomini, 
donne, bambini, anziani, di tutti gli esseri umani 
che vivono nel mondo. Per innalzare bandiere di 
lotta congiunta contro l'armamentismo, contro i 
paesi violatori dei diritti umani e contro quelli che 
con politiche riformiste vogliono ingannare i nostri 
popoli. Vogliamo chiamare tutti a continuare nel 
loro percorso di lotta affinchè i loro sforzi vadano a 
rafforzare i nostri. Abbiamo la speranza e la con- 
vinzione che un giorno otterremo una risposta alle 
nostre rivendicazioni, ma siamo però coscienti del 
fatto che senza uno sforzo e un sacrificio unitario 
non ci può essere trasformazione, non potremo 
avere una società nuova, più giusta, umana. Se 
non ci mettiamo d'accordo, non ci accettiamo e ri- 
spettiamo uno con l'altro, non ci potrà essere la 
trasformazione che molti vogliono. 

Chiamiamo tutti i popoli del mondo allo sforzo di- 
retto all'unità per un progetto comune. Per un in- 
contro tra popoli nell'armonia, fraternità, giustizia e 
pace. 



1.4 File : HONDURAS.ASC 


"IN 500 ANNI NON HANNO POTUTO 
DISTRUGGERCI." 

Intervista a Santiago Martinez, direttore 
dell'Assessorato Honduregno per lo sviluppo delle 
Etnie autoctone (CAHDEA). 


Quale e' stata la lotta che hanno portato 
avanti i gruppi etnici dell'Honduras? 

Malgrado si parli di indipendenza, liberta' e sovra- 
nità' da 500 anni noi indigeni viviamo una situa- 
zione di crisi. Senza dubbio non sono riusciti a 
sterminarci malgrado le diverse culture che ci 
hanno invaso. Abbiamo perso alcune cose, come 
la nostra lingua, abbiamo pero' conservato delle 
località', come nella montagna de la Fior, dove 
ancora la pratichiamo. 

In 500 anni non sono riusciti a distruggerci. 

Per quanto riguarda il diritto alla terra, abbiamo 
ottenuto titoli di proprietà' nel 1874 grazie al pre- 
sbiterio Manuel de Jesus Subirana che lotto' per gli 
indigeni, ma mai questi diritti sono stati protetti 
dallo Stato. 

Sono stati usurpati dai grandi allevatori, dai pro- 
prietari delle piantagioni di caffè', dai latifondisti 
della zona. 

Lo Stato ha autorizzato l'installazione di imprese di 
legname per lo sfruttamento dei boschi, che sono 
la piu' grande ricchezza naturale del nostro popolo 
che è costituito da 27 comunità che compongono 
la Federazione delle tribù Xicaques di Yoro. 

In 6 Municipi gli Xicaque hanno proprietà di terreni 
e con le nuove misurazioni la quantità è di 6000 
manzane per ciascuna delle 27 tribù. 

Con la intromissione del cattolicesimo e delle sette 
protestanti abbiamo sempre piu' perso la nostra 
religione. Hanno confuso il pensiero non solo al 
popolo indigeno ma alla maggioranza del popolo 
honduregno. 

La Chiesa e i partiti politici hanno diviso il popolo e 
questo ci impedisce l'unità necessaria per fare 
progetti di sviluppo che permettano di migliorare le 
condizioni di vita. 

Quali sono i principali nemici delle popola- 
zioni autoctone? 

Sono i grandi proprietari terrieri, i proprietari agri- 
coli, del legno e del caffè' con l'appoggio unanime 
dei politici che si ricordano del popolo solo quando 
hanno bisogno del voto in periodo elettorale, però 
passato questo momento non si ricordano mai di 
mantenere le promesse fatte, 

Il popolo indigeno dell'Honduras deve pensarci 
perchè non possiamo continuare a votare per i 


9 




ecn milano 


nostri nemici, per coloro che assassinano i nostri 
dirigenti solo perchè reclamano i nostri diritti. 

Avete però ottenuto alcune conquiste nel 
campo della salute e dell'educazione? 
Parliamo di miseria per cui possiamo affermare 
che non abbiamo alcuna protezione. 

Non abbiamo centri di salute e anche qualora esi- 
stessero non ci inviano medicine. 

Abbiamo alcune aule per far scuola però i maestri 
vengono solo 1 o 2 giorni. 

Cosi' i nostri figli vanno a scuola ma non imparano 
nulla. La nostra educazione è quella ufficiale, 
quella che si impartisce in tutto il paese e agii in- 
digeni insegnano la storia con la s minuscola, 
quella storia che nasconde le violazioni che hanno 
commesso le autorità. 

Che cosa ha voluto dire per voi la 
Conquista? 

Pensiamo che e' stato un fatto deplore- 
vole. L'abbiamo ripudiato perchè coloro che inva- 
sero il paese smantellarono le nostre culture per 
imporne altre e portarsi via le grandi ricchezze del 
continente. 

Quali sono gli strumenti di lotta su cui con- 
tano i gruppi etnici? 

Sono i titoli di proprietà, come punto di partenza 
per reclamare il diritto alla terra davanti allo Stato. 
Inoltre la stessa memoria, il fatto cioè 1 che noi in- 
digeni siamo stati i padroni di tutto l'Honduras e ora 
ci costringono a occupare piccole parti. Esiste poi 
la nostra legge, che è stata approvata dalle nostre 
comunità e dallo Stato. 

La lotta organizzata, però, è appena ini- 
ziata? 

La lotta organizzata dei popoli indigeni è iniziata 
nel 1977. Sono passati 14 anni e sempre noi con- 
statiamo che lo Stato porta avanti una politica che 
protegge diritti che non corrispondono alla storia e 
alla giustizia. 

Puoi dettagliare alcune conquiste ottenute in 
questi 14 anni? 

Il fatto di esserci organizzati ha fatto si' che ab- 
biamo ottenuto il rispetto. 

Se facciamo una piccola rassegna storica, nel se- 
colo scorso i latini commettevano grandi violazioni; 
per esempio, rubavano le donne agli indi- 
geni, umilivano i loro figli, li picchiavano se si op- 
ponevano. Ora, attraverso la nostra organizza- 
zione abbiamo ottenuto il rispetto, abbiamo otte- 
nuto che il bosco non continui ad essere sfruttato 
in maniera vergognosa dai propritari del legname 
appoggiati dal potere civile e militare. 


E' stata una lotta sanguinosa? 

Abbiamo perso 9 compagni dal 1977. L'ultimo e' il 
Presidente della Federazione delle tribù Xicaques 
di Yoro. Lo ammazzarono semplicemente perche' 
stava difendendo le terre che appartengono alia 
comunità'. 

Nella tribù' guajiniquil ha perso la vita Marcelino 
Nolasco, per difendere i diritti del suo popolo. 

Nella tribu'dei Guadarramas hanno assassinato un 
altro compagno. Nella tribù' de Las Vagas il martire 
e' stato Martinez. Alonso Montes nella tribù' di 
Santa Marta ed altri. 

Il Movimento etnico si sta legando sempre di 

piu' al movimento popolare? 

Si, senz'altro, abbiamo visto una certa preocupa- 
zione dopo la morte del presidente Vicente Matute 
ma sarebbe meglio se si preocupassero di piu' di 
condurre le necessarie indagini e colpire con tutto il 
peso della legge i colpevoli dell'assassinio. Noi 
pensiamo che questo fatto mobiliterà' i popoli in- 
digeni nella lotta revindicativa; abbiamo la fede e la 
speranza di trovare l'unita' e la solidarietà' con tutte 
le altre organizzazioni popolari per fare fronte a 
questa lotta che e' una lotta difficile perche' va 
contro il potere economico e politico. 

Loro si sentono sicuri perche' detengono il potere 
economico e politico e per questo assassinano i 
nostri dirigenti. 

Quali sono gli obiettivi del movimento indi- 
geno in questo momento? 

La massima aspirazione dei popoli autoctoni 
dell'Honduras e' dì unificarsi ogni giorno di piu 1 e 
costituirsi in un organismo: il Coordinamento 
Nazionale dei Popoli Autoctoni dell’Honduras. 
Questo sara 1 il primo passo per potere poi aderire 
alle altre organizzazioni popolari honduregne, ad 
altre organizzazioni internazionali e godere sempre 
di maggior appoggio. 



IO 



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1.5 File : NICARAGU. ASC 


INTERVISTA A MARLEEN CHOW 

Responsabile del Comitato Nazionale per la cam- 
pagna "500 anni di Resistenza indigena, nera e 
popolare" del Nicaragua. 

A cura del Comitato di solidarietà con i popoli del 
LatinoAmerica "Carlos Fonseca" 


D.~ Qual'è il ruolo della struttura che rap- 
presenti, e come lavora nel territorio ? 

R.- La Campagna Nazionale dei "500 anni di 
Resistenza indigena, nera e popolare" si è struttu- 
rata in Nicaragua a partire dall'anno 1991 sebbene 
la riflessione e l'analisi sul compimento di 500 anni 
di invasione europea, nei settori indigeni delle re- 
gioni autonome del nostro paese erano già in atto 
dal 1985. 

A partire dal 91 si integrarono nella campagna 36 
organizzazioni indigene, nere e popolari che for- 
marono poi la Commissione Nazionale della 
stessa. Da allora abbiamo iniziato un lavoro diretto 
alla riflessione su questo processo e all'analisi 
della realtà che vivono i settori popolari, etnici, in- 
digeni, a causa di un modello che venne imposto 
dal 1492 e che, con tutte le varianti subite, conti- 
nua ad essere vigente nel nostro continente. 

Questa riflessione l'abbiamo affrontata con diffe- 
renti gruppi e settori che volontariamente si sono 
integrati nella campagna, così che adesso pos- 
siamo dire di avere un ampio foro di discussione 
sul significato di 500 anni di imposizione culturale, 
economica e sociale nel nostro paese. 

Quindi la campagna è strutturata in modo che la 
Commissione Nazionale sia formata da tutte le 
organizzazioni e persone singole che si ricono- 
scono in essa. La Commissione Nazionale è 
l’istanza di direzione più importante della campa- 
gna: Prima si riuniva ogni due mesi, mentre ora si 
riunisce ogni mese per analizzare come stà fun- 
zionando la campagna o si vorrebbe che funzioni, 
oppure le nuove proposte di attività, noltre ab- 
biamo una equipe di coordinamento aperta ed una 
equipe esecutiva formata da quattro persone che 
sono state elette all'interno di questa istanza supe- 
riore di coordinamento (la Commissione Nazionale) 
che coordina le attività di questo ufficio e quelle 
che vengono proposte nella Commissione 
Nazionale. Tutte queste persone stanno lavorando 
volontariamente nella campagna. 

D.- Qual è la proposta organizzativa della 
campagna e il suo progetto politico, e quali 
sono gli strumenti di lotta che si stà dando ? 


R.- La campagna è un foro di riflessione. 
All'interno di essa si potrebbero incorporare tutti i 
settori che abbiano coscienza dello sfruttamento, 
della miseria, della necessità di ricomporre il 
mondo, di trasformare la società. 

In questo senso non abbiamo nessun ambito 
strutturale o concettuale di un modello, ma artico- 
liamo lotte pensando che il passo iniziale e fonda- 
mentale sia avere la possibilità di comunicare e 
conoscerci, conoscere i problemi che ci colpiscono 
e lottare uniti per dargli soluzione: quello che fon- 
damentalmente vogliamo cominciare a fare è lot- 
tare contro la frammentazione che è stata uno de- 
gli strumenti principali utilizzati daH'imperialismo 
per mantenere soggiogato il nostro popolo. 

D.~ Molti cambiamenti hanno interessato il 
campo socialista. In America Latina la mag- 
gior parte dei Movimenti di Liberazione ha 
scelto la via della concertazione. Come si 
proietta in questa nuova congiuntura la 
campagna dei 500 anni ? 

R.- La campagna, come coordinatrice e articola- 
trìce, non definisce posizioni di lotta, ma raccoglie 
lotte differenti. La cosa che è importante conside- 
rare è che come campagna abbiamo rifiutato, nel II 
Incontro, il modello neoliberale attualmente im- 
piantato in tutti i paesi del continente. Siamo certi 
che "l'Iniziativa per le Americhe" sia un passo raf- 
finato del capitalismo per poter sostenere le basi 
della sua ricomposizione a livello mondiale e che 
noi, quale "giardino di casa" degli Stati Uniti, dob- 
biamo nuovamente garantirgli una serie di risorse 
che permettano la loro egemonia. 

Questo è stato analizzato dalla campagna in 
Guatemala, e non potrebbe essere altrimenti. Dal 
1492 ad oggi i nostri popoli hanno percorso un 
accelerato processo di sterminio, impoverimento, 
alienazione, perdita di identità e di cultura: il mo- 
dello capitalista viene impiantato nei nostri paesi 
sin dal 1492 e da allora abbiamo imparato a co- 
noscerlo. Oggi non possiamo vedere di buon oc- 
chio la politica neoliberale, di cui stiamo vedendo in 
tutta l'America le ripercussioni negative. Il caso del 
Venezuela è un campanello d'allarme. In 
Nicaragua l'effervescenza popolare per tutte le 
conseguenze che tale modello ha indotto, di im- 
poverimento, disoccupazione, abbandono 
dell'educazione, mortalità infantile, è il sintomo 
dell'antipopolarità delle misure economiche neoli- 
berali. Eserciti di giovani che non possono stu- 
diare, eserciti di operai senza lavoro, eserciti di 
contadini che stanno morendo di fame nella mon- 
tagna: così si manifesta per noi il neoliberalismo. 
Quindi non possiamo riporre aspettative in questo 
modello. 


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A partire dai problemi che lo affliggono nella vita 
quotidiana, emerge la coscienza per cui il popolo si 
organizza, articola il proprio impegno nella pratica 
e sviluppa le proprie lotte. 

Quello che oggi è necessario per lottare in difesa 
dell'autonomia è l'unità : gli operai devono essere 
coscienti delle lotte che stanno portando avanti gli 
indigeni della Costa Atlantica così come gli indigeni 
della Costa Atlantica devono essere coscienti delle 
lotte che stanno portando avanti gli altri settori 
popolari. Se noi articolassimo unitariamente la lotta 
per la giustizia, la fine dello sfruttamento, il rispetto 
delle identità, cominceremmo ad avanzare in vari 
modi verso un progetto alternativo che risponda ai 
nostri propri interessi. 

D.- Come valuti l'ultimo incontro continen- 
tale di Xelajù, in Guatemala ? 

R.- L'incontro in Guatemala è stato realmente un 
grande stimolo per convincere i settori indigeni neri 
e popolari che l'unità nella lotta è possibile. Ci 
siamo riuniti in condizioni abbastanza difficili, però 
la presenza all'incontro delle organizzazioni in lotta 
è stata sempre coerente e combattiva: abbiamo 
mantenuto l'unità nella discussione convinti della 
necessità di guardare al futuro. Più che pensare ad 
una attività spettacolare per il 12 ottobre 1992, ci 
siamo posti di fronte all'anno 2000 pensando che 
malgrado i decadimenti ideologici o la nascita di 
nuove posizioni intorno alla lotta, continueremo a 
lottare. Quello che succede è che il peso del 
mondo dominante e l'invasione dei mezzi di co- 
municazione da esso comandati non fanno vedere 
le lotte che sono in atto: però se un europeo per- 
corre ognuno dei nostri paesi può rendersi conto 
che, malgrado ogni giorno vengano uccisi dirigenti, 
represse comunità e commesse tante ingiustizie, il 
popolo continua a sollevarsi e ad esprimere le sue 
posizioni di lotta fino alla fine. Quello che succede 
è che la frammentazione indotta e il dominio della 
comunicazione da parte del mondo dominante non 
permettono di averne conoscenza. E' più impor- 
tante ciò che fà spettacolo, ossia, in termini 
giornalistici occidentali, "ciò che fà notizia": i popoli 
poveri del mondo non sono mai stati "notizia", al- 
trimenti non li avrebbero assassinati tante e tante 
volte durante questi 500 anni. 

D.- Quali sono i settori che in maniera rap- 
presentativa hanno partecipato a questo 
incontro ? Tutti i paesi risultavano costituiti in 
Comitati Nazionali o ci sono ancora comu- 
nità dei continente che non hanno fatto 
questo primo passo organizzativo? 

R.- I Comitati Nazionali non si sono formati in tutti i 
paesi del continente. Inoltre ognuno di essi ha una 
conformazione differente. Del resto la integrazione 


a questo movimento è volontaria e il foro di co- 
scientizzazione in alcuni paesi avanza di più, in al- 
tri meno o in maniera diversa. 

In alcuni paesi prevale, all'interno della Campagna 
Nazionale, la presenza indigena e non si è riusciti 
a trasmettere il carattere e gli obiettivi generali 
della campagna ad altri settori. In altri paesi è di- 
retta da settori di estrazione operaia o è formata da 
diverse organizzazioni, come nel caso del 
Nicaragua. 

In Nicaragua all'interno della campagna sono rap- 
presentati settori operai, contadini, movimenti di 
quartiere, artisti, e settori indigeni dell'Atlantico e 
del Pacifico, che per la prima volta sono riusciti ad 
integrarsi in un ampio ambito di lotta mantenendo 
intatta la loro identità indigena. 

Abbiamo fatto un lavoro di articolazione che non 
possiamo dire nè sufficiente nè esemplare, ma 
bisogna considerare che il tentativo di articolare 
delle lotte per una causa comune tra differenti 
settori è una esperienza totalmente nuova, che si 
verifica per la prima volta nella nostra storia, 
dall'invasione spagnola ad oggi. 

Il nostro lavoro è come seminare un seme e siste- 
marlo bene affinchè germogli: è un lavoro molto 
difficile che non deve essere fatto da un gruppo di 
dirigenti, ma da ogni singola organizzazione. 
Perchè la nostra campagna non ha dirigenti: essa 
ha il compito di promuovere quello per cui ogni 
singola organizzazione deve contribuire con il 
proprio apporto. Non bisogna credere che in ogni 
paese ci debbano essere tre dirigenti della cam- 
pagna: la campagna non ha dirigenti. La campa- 
gna ha degli obiettivi ed è formata da organizza- 
zioni diverse, con finalità e progetti di lotta comuni. 

D.- La donna è quella che maggiormente ha 
subito e subisce discriminazioni, sfrutta- 
mento e subordinazione. Per esempio ab- 
biamo notizie della sua sterilizzazione mas- 
siva e del suo sfruttamento per le speri- 
mentazioni mediche in molti paesi 
dell'America Latina. 

Qual'è il suo ruolo nella campagna, e le sue 
rivendicazioni ? 

R.- La donna ha avuto ed ha un ruolo estrema- 
mente importante nella campagna. La partecipa- 
zione e l'interesse delle donne nella campagna in 
Nicaragua e in Guatemala è stato ciò che ha 
maggiormente influenzato la conformazione della 
stessa, ed abbiamo lavorato in stretta relazione 
con i movimenti delle donne del continente. Le 
organizzazioni delle donne vedono nella campa- 
gna un luogo di integrazione, di proiezione ed ar- 
ticolazione delle loro lotte, e questo è importante 
per l'avanzamento della campagna. Altro tema è 
quello concernente il fatto che non vogliamo par- 


12 




ecn milano 


lare attraverso i mezzi di comunicazione di questa 
campagna come di uno spettacolo, ma vogliamo 
parlare dei suoi aspetti organizzativi, della cam- 
pagna come articolatrice di lotte. Sappiamo però 
che solo i mezzi di comunicazione coscienti dei 
cambi che esige il mondo, perchè non termini 
l'esistenza dell'uomo sul pianeta, divulgheranno il 
nostro lavoro. Quindi non stiamo facendo grandi 
azioni spettacolari, ma stiamo cercando di fare 
piccole azioni organizzative, azioni articolatoci, e 
riflessioni su questo processo. 

D.- Qual'è stata la proposta economica al- 
ternativa della campagna ai modelli neoli- 
berali dei paesi latinoamericani? 

R.- Non abbiamo proposto un modello economico, 
però dall'analisi del II Incontro Continentale si po- 
trebbe dedurre il tipo di proposta economica di ri- 
ferimento. Si tratta di una proposta che non è 
emanazione dell'incontro in Guatemala ma che è 
cresciuta nelle molte decadi di lotta di un popolo 
che ha riconosciuto la necessità, fondamentale per 
la trasformazione sociale che stiamo proponendo, 
di una forma di sviluppo che parta dal soddisfaci- 
mento delle nostre esigenze fondamentali. In que- 
sto senso siamo coscienti di essere popoli poveri 
che non possono aspirare alla grande tecnologia, 
sebbene possederla non rappresenta un vantaggio 
nemmeno per i popoli europei, ma crediamo nella 
necessità di partire dalle realtà specifiche dei nostri 
paesi per formulare una proposta economica. 
Sappiamo cosa produciamo nei nostri paesi, quali 
sono le nostre ricchezze, quale area geografica 
abitiamo, quanti abitanti siamo, e crediamo di 
avere il diritto di fare le nostre proposte in una re- 
lazione di interscambio, rispetto e considerazione 
di questa realtà e non di quella di altri paesi o po- 
tenze che vogliono arricchirsi con le risorse umane 
e materiali del nostro continente. 

D.~ Cosa è stato discusso nella campagna 
rispetto al debito estero contratto dai paesi 
dell'America Latina ? Quali sono le valuta- 
zioni emerse su questo argomento? 

R.- Il tema del debito estero è uno dei temi più 
importanti affrontati: quello che noi abbiamo pro- 
spettato è che tale debito estero non esiste e che i 
concetti tecnici o di carattere economico che lo de- 
finiscono hanno poca importanza per noi. Ti faccio 
un esempio per cui non potremmo mai riconoscere 
il debito estero. La grande quantità di ricchezze 
che il solo Gii Gonzales Davila, uno dei conquista- 
tori del Nicaragua, portò via solo da questo paese 
nel 1523, investita in Europa corrisponderebbe 
oggi, per interessi accumulati in 469 anni al valore 
del dollaro in Nicaragua, all'intero debito estero di 
tutto il continente. 


Questo è molto importante. Se ci mettessimo a 
calcolare il valore di tutte le spoliazioni a cui è stato 
soggetto il nostro continente, tireremmo fuori delle 
somme che forse il mondo sviluppato o le potenze 
sfruttatrici non riuscirebbero mai a restituirci. 
Stiamo lottando contro il pagamento del debito 
estero che è alla base delle politiche neoliberali, 
contro i prestiti di denaro ai paesi deH'America 
Latina attraverso il FMI o la Banca Interamericana 
di Sviluppo, che impongono loro il pagamento del 
debito estero e ne strozzano le economie. Loro 
pensano che il mondo povero non comprenda 
questo meccanismo, ma non è così, qualsiasi 
persona del continente domandiate cosa pensa del 
debito estero, con le sue parole e il suo livello di 
educazione, vi direbbe la stessa cosa che vi sto 
dicendo io. 

D.- Quali sono le attività di denuncia e di 
informazione praticate fino ad oggi ? Hanno 
visto la partecipazione di altri settori popolari 
oltre a quello indigeno ? Quali attività pre- 
vedete per il futuro ? 

R.- Stiamo organizzando attività permanenti di ar- 
ticolazione e di coordinamento. Il risultato di questo 
lavoro in Nicaragua fino ad oggi è la promozione 
della comunicazione tra tutte le comunità indigene 
del Pacifico, che stanno lavorando alla costituzione 
di proprie federazioni di comunità indigene, e le 
comunità dell'Atlantico. 

Inoltre stiamo lavorando con i settori popolari: ora 
stiamo terminando di progettare corsi di alfabetiz- 
zazione della campagna per poter lavorare nei 
quartieri con una rete di organizzazioni come 
quelle delle donne, dei giovani a livello nazionale, 
dei movimenti di quartiere, di quelli comunali, della 
CST o del FNT. 

Ossia stiamo cercando di portare alla riflessione, 
piano piano ma bene, i diversi settori popolari. Se 
arriviamo ad ottobre o alla fine di quest'anno 
avendo compiuto questa prima tappa di riflessione, 
avremo tenuto fede agli impegni per il 1992. 
Abbiamo anche attività di carattere artistico e cul- 
turale, realizzate dalla campagna come tale o dalle 
varie organizzazioni. 

Poi abbiamo partecipato al "Festival contro la vio- 
lenza sessuale", che in Nicaragua chiamiamo 
"Festival della tenerezza sessuale". Abbiamo par- 
tecipato agli incontri delle donne, abbiamo lavorato 
nelle Case delle Donne per portare anche lì la 
campagna. Sono state realizzate varie attività arti- 
stiche di danza e di teatro e nel mese di aprile 
presenteremo un grande spettacolo di un gruppo di 
compagni della solidarietà degli Stati Uniti, ac- 
compagnato da numerose altre attività come la 
presentazione di prodotti e cucine nazionali. Sarà 
l'attività artistica e culturale più importante, e vedrà 


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la partecipazione di differenti membri della cam- 
pagna. Pensiamo di farla nel Memorial Sandino, un 
grande parco del Nicaragua. Poi pensiamo di or- 
ganizzare un forum sulla campagna nell'università, 
con la partecipazione di intellettuali, accademici e 
settori studenteschi. Sempre ad Aprile presente- 
remo un libro di un sacerdote sui 500 anni. Per il 
mese di maggio le nostre attività principali saranno 
centrate sulla giornata internazionale dei lavoratori, 
come stabilito da un accordo preso nell'Incontro 
Continentale. Il mese di maggio è dedicato alle re- 
gioni autonome, visto che ogni maggio nella Costa 
Atlantica si festeggia il "Maggio Già". Ogni mese 
sarà destinato a differenti attività concrete. Giugno 
sarà dedicato all'ecosistema e alle lotte per la sua 
difesa: faremo corsi nelle comunità per dare co- 
scienza sul problema, e speriamo anche di lavo- 
rare in funzione dell'incontro a Rio de Janeiro di 
ECO '92. 

Per luglio molti settori stanno lavorando 
sull'anniversario del trionfo della Rivoluzione 
Sandinista. In agosto e settembre saremo già in 
dirittura d'arrivo per la realizzazione delle giornate 
dal 7 al 12 di ottobre, data in cui ci sarà il III 
Incontro Continentale a Managua. In quei mesi 
concentreremo le differenti attività che hanno a che 
vedere con la medicina naturale, le attività artisti- 
che di ogni tipo, i festival popolari con esposizione 
di libri e pitture, le rassegne di cinema. Con tali at- 
tività pensiamo di arrivare alla fase di ricevimento 
del III Incontro, a partire dal 12 settembre. 

D.~ Qual'è il ruoto della Chiesa cattolica 

nella campagna ? 

R.- La Chiesa cattolica nel nostro continente ha 
due espressioni. L'espressione gerarchica nella 
maggioranza dei casi ha giocato un ruolo predo- 
minante nell'epoca dell'invasione spagnola e della 
colonia, usando strumenti ideologici volti a subor- 
dinare i settori popolari per condizionarli al servizio 
dei progetti di sfruttamento. Inoltre, nella misura in 
cui il sistema si è andato raffinando o è andato 
cambiando le forme della dominazione, la chiesa 
gerarchica lo ha sempre servito, ed è logico pen- 
sare che sia stato così in ogni parte del mondo. 
Esistono però dei settori ecclesiastici di differenti 
denominazioni, non solo cattolici ma anche evan- 
gelici, battisti, luterani, che hanno preso coscienza 
del ruolo che ha giocato la Chiesa come fattore di 
sfruttamento e dominazione del popolo: questa 
chiesa dei poveri ora fa parte delle campagna. 

Di fatto, il libro che presenteremo in aprile è di un 
sacerdote cattolico. Molti di loro si sono immede- 
simati nelle necessità del popolo, hanno vissuto 
come il popolo e sono certi che non si tratta di ce- 
lebrare i 500 anni ma di riflettere sul ruolo della 
Chiesa in questi 500 anni e prendere una posi- 


zione ecumenica concorde con il mondo povero 
del continente. In tal senso sono state numerose le 
attività di carattere religioso. Recentemente è par- 
tita una marcia da Panamà, una marcia ecumenica 
per la pace e per la vita, che arriverà il 1 2 ottobre a 
Washington, portando le richieste e le denunce di 
ogni paese nel quale è passata. In Nicaragua c'è 
una commissione ecumenica per i 500 anni che sta 
lavorando con la nostra commissione. Noi rispet- 
tiamo questo settore della Chiesa che ora sta la- 
vorando nella campagna dei 500 anni. 

D.- Abbiamo letto su una rivista che 
nell'ultimo Incontro si sono definite tre cor- 
renti all'interno della campagna : socialista, 
indigenista, e amplia. Fino a che punto è 
vero ? E come si è potuta ottenere la con- 
vergenza di interessi rispetto al progetto po- 
litico ed organizzativo tra i differenti settori 
integrati nella campagna ? 

R.- Per l'esperienza che ho nella campagna non 
posso dire di aver visto la definizione di correnti: 
sono sempre i teorici quelli che vanno a ricercare 
correnti definite ed esplicate in termini ideologici. 
Quello che invece si è visto nel lavoro di articola- 
zione sono differenti criteri o punti di vista riguardo 
il lavoro comune e l'unità. Questo è del tutto ra- 
gionevole se pensiamo che si tratta di una artico- 
lazione nelle diversità che si tenta per la prima 
volta in 500 anni: è normale la difficoltà di comu- 
nicare e coincidere in termini organizzativi. Ci sono 
paesi in cui gli indigeni non hanno mai comunicato 
con gli operai, non hanno avuto un solo dialogo in 
500 anni. Quindi si può immaginare la difficoltà di 
andare avanti con coerenza. E quando questa dif- 
ficoltà è dovuta al fatto che ci sono settori più mal- 
trattati di altri, come nel caso dei settori indigeni, è 
comprensibile che si prospettino diversi criteri che 
però non indicano correnti, ma il tentativo di trovare 
la forma migliore di articolazione. Inoltre la diffe- 
renza di criteri ha a che vedere sopratutto con 
l'idea di articolazione della campagna a lungo ter- 
mine e non con l'articolazione delle scadenze an- 
nuali, o la scelta delle forme di aggregazione o dei 
modi per proiettare la campagna in ognuno dei 
settori popolari dei diversi paesi. Un altro elemento 
che provoca differenti criteri è che la campagna è 
molto giovane e quindi ha bisogno, per essere 
orizzontale, dell'appoggio di tutti per prendere 
forma in termini organizzativi e strutturali. La com- 
prensione di questo ha permesso che arrivassimo 
a migliori interpretazioni su come articolarci. Se i 
settori indigeni si organizzano a livello continentale 
quali indigeni, la campagna rispetta questa loro 
organizzazione. La campagna non realizza mai at- 
tività che sono di competenza delle organizzazioni. 
Questo fa apparire diversi criteri, ma per noi è po- 


14 




ecn mi lana 


sitivo, perchè contrariamente sembrerebbe una 
campagna che impone obiettivi e che non lascia 
esprimere le differenti opinioni su come prospettare 
l'articolazione deile lotte. Fino a questo momento 
questa è la nostra esperienza: non abbiamo visua- 
lizzato correnti con riferimento a modelli teorici 
tradizionali di altri paesi e con modelli organizzativi 
da impiantare nel movimento, perchè la campagna 
è totalmente flessibile ed orizzontale. La campa- 
gna va vista come un foro, così è in questo mo- 
mento. 

D.~ La campagna si potrà considerare con- 
clusa nel '92 o continuerà nel suo sviluppo ? 
Quali sono le azioni concrete che si preve- 
dono per il futuro con particolare riferimento 
aita proposta di uno Sciopero Civico 
Continentale ? Quali sono gli obiettivi delia 
campagna immediati e a lungo termine ? 

R.- Vogliamo proiettare un movimento strutturato 
aldilà di ottobre, che oltre ad avere una grande 
immagine promuova un lavoro concreto con tutti i 
settori sociali. Per questo insistiamo nel dire che la 
campagna è un foro di riflessione: perchè nella 
misura in cui verranno raccolte ed analizzate le 
inquietudini potremo dare forza a diverse azioni 
che proiettino una posizione coerente nelle lotte 
dei popoli di tutto il continente. L'Incontro è servito 
unicamente a valutare le azioni promosse in ogni 
paese e a chiarire il rifiuto ai festeggiamenti che 
quelli che hanno accumulato il loro capitale sfrut- 
tando i nostri territori stanno organizzando sotto il 
nome di Quinto Centenario. A parte questo, quello 
messo in piedi è un foro di valutazione del lavoro 
realizzato nel continente. Per questo ci siamo già 
riuniti, dopo il II Incontro, nella I Riunione 
Valutativa Continentale. Abbiamo avuto incontri 
centroamericani per valutare il lavoro svolto in 
questa regione, abbiamo fatto sforzi per coordinare 
il lavoro con i paesi e le isole del Caribe. Ora è 
partito un delegato per l'America del Sud, per la 
regione andina. Credo che la valutazione di quello 
che abbiamo realizzato finora ci dirà come conti- 
nuare dopo l'ottobre del 92. 

D.- Vuoi rivolgere un saluto o dire qualcosa 
alla solidarietà intemazionale ? 

R.- Noi pensiamo che sia importante che la soli- 
darietà internazionale, le organizzazioni ed i settori 
popolari del mondo europeo e sviluppato che sono 
solidali riflettano con noi, non tanto su come aiu- 
tarci o appoggiarci, ma sul dovere che abbiamo 
tutti, come abitanti del pianeta terra, di assicurare 
l'avanzamento verso un sistema giusto. Questo 
non ha a che vedere solo con le dispute e le grandi 
lotte per la spartizione dei potere mondiale, ma 
anche con la preservazione del pianeta, con la ri- 


flessione sulla sofferenza della maggior parte degli 
esseri umani che vivono su questo pianeta, con la 
coscienza della necessità dì trovarci insieme di 
fronte a problematiche che affliggono tutti e mi- 
nacciano la distruzione del mondo, minacciano 
l'infelicità dei bambini e dei giovani per essere co- 
stretti a vivere in un mondo con una violenza 
sempre crescente, provocata da un sistema total- 
mente ingiusto. 

Questo perchè la riflessione ci porti all'articolazione 
nella convinzione della giustezza dei nostri finì. E 
non è per la caduta di un sistema che chiamavamo 
socialismo che perderemo il coraggio. Credo che 
dobbiamo essere coscienti delle realtà che ci sono 
nel mondo e che, se è vero che siamo vivi, che 
abbiamo eredi, che abbiamo figli, dobbiamo lottare 
pazientemente e convinti di essere gli unici ele- 
menti della trasformazione. Di fatto il mondo è una 
continua trasformazione e noi come esseri umani 
dobbiamo essere i primi elementi trasformatori. 
Credo che la consapevolezza di ciò ci darebbe 
maggiori energie per continuare nella lotta. 

A cura del Comitato di Solidarietà con i Popoli 
del LatinoAmerica "Carlos Fonseca" 


n 

ri 



15 




ecn milano 


1 .6 File : PANAMA. ASC 


USCIRE DALLA RISERVA 

ATENCIO LOPEZ, membro del Coordinamento 
Continentale Indigeno, segretario generale 
dell'Associazione KUNAS UNI DOS POR 

NABGUANA. Il Coordinamento Nazionale Indigeno 
e' una organizzazione nata dopo il II incontro della 
campagna 500 anni. 


Come si spiega la nascita del 
Coordinamento Indigeno nella campagna 
continentale? 

Noi indigeni pensiamo che ci sono stati incom- 
prensioni e errori nell'organizzazione del II incontro 
e nella partecipazione dei vari settori che parteci- 
pano alla campagna. Per esempio quando sono 
stati divisi gli inviti noi indigeni abbiamo scoperto di 
300 invitati solo 60 erano indigeni. 

Nella stessa organizzazione dell'incontro a mala 
pena si approfitto' dell'occasione per creare un in- 
contro realmente indigeno. I temi globali del movi- 
mento popolare saturarono l'agenda. Per questo 
abbiamo deciso di creare un Coordinamento 
Continentale che rappresenta il movimento indi- 
geno. 

Questo vuol dire che la Campagna 500 anni 
di resistenza potrebbe dividersi? 

Non stiamo pensando a nessuna divisione ma 
nemmeno vogliamo stare ai margini di quell'unità' 
che si vuole raggiungere in America Latina. Siamo 
d'accordo nel lavorare per l'unità di tutti gli emar- 
ginati e crediamo che si debba approfittare di que- 
sta occasione dei 500 anni. Non possiamo dimen- 
ticare che i popoli indigeni sono stati presenti in 
tutte le lotte di liberazione che ci sono state nel 
continente sin dall'epoca della conquista, ma che 
di questo non si è tenuto conto. Fino a poco tempo 
fa si diceva che solo l'unità operaia e contadina 
avrebbe liberato l'America Latina. Noi ci rendiamo 
conto che questa unità non è una garanzia per la 
nostra liberazione come popolo indigeno: per que- 
sto esigiamo di essere presi in considerazione. 

Hai appena partecipato alla riunione della 
commissione che sta organizzando il III 
Incontro. Come avete preso questa deci- 
sione? 

Stiamo giungendo ad accordi che vadano a ripa- 
rare agli errori commessi nel precedente incontro. 
Continuiamo a lavorare nel coordinamento che 
prepara il prossimo incontro e le organizzazioni in- 
digene in ogni paese continueranno ad appoggiare 


i comitati nazionali insieme ai rappresentanti dei 
settori neri e popolari. Non vogliamo però che la 
questione indigena sia solo un ornamento o uno 
slogan, e così organizziamo anche una nostra 
campagna alla quale invitiamo a partecipare gli altri 
settori. 

Per quanto riguarda la data del 12 ottobre 92, non 
organizzeremo nulla a lato del Coordinamento 500 
anni di Resistenza, ma lanceremo iniziative na- 
zionali con occupazioni di strade, marce ed altre 
azioni per rafforzare il movimento indigeno in cia- 
scun paese. Per noi l'anniversario dei 500 anni è 
solo un punto di partenza. 

Che rappresentatività ha il Coordinamento 

Continentale Indigeno? 

Abbiamo organizzato dall'Alaska fino alla Terra del 
Fuoco passando per gli Stati Uniti Messico, 
Colombia, dove l'organizzazione nazionale indi- 
gena ha ottenuto per la prima volta nella storia un 
senatore come organizzazione indigena e non 
come partito politico, la Confederazione Nazionale 
dell'Organizzazione Indigena dell'Equador che 
comprende l'Amazzonia, la Sierra e il Pacifico, 
l'associazione dello sviluppo interetnico della selva 
peruviana e le organizzazioni mapuches del Cile. 
In Centroamerica si sono organizzati gli indigeni 
del Guatemala, Belize e El Salvador e ora ci riuni- 
rono con la Voz del Indio del Costa Rica e an- 
dremo in Honduras che non era rappresentata nel 
Il Incontro. 

Quale e' il tuo lavoro nell'Organizzazione 

Kunas Unidos por Nabguana? 

Lavoro nell'ufficio dell'assessorato giuridico nella 
citta' del Panama in cui rappresentiamo legalmente 
il popolo Kuna di fronte al governo o a qualsiasi al- 
tro interesse. 

Dipendiamo del Congresso Generale Kuna che si 
riunisce ogni 6 mesi ed e' composto di 52 comu- 
nità'. In questo Congresso Generale si discutono 
tutte le questioni politiche, economiche o ammini- 
strative della nostra regione. 

In questo momento io sono un delegato nell'area 
economica e sto preparando uno studio legale per 
registrare i brevetti del nostro artigianato. "Las 
molas" e altri prodotti di artigianato che produce il 
nostro popolo sono stati usati fino ad oggi per at- 
trarre il turismo e hanno reso grandi profitti per gli 
intermediari che li commercializzavano. 

Negli Stati Uniti e soprattutto in Giappone si stanno 
ora producendo questi prodotti artigianali. Il 
Congresso Generale Kuna ci ha incaricato di stu- 
diare la forma legale per diventare proprietari 
dell'artigianato che e' il patrimonio del nostro po- 
polo. Inoltre le comunità' che vivono nella selva ci 
hanno dato il potere di difenderli legalmente da- 


16 





ecn milano 


vanti al governo dei coloni che stanno invadendo le 
terre del popolo «una. 

Avete quindi una organizzazione tradizionale 

che cerca di 

affrontare i problemi del nostro tempo. 
Tradizionalmente il popolo Kuna e' molto politico. I! 
Congresso Generale si riunisce ogni 6 mesi e vi 
partecipano tutte le organizzazioni Kunas, di 
donne, di cooperative, di pescatori, di studenti, di 
professionisti. Sono circa 20 quando c'e' di meglio. 
Non bisogna dimenticare che nel 1925 il popolo 
Kuna prese le armi e si scontro' con la polizia co- 
loniale. Dopo abbiamo ceduto qualche cosa pero' 
anche il governo ha dovuto riconoscere la nostra 
autorità' tradizionale e il nostro territorio, Con il 
tempo il popolo Kuna e' stato influenzato dalle 
chiese e si e' anche politicizzato. Pero' l'autorità' 
tradizionale, il Congresso Nazionale, ci unisce tutti. 
In ciascuna comunità' c'e' un Congresso locale che 
si riunisce ogni giorno. Li ogni sera si discute se 
qualcuno ha rubato, se un albero deve essere ta- 
gliato o come aggiustare una strada. Nel 
Congresso locale si organizza la vita quotidiana 
della comunità' e 5 delegati di ciascun Congresso 
locale diretti dall'autorità' del SHAIUV partecipano 
al Congresso Generale. 

Che rappresentanza hanno i Kunas 

nell'organizzazione dello stato di Panama? 
Ciascun progetto che lo stato voglia portare avanti 
nei territorio Kuna deve contare sull'appoggio del 
Congresso Generale. Una legge del '53 ha ufficia- 
lizzato la Regione di San Blas che e' il territorio dei 
Kunas. Attualmente abbiamo riscattato il nome 
originale che e' KUNAYALA. 

Questa legge non e' la migliore pero' e' la prima 
volta a livello continentale che uno stato ha rico- 
nosciuto l'autonomia di una popolazione indigena e 
ha accettato i limiti del suo territorio. Ora stiamo 
preparando una revisione di questa legge per por- 
tarla all'Assemblea Nazionale. 

Ultimamente si sono registrati alcuni scontri 

nei territori dei Kunas... 

La costituzione del 1972 - che e' la piu' ambigua - 
dice che lo stato vigilerà' e garantirà' le riserve di 
territorio dei popoli indigeni. Torrijos, pero', ci ma- 
nipolo' con la costruzione di una grande centrale 
idroelettrica che inondo' 18.000 ettari del nostro 
territorio. 

Egli diceva che noi eravamo pigri e non lavora- 
vamo la terra, noi pero' non abbiamo mai approfit- 
tato della terra bruciando boschi o violandoli. 

Dopo l'invasione yankee del 1989 i nostri terreni 
cominciarono ad essere invasi. 


Dal febbraio 1990 arrivano ogni settimana 10 co- 
loni e si installano nel nostro territorio. Sono con- 
tadini poveri che quando vedono le nostre selve 
cominciano a devastarle e a bruciare i boschi. Per 
questo da Giugno '91 il popolo Kuna sta vivendo 
una continua sollevazione. Poiché' il governo non 
e' capace di difendere il nostro territorio abbiamo 
deciso di usare la violenza. Ci sono già' stati 
scambi di spari abbiamo bloccato la strada pana- 
mericana che e' il posto da cui prendono il le- 
gname. Sappiamo che sono contadini poveri come 
noi o ancora di piu' ma sappiamo anche che dietro 
di loro ci sono i politici del vecchio e attuale go- 
verno che inviano i coloni. 

Che ricchezze posseggono i territori Kunas? 
Si tratta di una selva tropicale umida, la piu' ricca al 
Nord dell'amazzonia, pero' e' in deterioramento. 
Negli ultimi 20 anni sono scomparse quattro specie 
animali. Inoltre questa naturalezza e' indispensa- 
bile per la sopravvivenza del popolo Kuna. Per noi 
gli alberi, gli animali, l’acqua fanno parte integranti 
della nostra vita. Noi approfittiamo solo del minimo 
necessario per la nostra sopravvivenza. Ci sembra 
incomprensibile che un uomo possa tagliare piu' 
alberi di quanti gliene necessitino perche' questo 
pregiudica il futuro della comunità'. Da sempre 
siamo riusciti a mantenere le risorse delle nostre 
regioni e continuiamo a preservarle per le future 
generazioni. Senza di esse il popolo Kuna sparirà'. 

Pero' anche voi avete bisogno del commer- 
cio? 

Commerciamo alcuni prodotti come il cocco o la 
pesca, scambiandoli in Colombia con materie di 
prime necessita' come caffè', zucchero e soprat- 
tutto riso. Fin dalla indipendenza della Colombia 
nessun governo panamense si e' mai preoccupato 
della commercializzazione dei nostri cocchi, cosi' 
noi continuiamo a scambiarli con dollari diretta- 
mente in Colombia. Ora pero' loro dicono che fac- 
ciamo contrabbando, pero' e' sempre il medesimo 
scambio che facevano i nostri avi. 

Quanti Kunas sono emigrati nelle citta 1 ? 

Molti. Secondo i nostri dati circa 10.000 nella citta' 
e 35.000 nelle regioni. Vanno in citta' cercando una 
educazione che gli permetta di accedere a migliori 
condizioni di vita. Noi come Kuna abbiamo auto- 
nomia pero' Io stato ci ha dimenticato. Non esi- 
stono fondi per la sanità' o per l'educazione nella 
nostra regione, per questo molti emigrano in citta' 
in cerca di una vita migliore. 

Cosa trovano pero'? In citta' non c'e' lavoro fisso 
per il Kuna. Gli impresari sanno che i Kunas non 
resistono per piu' di 3 anni in citta' e non li assu- 
mono. Il Kuna non perde mai il legame con la co- 


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ecn milano 


munita' anche se vive in citta'. Se la sua comunità' 
decide per qualche miglioria anche lui porterà' la 
sua quota sebbene vive in citta 1 . E come una tassa 
e quando ritorna gli dicono "in tua assenza si sono 
portati questi miglioramenti" e se non mette la sua 
parte dovrà 1 andarsene della comunità'. Per questo 
motivo ora ci sono consigli di ciascuna comunità' 
che aprono uffici in citta' per mantenere informati i 
Kunas che vivono la', inoltre li appoggia e li consi- 
glia e si organizzano attività' culturali. 

Come vedi il futuro dei popoli indigeni lati- 
noamericani? 

Non si possono ignorare le popolazioni indigene. 
Nel caso dei Kunas ed altri popoli indigeni del 
Panama stiamo esigendo una Assemblea 
Costituente che riconosca l'esistenza dello stato 
multietnico. Sempre abbiamo avuto rappresentanti 
indigeni pero' attraverso i partiti politici che veni- 
vano nella nostra regione per decidere i candidati 
politici del loro partito. 

Il Guatemala, che ha applicato una politica di ge- 
nocidio nei confronti degli indìgeni, nella sua co- 
stituzione del 1985 riconosce alcuni diritti anche se 
manca un governo umanitario che voglia applicarli. 
Anche il caso della Colombia e' importante. Nella 
sua costituzione del '86 si disconosceva comple- 
tamente il popolo indigena fino al punto di incari- 
care il Vaticano a trattare il tema indigeno. La 
nuova costituzione del 1991 e' la piu' avanzata in 
questione indigena giacche riconosce la multietni- 
cita' del popolo colombiano e l'ufficialità' della lin- 
gua indigena. 

C'e' una legge di autonomia della costa atlantica in 
Nicaragua. Noi siamo stati i piu' sacrificati nella 
storia deH'America Latina , siamo pero' popoli 
molto politicizzati e ora esigiamo tutti i nostri diritti. 
Non vogliamo vivere rinchiusi nelle riserve indi- 
gene. y !i> 



1.7 File : SALVADOR.ASC 


TESTIMONIANZA DI ADRIAN ESQUINO 
□SCO. 

Parte del discorso pronunciato del dirigente di 
ANIS (Associazione Nazionale Indigena 
Salvadoregna), Adrian Esquino Lisco di fronte alle 
statue di Cristoforo Colombo e di Isabella La 
Cattolica davanti al portone orientale del palazzo 
nazionale di San Salvador il 12/10/91 dopo la ce- 
rimonia ufficiale per la celebrazione dei 499 anni di 
invasione. 

Questa mattina il governo ha celebrato l'arrivo de- 
gli intrusi. Noi Nahuas, Lencas e Mayas non siamo 
andati a porre le corone sulle tombe dei capi indi- 
geni malgrado stiamo celebrando un giorno di 
lutto. 

Nel 1492 gli invasori arrivarono nella nostra madre 
terra e portarono una croce ammagliatrice e cosi' 
abbindolarono i capi indigeni di allora. Pero' i nostri 
dei: il dio Soie, il dio Acqua, la Madre Terra, il dio 
Fuoco, il dio Mais, non furono portati della Spagna. 
Il vento, che soffia in questo momento non e' stato 
portato della Spagna: e' nostro. Sono i nostri veri 
dei. 

Gli invasori invadendoci ci hanno crocifisso. 

La spada e' un simbolo che possiamo vedere nell' 
Onorevole Corte Suprema di Giustizia; il cui sim- 
bolo e' una donna cieca con la spada in mano, e 
questo vuol dire che la giustizia e' cieca per i po- 
veri. Ed ai popolo spetta la spada, la spada della 
miseria e della disgrazia economica. 

La repressione e' per tutti e non ci sono avvocati 
che ci difendono. I nostri patrocinanti sono i pianeti 
papa' Sole e mamma Terra. I problemi dobbiamo 
risolverceli da soli perche nessuno ci aiuta; solo la 
Madre Terra no ci abbandona. 

Qui c'e' molto razzismo: a causa dell'odore di su- 
dore dicono che noi indios siamo maiali dimenti- 
cando pero' che gli "elotes" che mangiano sono 
stati coltivati con il sudore sacro degli indigeni che 
e' il nostro tributo alla Madre Terra. 

Speriamo che un giorno si riesca a capire che 
siamo tutti fratelli; malgrado oggi a causa delle 
culture esterne molti fratelli hanno perso la loro 
identità'. 

Vogliamo dirvi che molti non rispettano i nostri ve- 
stiti, i nostri costumi; e ci obbligano ad indossare 


18 





n» àé 


ecn milano 


altri vestiti, obbligano i nostri figli ad indossare 
uniformi. E questo viene fatto dai professori nelle 
scuole. 

Noi indigeni, Nahuas, Lencas e Mayas di 
Cuscatlan e gli altri popoli indigeni di tutta 
l'America non possiamo rimanere con le braccia 
incrociate davanti alla "celebrazione" dei 500 anni 
di invasione. Noi indios di tutti i paesi percorreremo 
tutta l'America per giungere fino a Washington e 
fare conoscere il nostro ripudio a questa celebra- 
zione. 



3 File : MRTAPERU.ZIP 


LA GUERRA RURALE: 

LA COSTRUZIONE DELL'ESERCITO 
TUPAMARISTA (1987) 

IL FRONTE NORD-ORIENTALE 

Fin dall'inizio, nel MRTA si riscontrano, non solo 
l'importanza teorica della forza militare rurale e il 
suo fondamentale esito strategico, ma anche gli 
sforzi realizzati nel terreno pratico. Per questo, uno 
degli accordi del primo Comitato Centrale Unitario 
fu dare impulso al lavoro strategico. 

C'erano aree in esplorazione sulle quali bisognava 
decidere. Il MRTA, dopo sei anni di vita e quattro di 
lotta armata, si trovava nelle condizioni di fare un 
salto qualitativo: intraprendere l'enorme compito di 
aprire il primo fronte guerrigliero rurale con suc- 
cesso - dopo il contrasto militare sofferto a Cusco 
nel 1984. 

Significava passare in una fase qualitativamente 
diversa da quanto era stato, fino a quei momento, 
tipico della sua esperienza soprattutto urbana. Il 
MRTA trasferiva e/o ampliava la guerriglia ad altri 
scenari, con l'obiettivo effettivo di iniziare a mettere 
insieme l'Esercito Popolare tupamarista. 

Tre furono le zone dove il lavoro si concentro': 

1 Nel centro de! paese per la sua importanza 
economica, politica, sociale e geografica. Esso 
costituisce senza dubbio il punto piu' importante e 
si convertirà' nell'asse del processo di guerra rivo- 
luzionaria. Compagni che rientrano in patria sono 
stati distaccati per rafforzare il lavoro esplorativo e 
di costruzione di una base sociale. L'obiettivo: ga- 
rantirsi la regione perche' il suo controllo significa 
uno scacco matto al sistema. 

2 Contavamo anche su aiuto a San Martin, dove 
compagni concentrati in un accampamento svol- 
gevano compiti di istruzione, esplorazione strap- 
pando i segreti ai monti. 

3 Lo stesso anche a Tocache e nei dintorni. Li', in 
soli tre anni di lavoro, raggiungemmo una presenza 
consistente che si rifletteva sulla conformazione 
delle ronde contadine nate su sollecitazione del 
MRTA, e sulla creazione del Frente de Defensa. 
Ciò' fu possibile perche' nella zona c'era un nucleo 
dell'esercito tupamarista (il quale acquista autorità' 
punendo gli abusi della repressione, e scontran- 
dosi con il narcotraffico legato a SL). 

Il lavoro in ognuno di questi posti non era al mas- 
simo. In ogni luogo avevamo fatto dei progressi e 
trascurato certe cose. Questo accumulo di forze 
era comunque la base necessaria da dare alle 


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ecn milano 


zone che avevano i requisiti di base per aprire il 
fronte guerrigliero. 

Diventava sempre piu 1 urgente entrare nel mondo 
rurale. La situazione politica cambiava veloce- 
mente. L'esperimento eterodosso di Alan Garcia e i 
suoi amici andò' a rotoli. Le masse rimasero im- 
trappolate dalla crisi e asfissiate dalla crescita 
continua dell'inflazione, l'assenza di lavoro e la re- 
pressione poli ziesca e militare. Il tentativo dema- 
gogico di stabilizzare il sistema finanziario non solo 
fu la sua sconfitta maggiore, ma fu la leva intorno 
cui si ricostituì' la destra piu' conservatrice. 

Il governo aprista perdeva credibilità' e il popolo 
rispondeva con un riuscito sciopero nazionale. Il 
malcontento popolare era forte ma non trovava 
punti di riferimento strategici. Le disavventure en- 
demiche del CDN di ILI si aggravavano e Barrantes 
dopo uno spettacolare errore durante un atto pub- 
blico, rinuncio' alla presidenza di questo fronte. La 
base di IU si radicalizza e cerca nuove alternative. 

Il movimento popolare, organizzatosi in risposta 
all'inattività' del CDN di IU e al suo allontanamento 
dalle masse, insiste nella creazione di un organi- 
smo capace di portare le lotte sul terreno sindacale 
e politico. Siamo di fronte al piu' importante tenta- 
tivo di carattere popolare: la convocazione 

dell'Assemblea Nazionale Popolare (ANP), Era lo 
sforzo piu' serio e importante che il movimento 
popolare aveva realizzato negli ultimi anni e spa- 
vento' le classi dominanti. La ANP voleva porsi 
come l'organismo piu' importante, capace di coor- 
dinare e centralizzare l'insieme del movimento 
popolare, inoltre si proiettava come embrione di un 
futuro potere popolare. 

L'MRTA continuava a realizzare azioni e avevamo 
uno spazio consolidato, pero 1 molte delle nostre 
azioni diventavano ripetitive e nelle citta' comin- 
ciavano ad inquadrarci: molti combattenti caddero 
in mano al nemico. 

D'altra parte, nel lavoro di massa aperto erano co- 
minciati a sorgere problemi interni e le calunnie di 
alcuni elementi dissidenti venivano recepite e am- 
plificate nei giornali e nelle riviste della destra cosi' 
come nei mezzi di propaganda di SL. 

Per tutte queste ragioni accelerammo la decisione 
di 'rompere i fuochi' nel campo e si defini' il diparti- 
mento di San Martin. Per quanto riguarda il lavoro 
esistente in questa zona contadina, nei suoi organi 
popolari, ci sono da tenere in considerazione le 
favorevoli condizioni topografiche, cosi' come la 
presenza relativamente debole delle forze repres- 
sive, polche 1 non e' una zona vitale. Risultava 
chiaro che San Martin sarebbe stata la prova del 
fuoco, l'inizio di nuove azioni in un teatro inedito 
per il MRTA, Sarebbe stato pero' solo il trampolino 
di lancio per espanderci in altre zone di maggior 
importanza strategica. 


In questo dipartimento esisteva un movimento di 
massa con esperienza, soprattutto i contadini or- 
ganizzati nel FASMA, il Comitato di Produttori di 
Mais e Riso. In quel momento il FEDIP era alla te- 
sta della lotta per la regione auto noma. 

Nonostante i vincoli di partito con questo movi- 
mento durassero da vari anni, mancavano strutture 
organizzative solide, poiché' tutta l'influenza veniva 
principalmente canalizzata nel lavoro politico pub- 
blico. Allo stesso modo mancava l'esperienza poli- 
tico-militare. 

Gli obiettivi politico-militari furono fissati fin 
dall'inizio: 

1 - L'apertura di un Frente Guerriero, non come 
imposizione artificaie di un apparato, ma come 
sviluppo naturale del livello nazionale acquisito at- 
traverso i nostri sforzi, tradotto in forza urbana e 
accumulo di esperienza tanto interna quanto 
esterna. 

2-11 Frente Guerriero come scuola di formazione 
politico-militare per preparare i futuri ufficiali e 
combattenti dell'Esercito Popolare tupamarista 
(EPT), cosi' come spazio capace di organizzare e 
socializzare esperienze e conoscenze. 

3 - Con le risorse umane e materiali di cui dispo- 
nevamo, cosi' come con l'esperienza militare ac- 
quisita, si valuto' che eravamo in grado di uscire 
come compagnia: questa doveva essere la nostra 
meta. In questo modo si cercava di dare una im- 
magine qualitativamente superiore a quella di SL, 
ridotto ad un agire miliziano errante. 

4-11 'battesimo di fuoco' nel combattimento 
stesso, in base al principio di "a combattere si im- 
para combattendo"; cosi' come la leggittimazione 
dei comandanti alla luce degli scontri. 

5 - Intraprendere la costruzione dell'EPT affron- 
tando e superando l'insieme di problemi politici, 
organici, tecnici e militari. 

6 - Recupero degli armamenti. 

7 - Affermare uno spirito e una mentalità' tupaca- 
maristi di combattimento e di offensiva. 

8 - Sviluppare una campagna vittoriosa che 
avesse l'impatto necessario affinché' nel terreno 
politico si affermassero una nuova volontà' diffusa 
in tutto il paese, e una nuova autorità’ riconosciuta 
dal movimento popolare. 

9 - Differenziarsi chiaramente da SL per quanto 
riguarda il rispetto delle leggi della guerra. 

Con questa determinazione e gli obiettivi chiari, nei 
mesi di aprile e maggio, si intensifica l'esplorazione 
dell'intero dipartimento. Si valuta da dove dare ini- 
zio alle azioni. Nonostante Tocache presentasse le 
migliori condizioni politiche e militari cosi' come 
sociali, grazie all'appoggio che le ronde contadine 
fornivano all'MRTA, fu scartata perche 1 la propa- 
ganda nemica poteva far leva su presunti legami 


20 




ecn mi/ano 


con il narcotraffico. Si scelse allora la zona nord 
del dipartimento. 

Il mese di giugno viene utilizzato per concentrare 
gli uomini: compagni che provenivano dal centro 
del paese, dal nord di San Martin e dal lavoro ur- 
bano (tra comandi e personale specializzato). 
Sorsero molti problemi logistici, relativi agli appro- 
vigionamenti, i trasporti, ecc., che dovemmo risol- 
vere con iniziative e immaginazione, poiché' questi 
servizi erano di fatto inesistenti. 

Nei mesi di luglio, agosto e settembre si realizzano 
i corsi politico-militari per combattenti, cosi' come 
per ufficiali e comandi: chiaccherate, discussioni, 
atti culturali, ecc., con il proposito di accrescere le 
conoscenze politiche e culturali del personale. 
Vengono definite le strutture militari: triadi, squa- 
dre, drappello, compagnia, considerando in parti— 
colar modo la loro flessibilità' e agilità' allo scopo di 
dare la precedenza alle funzioni dei nuovi quadri e 
alla loro prò mozione. Viene anche stabilita la dif- 
ferenza tra il lavoro dell'esercito e quello del partito 
e si costituiscono le cellule di partito all'Interno 
della struttura militare. 

Viene creato e uniformato tutto ciò 1 che riguarda 
l'ordine chiuso: voci di comando, giri, cerimonie, 
inni, stemmi, ecc., tali da consentire la formazione 
della disciplina e della mistica. 

Alla fine di settembre, il comando decise che la 
Direzione Politico-Militare aveva esaurito il suo 
ruolo e, conseguentemente, il passo successivo 
era dare inizio alle azioni militari. Ci si accorda su 
una campagna politico-militare e si definiscono gli 
obiettivi: spiazzare la forza guerrigliera in maniera 
gra duale e giungere al culmine con una azione 
clamorosa, che il nemico non possa mettere a ta- 
cere. 

In ottobre viene arrestata la responsabile di tutto il 
lavoro metropolitano, la compagna Lucerò Cumpa 
Miranda, membro del Comitato Centrale. 


LE PRIME AZIONI RURALI 

Sebbene la congiuntura politica si deteriorasse ir- 
reversabilmente, la situazione nella regione non 
era esplosiva. Le masse continuavano a mobilitarsi 
sulla questione della regionalizzazione. 

In questa cornice iniziammo la campagna con la 
presa di Tabalosos, dove agiva uno dei distacca- 
menti che la colonna aveva. Si scelse Tabalosos 
perche' cosi' si rivendicavano i contadini ammaz- 
zati durante i blocchi della strada secondaria nel 
1982. 

La campagna inizio' con una marcia, che duro' di- 
versi giorni, verso l'obiettivo. Per la parte finale si 
usarono autocarri e camioncini recuperati in pre- 
cedenza e rapidamente si procedette 


all'occupazione del comissariato del paese e di un 
tratto di strada secondaria. Si convoco' la popola- 
zione e si ripartirono i viveri di cui avevano preso il 
controllo i guerriglieri. Si tenne un'assemblea in 
piazza con la partecipazione di quasi tutta la po- 
polazione del paese. La ritirata del distaccamento 
fu accompagnata fin fuori paese da una moltitudine 
di gente entusiasta. 

Fu la prima azione rurale. In questa situazione si 
manifesto' una tradizione partigiana per cui i 
compagni della direzione massima si mettono a 
capo del le azioni ad ogni nuova tappa. 
Conseguentamente, il Comandante a capo 
dell'organizzazione Victor Polay, il Comandante 
Rolando, fu il primo ad irrompere nel comissariato 
sorprendendo e catturando vari poliziotti, e met- 
tendone in fuga altri. 

La presa di Tabalosos fu l'8 di ottobre del 1987, 
vent'anni dopo la morte del Che a Nancahuazu'. Il 
successo fu completo tanto sul piano militare che 
politico. Non ebbe diffusione nazionale ma la re- 
gione fu scossa. Ciò' che e' piu' importante pero', e' 
che il MRTA si e' guadagnato affetto e rispetto 
della po polazione fin dall'inizio. Il comportamento 
corretto dei combattenti, la cura nelle relazioni con 
la popolazione, l'aspetto umanitario nei confronti 
dei poliziotti feriti, la disciplina, l'uso dell'uniforme 
cosi' come il tenere assemblee per spiegare alla 
popolazione perche' ci alziamo in armi, quali i no- 
stri obiettivi, e ancora, la resa delle autorità', sin- 
daci, governatori davanti al paese. Tutto ciò', 
espresso simultaneamente furono elementi chiave 
per questi successi. 

Giorni dopo, il secondo drappello si diresse alla 
conquista della citta' di Soritor, a 15 minuti da 
Moyobamba. Cercando di occupare il posto di po- 
lizia ci fu un breve tafferuglio e un poliziotto che 
non riusci' a ripiegare e ignoro' le voci di resa, 
cadde morto. 

Si fece una assemblea popolare partecipatissima. 
A causa della vicinanza del nemico, la maggior 
parte delle forze servi' da sostegno. In 
quest'azione, sia l'avvicinamento che la ritirata 
avvennero a piedi dall'accampamento centrale. 

Il successo fu pieno. Gli obiettivi tracciati furono 
raggiunti e il presti gio del MRTA continuo' a cre- 
scere nella regione. Con questa occupazione si 
cercava di portare il nemico fuori pista, facendogli 
credere che la nostra forza guerrigliera si orientava 
verso il nord del dipartimento. La colonna pero', 
torno' sui suoi passi e attraversata una catena 
montuosa, scese sul la valle del Sisa per attaccare 
la citta' di Juanjnui'. 


21 




ecn milano 


JUANJUI CI DIEDE OCCASIONE 
DI PARLARE AL PAESE 

Prima dell'attacco a Juanjui ci fu una riunione 
dell'Esecutivo Nazionale per valutare la situazione 
politica e considerare l'impiego di tutte le forze con 
l'obiettivo di toccare emotivamente il paese e avere 
la possibilità' di parlare alla gente del villaggio. Era 
il momento di avere un im patto nei confronti delle 
basi della sinistra cosi 1 come nel movimento popo 
lare per affermare l'asse della lotta diretta. Per 
coadiuvare il rafforzamento della convocazione 
dell' ANP. 

Si scelse Juanjui perche' capitale di provincia in 
stato d'emergenza. Non conoscevamo la quantità' 
effettiva di polizia ma l'importanza della citta 1 ci 
faceva suporre che fossero un centinaio e ben ar- 
mati. Se la presa di Juan jui non avesse avuto la 
ripercussione sperata, si sarebbe passati alla 
presa di Tarapoto, capitale del dipartimento. 

Dopo 10 giorni di marcia ci incontrammo con altri 
collaboratori. Eravamo una forza militare piccola 
ma attiva, creatasi e dinamizzatasi con l'incorpo 
razione di compagni con esperienza, provenienti 
da altre zone. L’esperienza riguardava occupazioni 
di villaggi, di reparti, propaganda ecc. Azioni per 
distrarre il nemico perche' non avesse un'idea pre- 
cisa dei movimenti della guerriglia. 

L'operazione 'Juanjui' consiste' nella presa dei 3 
posti di polizia (GC, GR e PIP), dell'aereoporto e 
dispiegamento di una piccola forza di sostegno. 

La risposta del nemico fu debole. Preferi' abban- 
donare armi e attrezzi. Si procedette poi con 
un'assemblea con la popolazione e quindi con la 
ripartizione dei beni sequestrati alle forze di polizia. 
Il giorno dopo, mentre la colonna si apprestava a 
continuare la ritirata verso un accampamento di ri- 
piego negli Alguanos, arrivo' Alejandro Guerre ro, 
reporter di Canale 5, e si decise di concedere 
l'intervista richiesta al fine di presentare al paese 
una forza vittoriosa diversa da quelle cono sciute. 
Una forza unita appoggiata dal popolo e che pre- 
sentava proposte al paese. 

L'intervista fu importante perche' fece che Alan 
Garcia e i suoi ministri si mangiassere ciò' che 
avevano detto, cioè' che l'azione di Juanjui' era 
stata fatta da narcotrafficanti in fuga da Tocache. 

I giorni successivi furono accupati i villaggi della 
Valle del Sisa, in stra da per la ritirata. Durante la 
permanenza qui furono molte le dimostrazioni di 
solidarietà' e affetto mostrate dalla polazione alla 
colonna MRTA. 

La colonna stava all'accampamento di ripiego e di 
qui venivano inviati gruppi di esplorazione per con- 
trollare il movimento del nemico e procedere alla 
dispersione delle nostre forze. In queste circo- 
stanze ci fu il primo scontro con l'esercito. Caddero 


combattendo eroicamente i compagni Alcides 
Reategui, Roger Lopez e Lainz 'Melvin'. 

LA DISPERSIONE DELLE FORZE 

Giunta la notizia all'accampamento si decise che, 
per aiutare chi stava combattando contro l'esercito, 
cosi' come per dimostrare al paese il nostro spirito 
e colpire direttamente il nemico, dovevamo aspet- 
tarlo, tendergli un'imboscata e rendergli difficile 
l'avanzare. 

Dopo alcuni giorni una pattuglia dell'esercito cadde 
in una nostra imbosca ta e grazie alle informazioni 
degli esploratori fu possibile sapere dove era di- 
spiegato il nemico. Si decise di rimettersi in marcia 
per rompere l'accerchiamento e giungere ad Alto 
Porotongo, dove era pronto un altro punto di ri- 
piego. 

Furono 15 giorni di manovre, inseguiti continua- 
mente dalle pattuglie dell' esercito, finche' la co- 
lonna raggiunse il suo obiettivo. Era il 9 dicembre 
1987 e si decise di dare per terminata la campa- 
gna 'Tupac Amaru Libertado'. 

Fu organizzata una festa speciale, riconosciuti ì 
gradi di commando e distribuite le responsabilità'. 
Si procedette quindi alla dispersione delle forze e 
all'adeguamento a una nuova tattica, i cui aspetti 
principali erano: 

- Ampliare la scena delle operazioni per rendere 
impossibile un qualsiasi accerchiamento nemico. 

- Agire in gruppi piccoli e quindi agili nel movi- 
mento. 

- Porre l'accento sulla propaganda armata e 
l'organizzazione del popolo. 

- Fu scelta come zona Mayo Medio, Shanusi, 
Huallabamba e la ripresa del lavoro a Tocache. 

Il nemico aveva le sue forze nella regione poiché' 
stava compiendo trasferimenti di truppe a Lima, 
Trujillo e Iquitos. Avevano elicotteri d'artiglieria Ml- 
6 e Bell, cosi' come aerei A37. Il generale Moral 
Rengifo, capo della nuova zona dichiarata in stato 
d'emergenza, dichiaro' che il MRTA sarebbe stato 
annientato in 10 giorni. 

Nel piano di uscita dei combattenti che dovevano 
trasferirsi in altre zone, cosi' come nel trasporto di 
armamenti, facemmo degli errori che permisero al 
nemico di conoscere la nostra ubicazione. A causa 
di ciò' si persero delle armi e fu piu' difficile di- 
sperdere le forze decise. 

In tale situazione, non certo la migliore, ci fu lo 
scontro di Pacasmayo dove furono provocati danni 
al nemico ma si persero 4 compagni (2 dell' ETP e 
2 miliziani). 

Con lo scopo di attaccare il nemico nelle citta', si 
progettarono verie azioni, tra cui, l'attacco 


22 




ecn milano 


all'aereoporto di Tarapoto dove un elicottero MI 8 
fu distrutto a terra. 

In gennaio fu fatta una riunione con il responsabile 
della regione per fare un bilancio della nuova si- 
tuazione creatasi e fu deciso un nuovo piano. 
Bisognava agire piu' lentamente, ponendo 
l'accento sulle azioni miliziane e non offrire punti 
scoperti all'offensiva dell'esercito che non avrebbe 
potuto durare in eterno, 


SI CONSOLIDA IL LAVORO 
DI MASSA DEL MRTA 

Nelle citta', particolarmente a Lima, si moltiplica- 
rono le azioni miliziane e di commando e furono di 
maggior qualità'. Le operazioni proseguivano tutti i 
giorni aumentando di estensione e profondità'. 
Secondo le statisti che, il MRTA realizzo' piu' del 
doppio di azioni di SL. 

Nel 1987 furono aperti i fuochi attaccando il 
Giurato Elettorale di Lima. 

Seguirono campagne politico-militari lungo l'anno, 
in risposta alle aggressioni contro il movimento 
popolare. Tuttavia il costo fu alto. Entro la fine 
dell'anno decine di compagni e commandi furono 
presi e uccisi, e varie zone di Lima rimasero sgan- 
ciate. 

Nel lavoro con le masse si ottenne riconoscimento 
dopo il primo con gresso dell'ANP a novembre che 
aveva dimostrato che, insieme al PCP e al PUM, Il 
MRTA era l'altra organizzazione piu' importante. 

Un sommario bilancio del 1987 mostrava che 
eravamo stati fortemente colpiti nel lavoro urbano, 
avevamo pero' fatto un indiscutibile salto di qua lita' 
con l'apparizione della colonna in campo e la for- 
mazione del Frente Guerrillero. Da questo mo- 
mento diventammo un referente sempre piu' impor 
tante nella lotta di classe della nostra patria. 

C'e' da dire che l'unita' tra MRTA-MIR non fu 
completa, soprattutto a Lima. I metodi diversi di 
lavoro e le diverse dinamiche portarono a dissapori 
in certi argomenti. Ci furono alcuni elementi che ri- 
fiutarono l'unita' e volendo rimanere MIR. 

Qualcosa di simile successe nel lavoro di massa. 
Ci fu chi si allontano' criticando il fatto che erano 
state fatte concessioni all'avanguardia e al milita- 
rismo, o altri che sostenevano che gli obiettivi 
dell'unita' dovessero essere fondamentalmente 
elettorali. 

Sebbene entrambi fossero piuttosto piccoli, eser- 
citarono un ruolo nefasto. Poi, destinati a sparire 
come infatti successe, invece di cercare 
un'affermazione politica mediante proposte e svi- 
luppi di alternative, si dedicarono a calunniare, 
creare confusione, e strumenti della destra e di SL. 


Arrivammo al 1988 con un'APRA la cui politica era 
un castigo per il popolo, con una sinistra paraliz- 
zata, un movimento di massa attivo e una destra 
che riprendeva l'iniziativa e si sforzava di formare 
un fronte. Ci sarebbe poi riuscita con il Fredemo. 

Di fronte a questa situazione di perdita continua di 
prestigio da parte del PAP, di rafforzamento della 
destra, e mancanza di alternative per il movimento 
popolare, si decise di coordinarsi con altre forze 
della sinistra con la finalità' di porre l'accento sulla 
lotta diretta delle masse, l'autodifesa, e giungere a 
fare i primi passi per quanto riguarda accordi stra- 
tegici. Nella ricerca di questi contatti, 2 membri del 
Comitato Esecutivo furono arrestati. 

Con loro, altri compagni del comitati regionale e 
centrale. Si aggiunga a ciò' che i compiti di condu- 
zione erano sensibilmente debilitati in uno dei 
quadri. 

Dal primo Comitato Centrale, tenuto nel dicembre 
del 1986, alla cattura dei compagni dell'Esecutivo 
nel 1988, era trascorso poco piu’ di un anno. 
Questo periodo fu intenso e vario di esperienze 
che, brevemente riassunte, sono: 

1 Dispiegamento di molte iniziative politico-militari 
a livello nazionale . 

Il MRTA diventa elemento indiscutibile in qualsiasi 
valutazione della situazione politica e elemento ri- 
corrente quando si analizza il tema 'violenza'. 

2 Formazione del primo Frente Guerrillero e inizio 
della costituzione dell'Esercito Popolare tupamari- 
sta, indubbiamente un salto di qualità'. Anche se 
l'esperienza del nord-est ebbe dei limiti, questi fu- 
rono imposti dalla dinamica e dalle necessita' della 
lotta politica nazionale. La campagna vittoriosa 
'Tupac Amaru Libertador' segno' il nostro punto 
massimo di quel periodo. 

3 Ricerca di soluzioni per risolvere i problemi che 
comporta la formazione di un Frente Guerrillero. E 
come risultato della campagna politico-militare 
contavamo con una generazione di comandanti e 
combattenti che, senza essere geni militari, sono la 
base per la costituzione di nuovi fronti guerriglieri. 

4 Sviluppo importante del MRTA nelle principali 
citta', anche se ad alto prezzo. I morti e gli arrestati 
ci furono non solo a Lima ma anche in provincia. 

5 Lavoro con le masse che suscito' aspettative in 
settori della sinistra e della popolazione. La pro- 
posta di avvicinamento a IU pero', non avvenne a 
causa del settarismo e dell'Immaturità'. 

6 Dimostrazione che il MRTA era in guerra. La no- 
stra corta storia già' conta vasuccessi memorabili, 
perdite irreparabili, compagni arrestati e una vo- 
lontà' che, malgrado i colpi, si affermava. La guerra 
depurava anche i nostri metodi e stili di lavoro. 

7 L'esecuzione dei fratelli Cuzquen per delitti con- 
trorivoluzionari. Le calunnie, bugie e infondatezze 
diffuse da alcuni elementi che si erano staccati - 


23 




ecn milano 


avevano collaborato con il nemico e seminato il 
veleno che SL sedimentava per mezzo del Diario - 
crearono in certi compagni dubbi e incertezze, poi 
superati. Questi stessi fatti diventarono motivo di 
difesa deH'unita' e del progetto rivoluzionario. 

8 La crudeltà' della guerra e il suo ritmo vertiginoso 
significo' fare i conti con la morte e quindi con un 
certo numero di quadri da rimpiazzare con com- 
pagni della stessa qualità'. Ci proponemmo di insi- 
stere sulla sistematizzazione della linea politico- 
militare e sulla sua socializzazione, al fine di ga- 
rantire la continuità' del progetto nella sua inten- 
sità'. 

9 La fine dei fondi di guerra. Eravamo in passivo e 
dipendavamo dalla base, abituata a ricevere non a 
creare. 

10 Con l'arresto dei compagni del Comitato 
Esecutivo questa istanza si affievolisce ma si veri- 
fica che, la centralizzazione nata daH'autorita' mo- 
rale del lavoro sviluppato, ha permesso 
un'iniziativa ricca nei periodi precedenti. La situa- 
zione del momento comunque, richiede la forma- 
zione di gruppi dirigenti e l'incorporamento di 
compagni in questi. 


IL SECONDO COMITATO CENTRALE, 1988 

Il logorio del governo era via via piu' conosciuto e 
la sua faccia repressiva e antipopolare via via piu' 
evidente. La destra guadagnava terreno e si lan- 
ciava all'offensiva. ILI si impantanava in un mara- 
sma di contraddizioni e il CDN prestava attenzione 
solo alle elezioni. Pure se si notavano, in alcune 
delle loro organizzazioni, dibattiti di carattere stra- 
tegico che interessavano le loro basi, come nel 
caso del PUM (spaccato da pressioni di destra). 
Anche nel congresso del PCP questi temi avevano 
uno sviluppo interessante. SL rafforzava la sua 
presenza ad est, Ancash, Puno, ecc., e sviluppava 
maggiore agressivita 1 militare per mezzo di imbo- 
scate. Nel centro constatammo che intensificava le 
sue forze. 

Tenendo conto di ciò', dei progrssi fatti e dei pro- 
blemi risolti relativi alla Direzione Nazionale, ci 
considerammo pronti per sviluppare e garantire il 
nostro progetto nel paese. Avevamo creato le basi 
sufficienti per un nuovo salto, capitalizzando il ri- 
masto, convertendo in forza e organizzazione lo 
spazio politico aperto, cosi' come ricapitolare e si- 
stematizzare la nostra esperienza. 

Avevamo dato vita, partendo anche dai nostri di- 
staccamenti armati nella campagna, ad una espe- 
rienza inedita; il radicamento di EPT nella popola- 
zione, che ha dato origine a comportamenti di or- 
ganizzazione e democrazia vivi e dinamici e a 
forme dì potere popolare. 


L'obiettivo era fare del MRTA la forza decisiva 
nella sinistra e nel movimento popolare negli anni 
successivi. La valutazione della situazione politica 
indicava che il calendario elettorale non sarebbe 
stato interrotto. La destra ricostituita e aggressiva 
appariva come la forza con maggiori possibilità' per 
imporsi nel 1990. Nell'ipotesi che IU vincesse le 
elezioni, era probabile la presa del potere da parte 
delle forze armate: il golpe militare. In entrambi i 
casi il MRTA doveva accentuare la propria prepa- 
razione politica e militare poiché' si intravedeva il 
passaggio ad una nuova fase nella lotta di classe. 
Di conseguenza elaborammo un piano che consi- 
stette in; 

a - La realizzazione del nostro secondo Comitato 
Centrale che doveva definire il rafforzamento ide- 
ologico, politico e militare del MRTA, cosi' come 
sancire il percorso della rivoluzione peruviana, 
b - Rafforzare il fronte nord-orientale e aprire i 
fronti centrale e orientale. 

c - Accrescere il lavoro nei comitati regionali al fine 
di renderli capaci di orientare e sviluppare fronti 
guerriglieri in grado di prendere il potere. 

Dovevano inoltre essere in grado di garantire una 
retroguardia in caso di successo della destra o di 
golpe militare. 

d - Ristrutturare il lavoro urbano. Incorporare 
compagni dalle strutture di massa alla milizia, e da 
questa ai comandi. 

e - Dare slancio al movimento di massa verso 
forme superiori di organizzazione, mobilitazione, 
unita' e lotta. Sviluppare una maggior iniziativa nel 
lavoro di massa, in un momento in cui IU si trovava 
paralizzata e cresceva il malcontento popolare, 
f - Costituire un fondo di guerra per le necessita' 
del partito. Si comincia a lavorare sulla cattura di 
una delle teste dei ‘12 apostoli'. 
Contemporaneamente vengono emessi dei buoni 
affinché' le basi, in modo organizzato, si facciano 
carico del proprio finanziamento. 

I mesi di luglio e agosto furono impegnati nella 
preparazione e realizzazione, che giunse a buon 
fine, del secondo Comitato Centrale; furono con- 
vocati compagni da tutti i comitati regionali e fronti 
di lavoro. 

Abbiamo potuto constatare che questi pochi anni 
intensi avevano dato vita ad una nuova mistica: il 
MRTA, nel suo complesso, si proiettava come 
l'embrione del Partito della Rivoluzione Peruviana. 
Questo secondo CC ci consenti' questo salto di 
qualità' ideologico e politico. 


UNA PROVOCAZIONE FALLITA 

Nel primo semestre il Fronte Nord-Orientale fu 
scenario di una esecrabile opera di sabotaggio. 


24 




ecn milano 


Non fu opera delle forze armate ne' delle FFPP, 
ma di un altro genere di nemici. I traditori proveni- 
vano dal MIR-VR che oppose resistenza allenita 1 
e pretendeva mantenere le proprie sigle. Nessuno 
e tanto meno noi poteva proibire loro la realizza- 
zione di attività’ politiche e il mantenimento del 
nome MIR, ma ben diverso era il fatto che loro 
volgessero tutti i loro sforzi contro il MRTA. 

Nel Fronte Nord-Orientale avevamo subito diverse 
perdite ed era in corso un processo di riadegua- 
mento dei distaccamenti. Erano momenti difficili. Il 
nemico ci tallonava. Ci trovavamo senza possibilità 1 
economiche a dover affrontare la durezza della vita 
in campagna, quando queste persone fecero la 
loro comparsa nella zona, in particolare Pedro 
Ojeda, che era conosciuto da alcuni compagni 
perche 1 , prima dell'unita 1 aveva lavorato in quei 
luoghi. 

Su costui pesavano molti sospetti. Inviato dalla sua 
organizzazione in Colombia, fu catturato dopo un 
mese, non in montagna, ma in citta: segno che 
aveva disertato il Battaglione America. Fu conse- 
gnato alla polizia peruviana e dopo poco tempo ri- 
messo in liberta'. Non riprese mai il suo posto e si 
lego' a coloro che non accettavano l'unita', impe- 
gnandosi in un esecrabile lavoro contro il MRTA. 
Nella zona di San Martin riusciva a muoversi libe- 
ramente nonostante i controlli delle forze armate e 
del FFPP; inoltre i servizi di sicurezza del MRTA lo 
videro piu' volte entrare nella caserma di Morales, 
segno di un legame con il nemico. 

Iniziarono, in modo subdolo, a seminare zizzania 
tra i compagni. All'inizio del secondo semestre, 
appoggiandosi sulla slealtà' di alcuni membri, si 
impossesarono di armi, attrezzature e buoni; in 
seguito al tradimento dei comandi, disarticolarono il 
distaccamento di Shanusi. Cercarono di fare lo 
stesso con il distaccamento centrale. Ma qui la ri- 
sposta fu diversa: i contadini di Mayo Medio rifiu- 
tarono questo atteggiamento provocatorio che mi- 
rava a liquidare il fronte, e il comportamento saldo 
dei comandanti Osler Panduro Rengifo (Augusto) e 
Rodrigo Galvez (Juan), fece fallire questo tentativo 
di infiltrazione e Pedro Ojeda fu fucilato. 


NON E' INIZIATA ALCUNA RIVOLUZIONE 

Sulla statalizzazione del Sistema Finanziario 

Nel luglio del 1987 Alan Garcia avvio' una misura 
che suscito' un polverone tale che lo avvolse e 
soffoco'. Gli sforzi volti alla statalizzazione del si- 
stema finanziario si trasformarono in una bomba 
che gli scoppio' in mano, danneggiando grave- 
mente la nave aprista e affrettandone 
l'affondamento. Di seguito riportiamo un lungo ar- 


ticolo pubblicato nel numero 5 di Voz Rebelde, in 
cui il MRTA prende posizione sulla cosiddetta sta- 
talizzazione, traccia un bilancio dei due anni di 
governo aprista e colloca nel suo contesto questa 
decisione che, per mesi, creo' confusione nel re- 
cinto parlamentare. 

In questi 2 anni di governo aprista c'e' qualcosa 
che non si può' negare al dottor Garcia: la sua 
capacita' di forzare le situazioni e lo sfruttamento 
ossessivo di qualsiasi circostanza pur di far notizia; 
il ricorso costante alla demagogia unito a sparate 
ad effetto al fine di mantenersi in primo piano. 

Dopo 2 anni di governo, quando il popolo mostra 
con chiarezza il suo rifiuto di questa amministra- 
zione e si evidenziano le divisioni interne al partito 
nonché' il calo della sua popolarità', il presidente se 
ne esce con una misura come la statalizzazione 
delle banche e delle assicurazioni che sconvolge 
gli imprenditori e i partiti piu 1 conservatori ma che lo 
catapulta nuovamente in primo piano. 

E' questa una decisione presidenziale sviluppata 
da tecnocrati non propriamente apristi e, ovvia- 
mente, senza che la direzione del partito ne sia a 
conoscenza se non quando il progetto e' ormai 
pronto a partire. Il presidente cerca cosi' di recu- 
perare il capitale politico che aveva dilapidato in 
quegli anni, forgiando, nella pratica quotidiana, un 
governo classista che favoriva le multinazionali e le 
classi dominanti e che lo rendeva incapace di rea- 
lizzare quei cambiamenti radicali da lui stesso 
sbandierati e promessi durante la milionaria cam- 
pagna presidenziale. 

La destra piu' conservatrice, che era ormai politi- 
camente fuori gioco, stava recuperando terreno e 
si opponeva tenacemente alla statalizzazione, af- 
fannando si a creare un clima artificiale gridando ai 
quattro venti false contraddizioni tra democrazia e 
totalitarismo. Tutto questo cancan, che si traduce 
in marce, comizi, radio, quotidiani, TV e riviste, 
emerge come un muro che schiaccia, occulta e 
relega i problemi fondamentali: quelli che il candi- 
dato aprista diceva di voler risolvere. 

Problemi fondamentali come la crisi economica, i 
cui effetti toccano la maggio ranza della gente, re- 
stano irrisolti. Al contrario, l'applicazione di una po- 
litica economica immediatista, approfondisce la 
crisi. 

Si offre il nazionalismo ma si continua con il las- 
sismo. Si promette la pacificazione del paese nel 
rispetto dei diritti umani e della legge. Tuttavia 
sotto il governo aprista si sono moltiplicate le stragi 
della piu' sporca del le guerre. Si riempiono la 
bocca di democrazia mentre si vive nella tensione 
permanente della militarizzazione e dell' autorita- 
rismo. 


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Di fronte al fallimento delle istituzioni borghesi che 
rispondono agli interessi di una minoranza e non 
riescono quindi ad imporre il loro schema di classe 
alla maggioranza popolare, avanza la sudditanza 
del governo nei confronti del capitale monopolistico 
e la subordinazione alle forze armate. 


L'APRA E' IL CAPITALE 
MONOPOLISTICO AL POTERE 

L'APRA entra nel governo in un momento storico 
cruciale, quando la crisi economica e sociale as- 
sume caratteristiche quasi esplosive, quando le 
masse si orientano verso la sinistra e si sviluppa 
un importante movimento guerrigliero. 

In queste circostanze il progetto aprista ha la pre- 
tesa di dare una soluzione ad almeno 3 problemi 
fondamentali: 

1 affrontare la crisi economica aprendo un nuovo 
ciclo di espansione in campo economico 

2 risolvere la crisi sociale e politica del momento 

3 sconfiggere il movimento guerrigliero 

Il fallimento e' stato su tutti e 3 i fronti. Il cosiddetto 
piano di emergenza, nonostante qualche risultato 
iniziale, ha esaurito le sue prospettive. Tutti sono 
d'accordo nel denunciarne l'insuccesso: l'inflazione 
sale inarrestabil mente, la svalutazione diventa 
incontrollabile, la produzione non cresce al ritmo 
promesso, le campagne diventano sempre piu' 
povere. Gli imprenditori, sui quali il Dr Garcia fon- 
dava le sue speranze, non hanno investito bensi' 
lucrato in grande scala, grazie ai benefici concessi 
loro da questo governo. 

Nessun piano interno alla logica capitalistica potrà' 
porre rimedio alla crisi, perche' alla base di essa 
c'e' l'esaurimento della capacita' espansiva del ca- 
pitalismo; vengono ora alla luce le contraddizioni 
storiche accumulatesi, contraddizioni che la bor- 
ghesia e' incapace di affrontare. 

L'APRA, di conseguenza, o, piu' precisamente, il 
gruppetto di consiglieri e lucidi tecnocrati che cir- 
condano il presidente, si affannano nel tentativo di 
dare coerenza a questa democrazia. Scommettono 
non solo sulle istituzioni ma anche su quelli che 
sono i principali beneficiari dell'attuale ordina- 
mento, le classi dominanti. 

Nel settore economico, l'aspetto piu' sensibile dell' 
imprenditoria, e' dove sono state rilasciate le piu’ 
grosse concessioni al fine di ottenere investimenti. 
Non investimenti volti ad un progetto nazionale 
seppure, poiché' fatti da capitalisti, con il fine 
dell'utile, ma investimenti sostenuti da un'idea do- 
minante: raggiungere alti tassi di guadagno nel 
minor tempo possibile e con scarsi investimenti. 

Non esiste nel nostro paese una borghesia na- 
zionale nel senso di settore che grazie al suo po- 


tere economico sia capace di mettere in marcia 
come classe un progetto borghese nazionale che 
in certe circostanze sia anche in grado di giungere 
a contraddizioni con il capitale imperialista. La no- 
stra e' una classe dominante senza vocazioni di 
egemonia. La sua aspirazione e' l'arricchimen to 
personale, famigliare o del gruppo. Nella situazione 
di crisi in cui viviamo, essa opta per meccanismi 
immediatisti e poco rischiosi che permettano una 
appropriazione rapida e voluminosa. Soprattutto di 
questi tempi in cui i settori tradizionali di investi- 
mento si sono esauriti a causa della crisi strutturale 
del capitalismo dipendente. Per cui non c'e' lo 
sforzo ne' la immaginazione per rischiare, anzi, lo 
sfruttamento cresce. In questo modo, le ingenti 
entrate che stimola l'APRA, invece di riversarsi 
sulla produzione, si utilizzano in speculazioni o 
nell'invio di soldi all'estero. 

Gli imprenditori che erano la miglior possibilità' di 
Garcia e avevano promesso di investire fino a 120 
milioni di dollari, alla fine si dichiararono contro la 
statalizzazione. 

L'itinerario frustrante di questa politica economica 
che favorisce il capitale monopolizzante può' es- 
sere riassunta come segue: 

Una prima fase, conclusasi nell'ottobre 1985, che 
fu soprattutto antiinflazionista: fu congelato il 
prezzo della benzina, si cerco' di controllare il dol- 
laro stabilendo cambi fissi, controllo del prezzo di 
alcuni alimenti, comunque la produzione continuo 1 
la sua traiettoria in discesa, iniziata con il governo 
precedente. Lo stesso fece l'impiego industriale. 

Un' altra fase, conclusasi nel febbraio 1986, du- 
rante la quale si manifestarono i limiti del pro- 
gramma e il ristagno continuo' poiché' non c'era 
crescita nel ceto piu' alto e la inflazione non ce- 
deva. 

Una terza fase, sviluppatasi fino alla fine del 1986, 
in cui si produsse una riattivazione e un progrssivo 
aumento dell'inflazione. L'impiego industriale inizio' 
a crescere. 

Una quarta fase di recessione, nel gennaio 1987, 
quando il programma mette in evidenza i suoi pro- 
fondi limiti e si fa' piu' chiaro l'esaurimento del 
modello eterodosso a corto respiro: diminuzione 
dell'incremento reale di stipendi e salari, aumento 
sempre maggiore di prezzi, problemi nel finanzia- 
mento del deficit fiscale e scarsi investimenti. 
Praticamente, la scommessa di imporre un modello 
di accumulazione basato sull'alleanza con il capi- 
tale monopolistico falli'. Servi' solo a potenziare 
ulteriormente i potenti gruppi del potere econo- 
mico. 


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IL MONOMIO APRA-FORZE ARMATE, 

FRATELLI NELLA GUERRA SPORCA 

Due anni dopo l'inizio del governo aprista 
l'iniziativa di pace non e' altro che l'accettazione da 
parte del PAP della strategia controinsurrezionale 
delle forze armate. Senza poter sviluppare una po- 
litica propria con predominanza del potere civile e 
rispetto dei diritti umani, finirono sottomettendosi 
alle imposizioni castrensi che hanno come dottrina 
la 'guerra sporca', il terrorismo di stato. 

Le atrocità' commesse nei freddi e distanti paesi 
delle Ande, quasi non giungevano alle citta'. Ogni 
tanto, si 'scoprivano' massacri, fosse comuni e 
esecuzioni extragiudiziarie che commuovevano le 
coscienze. Ma gli assassinii piu' racapriccianti e 
crudelmente ripugnanti furono commessi a Lima. 
Membri delle forze armate uccisero circa 300 pri- 
gionieri politici che si erano arresi dopo essersi 
ammutinati in tre carceri. 

A partire da questo fatto la mano militare si fece 
piu' pesante. Fu dichiarato lo stato di emergenza in 
meta' del paese, compreso a Lima dove per quasi 
due anni ci fu il coprifuoco. I diritti umani non erano 
assolutamente rispettati e i detenuti, anche se solo 
sospetti, erano torturati fino alla disperazione. 

La seguente operazione Condor VI nel Alto 
Huallaga introdusse un nuovo elemento: la pre- 
senza diretta di consiglieri yankees che, con il 
pretesto della repressione del narcotraffico, este- 
sero le loro azioni di lotta contro la sovversione. 
Conseguentemente, l'APRA perse il controllo della 
politica controinsurrezionale. I piani vengono cosi' 
stabiliti e eseguiti dal Comando Congiunto, sia dal 
punto di vista operativo che per quanto riguarda la 
guerra psicologica. 

L'APRA, come il governo precedente, svolge il 
ruolo di giustificare politicamente le atrocità' di un 
gruppo di assassini in uniforme. 


RECESSIONE DELLE MASSE 
O RECESSIONE DEI DIRIGENTI 

Un aspetto cruciale si ripropone come esigenza 
perentoria al movimento operaio e popolare: 
l'esistenza di una direzione rivoluzionaria. Per anni 
ha vissuto una fase di stanchezza dalla quale sta' 
uscendo. Intrappolato nella ragnatela delle con- 
vocazioni elettorali e del legalismo nonché’ delle 
lotte senza orizzonte strategico, perde combatti- 
vità 1 . Alcuni settori del Comitato Direttivo Nazionale 
di IU guidati dal loro ex presidente, si ingegnano a 
disarticolare e disarmare quel potenziale di lotta; 
ciò' sara' causa del piegarsi alla dittatura militare. 
Alcuni settori di una sinistra rammollita, parlano di 
sconfitta strategica del movimento operaio e po- 


polare. Questi sono gli stessi che poi parlano della 
necessita' di un accordo con l'APRA: intellettuali 
sofisticati, abituati a riflettere a distanza da ciò' che 
e' la realta' della fucina dove ribollono i conflitti. 
Ciò' che esiste ed e' esistito non e' la recessione 
delle masse ma dei dirigenti. 

La sospensione dal lavoro del 19 maggio riflette 
questa affermazione. Sono stati altri gruppi politici 
quelli che hanno capeggiato gli scontri per strada, 
Altri dirìgenti che, di fronte al calore delle lotte e in 
sintonia con le aspirazioni piu' immediate delle 
masse, hanno occupato quel vuoto. 

Il fenomeno della lotta armata influisce diretta- 
mente o indirettamente sulle masse, Gruppi im- 
portanti si propongono all'avanguardia preferendo 
un impegno piu' deciso contrariamente a molti di- 
rigenti degli anni 70 che continuano a proporre vie 
burocratiche e morbide. Coloro che militano in IU e 
altri che stanno al di fuori, sono gli stessi che par- 
tecipano agli scontri per strada. 

Essi riscattano le tradizioni di combattività' e rin- 
novano il contenuto delle lotte secondo le condi- 
zioni diverse, dandosi da fare perche' le masse ri- 
pren dano il loro ruolo di protagoniste. Attualmente 
esse vivono un grande proces so di radicalizza- 
zione. Questo e' dimostrato dalla sospensione dal 
lavoro del 19/5 e dallo sciopero del personale su- 
balterno della polizia, cosi' come dal la reazione 
dei partecipanti al convegno del 3/6 convocato da 
IU. 

Il movimento non e' rimasto all'interno di questi 
momenti, ma ha continuato a combattere. 


LA SINISTRA PERUVIANA, 

VENTO DI RINNOVAMENTO? 

Dalla fine dell'86 si assiste a un processo accele- 
rato di ridifinizione e riallineamento all'interno della 
sinistra peruviana. Esso esprime la turbolenza 
dell'epoca nella quale viviamo e i cambiamenti che 
si stanno producendo nelle masse, 

Il 9/12 '86 culmina nel successo l'unione di MIR e 
MRTA, dando inizio a un gruppo di forze rivolu- 
zionarie armate. 

Nel marzo '87 avviene una scissione importante in 
uno dei principali componenti di IU. Dal PC del P 
(Patria Rossa) di orientamento maoista, si stacca 
in settore consistente che include anche Buro' 
Politico, specchiando la crisi di direzione interna a 
IU. Cercano nuove strade, diverse da quelle che 
definiscono come adeguamento del partito al si- 
stema, alla legalità'. 

Nel giugno si tiene il nono congresso del PCP(U) 
dove, per quanto si sa, avviene un cambio fonda- 
mentale nelle sue prospettive accompagnato da un 
importante rinnovamento dei dirigenti. 


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Lo stesso mese, Alfonso Barrantes rinuncia alla 
presidenza di IU: i settori riformisti e socialdemo- 
cratici subiscono una sconfitta che li accantona. 
Tale rinuncia, precedente alla radicalizzazione 
delle masse, altro non dimostra che le masse non 
sono disposte a politiche riformiste e di concilia- 
zione con l'APRA. 

Anche la polemica tra ’libios' e 'zorros', come viene 
chiamata, nel PUM, esprime questo processo di 
definizione. 

La lotta di classe, sempre piu' aggressiva nelle sue 
manifestazioni, attraversa i partiti e esige posizioni 
chiare da essi, obbligandoli a prendere per corsi 
precisi. 

Non e' solo il gruppo di palazzo di IU a impedire un 
maggiore sviluppo del movimento popolare ma 
anche II modo particolare di agire del senderismo 
che as sume dall'estrema sinistra un settarismo 
cieco e una pratica urbana provocante, dove il 
terrore sembra il fine. In questo modo la lotta ar- 
mata appare come qualcosa di irrazionale. Come 
intendere altrimenti alcune delle sue azioni come la 
morte dì 9 contadini a Santa Barbara e a 
Paiccapamoa, l'incursione nella latteria statale di 
Loche dove uccisero 20 alpacca, la morte del pre- 
fetto di Abancay e del figlio di 12 anni, o ancora la 
sua posizione rispetto alla statalizzazione dove, 
con l'accusa di fascismo, si appoggia la destra, 
cioè' il capitale monopolistico nativo. 


IL MOVIMENTO GUERRIGLIERO 
E L’OFFENSIVA 

La lotta armata in Perù' diviene sempre piu' il prin- 
cipale fattore di azione nella situazione politica del 
paese e di fronte ad esso il regime si pone in posi- 
zione difensiva. Senza considerare che nessun 
governo civile sino ad oggi ha elaborato una stra- 
tegia convincente e quella che viene applicata e' la 
teoria antiinsurrezionale delle forze armate, la 
quale nonostante la terra bruciata e lo sterminio, 
non può' impedire la continua espansione del mo- 
vimento guerrigliero. 

La lotta armata ha per il regime costi economici al- 
tissimi a causa delle spese militari nonché' costi 
politici poiché' le forze armate acquisiscono mag- 
gior importanza ed esigono sempre maggiori con- 
cessioni e partecipazione nei meccanismi di go- 
verno. 

L'incapacita' di controllare le azioni rivoluzionarie 
crea insicurezza e frena gli investimenti. Allo 
stesso modo l'impotenza del governo e' un fattore 
che lo indebolisce. 

Nella particolare situazione di crisi in cui viviamo, la 
lotta armata come proposta, si e' legittimata nei 
movimento di massa e le organizzazioni armate 


guadagnano spazio politico e territoriale. Alcuni 
intellettuali propongo no discussioni filosofiche sul 
carattere della lotta armata, sul momento, sulla sua 
validità' ecc., ma nessuno di loro e' in grado di 
spiegare da dove traiamo la nostra forza e, mentre 
noi siamo in crescita, il riformismo entra in crisi, 
in questa fase di logorio accelerato dell'aprismo, 
mentre la sinistra legale non propone iniziative, 
l'opposizione reale si da' al di fuori delle istitu zioni 
e il movimento guerrigliero si innalza a protagoni- 
sta dell'opposizione al sistema. 


IL MRTA: UN'OPZIONE AL POTERE 

Ci poniamo come un'organizzazione rivoluzionaria 
che sviluppa il progetto politico militare alternativo 
all'ultra sinistra priva di progetti e al riformismo 
conciliante e pacifista. Sin dall'inizio ci siamo radi- 
cati nel popolo divenendone la memoria collettiva e 
recuperando tutte le sue espressioni di lotta e ri- 
bellione. Con la nostra pratica abbiamo combattuto 
tutte le espres sioni ideologiche e dogmatiche che 
hanno castrato il pensiero rivoluzionario, trasfor- 
mandolo in un catechismo; per noi, il tratto fonda- 
mentale della teoria rivoluzionaria e' la sua capa- 
cita' di diventare guida all'azione. 

Per il MRTA, in questo momento, la lotta armata e' 
la principale forma di accumulazione di forze rivo- 
luzionarie e, di conseguenza, il MRTA ha costruito 
una forza politico militare, tuttavia non esclude altre 
forme di lotta, neppure quella elettorale, sempre 
che esse corrispondano agli obiettivi rivoluzionari e 
si articolino intorno all'asse della lotta armata. 
Sosteniamo la piu' ampia unita' di tutta la sinistra: il 
MRTA e' disposto a concretizzare una politica di 
alleanze per allargare il campo della rivoluzione e 
per avvicinare l'obiettivo di cambiare questa ingiu- 
sta società'. In quanto gruppo rivoluzionario, ci 
appoggiamo alle organizzazioni spontanee del 
popolo e stimoliamo la loro nascita e proliferazione. 
I FEDIP, le ronde contadine ecc., sono i luoghi 
dove si esprimono forme di democrazia popolare 
che non possono essere arbitrariamente sostituite 
da presunti 'comitati popolari' che comprimono la 
creatività', la spontaneità' e l'ingegnosità' del po- 
polo. 

Siamo un gruppo politico-militare che e' riuscito ad 
aprirsi uno spazio rivoluzionario distinto da SL e da 
IU. Siamo all'avanguardia del nostro popolo, non 
solo perche' le nostre azioni e le nostre proposte lo 
testimoniano, ma anche perche' i nostri prigionieri, 
i nostri morti ed eroi popolari sono caduti combat- 
tendo per un Perù' diverso, per un Perù' socialista; 
tupamaristi sono caduti anche all'estero lottando in 
Colombia per la Patria Grande, per un'America 
socialista. 


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In questi anni e soprattutto dall'Importante conqui- 
sta dell'unita' MRTA-MIR, abbiamo costruito uno 
spazio politico a livello nazionale e internazionale 
e, sviluppando un'accumulazione di forze integrale, 
ci apprestiamo nei mesi a venire a compiere quei 
salti di qualità' in tutti i terreni affinché' si diventi 
un'opzione ai potere. 


STATALIZZARE PER AVANZARE, 

NON PER SALVARE IL CAPITALISMO 

Il discorso presidenziale del 28/7 cadeva in un 
momento particolarmente avverso ad Alan Garcia. 
La crisi si era approfondita e le masse avevano 
espreso categoricamente il loro rifiuto al governo 
con il riuscito sciopero del 19/5; le lotte interne al 
partito si accentuavano e cresceva la perdita di 
prestigio del presidente, Per questo, il 28/7 il dottor 
Garcia ebbe l'occasione migliore per recuperare 
terreno e ne approfitto' al massimo, infatti sorprese 
tutti con la statalizzazione delle banche, delle fi- 
nanziarie e assicu razioni. Proclamo' l'inizio della 
rivoluzione. Nei suoi piu' recenti comizi si scaglia 
contro 4 grandi famiglie toccate da tali misure, Ma 

10 stesso AGP favori' quelle famiglie, quei 12 
gruppi di potere, e consenti' loro profitti per 4,000 
milioni di dollari nel 1986 grazie alle concessioni 
che il governo ha consapevolmente dispensato 
loro. Come controparte hanno investito pochis- 
simo. 

Vale a dire che questi gruppi hanno apprifittato di 
tali facilitazioni sulle spalle del popolo senza par- 
tecipare al progetto di AGP di riattivazione dell' 
economia. In altre parole, Alan Garcia falli' in que- 
sto primo tentativo con i grandi imprenditori. 

11 progetto 'alanista', disegnato dai suoi consiglieri, 
nella misura in cui i crediti degli organismi finanziari 
internazionali non sono giunti con regolarità', si 
propone di coinvolgere nella riattivazione econo- 
mica questi settori del capitale monopolistico na- 
zionale. C'e' il tentativo di consolidare, non solo dal 
pento di vista economico ma anche politico, un 
settore che accompagni questo progetto di svi- 
luppo in una sorta di formazione di qualcosa che 
possa assomigliare ad una borghesia nazionale. 
La realta' stessa dimostra che ciò' non e' possibile 
e conferma la cecità' e la mediocrità' di questi im- 
presari che non vedono al di la' di guadagni facili e 
immediati. 

Da sempre la Banca ha approfittato del denaro dei 
piccoli risparmiatori per canalizzare il credito verso 
alcune grandi imprese vincolate, a loro volta, a 
queste banche. Ne' la Banca Privata, ne' quella 
statale insieme alla sua associata, con la quale 
coprono l'80% del sistema finanziario, hanno 
smesso questa modalità' di concedere crediti solo 


alle grandi imprese o a quelle statali. Banche e fi- 
nanziarie sono servite anche a far si' che questi 
risparmi fossero usati nella speculazione e nella 
fuga di divisa. 

Tale misura non e' chiaramente rivoluzionaria. 
Anzi, la statalizzazione se non e' accompagnata 
dalla nazionalizzazione di imprese industriali, 
commerciali e immobiliari, vincolate alle banche, 
serve solo a rafforzare gli apristi e l'esigenza della 
democratizzazione del credito resta solo sulla carta 
poiché' scatena gli appetiti della burocrazia parti- 
tica apri sta. 

La scelta della statalizzazione comporta una rot- 
tura con il capitale monopolistico? No, perche' fino 
ad ora non e' altro che una disavventura transito- 
ria, una delle forme che Alan Garcia ha inventato 
per mandare avanti il progetto di riattivazione 
economica tramiti la partecipazione del capitale 
monopolistico. Ora Alan Garcia riprende l'iniziativa 
e cerca di imporre nuove regole di gioco da una 
posizione di forza. Intaccando la banca ma la- 
sciando il vero potere economico (industrie, com- 
mercio e immobiliari) nelle mani dei padroni delle 
banche, il governo potrebbe fare pressione, orien- 
tare, esigere e concedere crediti e favorire coloro 
che accettano le regole del gioco. 

Questo governo non intaccherà' il patrimonio di 
questi gruppi. Si e' scoperto, per esempio, che la 
Banca di Credito, Wiesse e altri, hanno debiti che, 
in caso di statalizzazione, dovranno essere pagati 
dallo stato, per non parlare del cosidetto 'giusto 
prezzo' che e' calcolato in 300 milioni di dollari, la 
meta' delle nostre riserve. Vale a dire che il popolo 
dovrà' pagare questi super milionari che hanno 
ammassato le loro incredibili fortune con lo sfrut- 
tamento. 

La statalizzazione non e' una misura negativa. 
Dipende dal contenuto e dagli obiettivi che gli si 
danno. Affinché' sia progrssista, bisogna stataliz- 
zare tutte le altre proprietà', siano esse industriali, 
commerciali o immobiliari. 

Deve inoltre contare su di una conduzione demo- 
cratica, con la presenza dei lavoratori, dirigenti 
pluralisti e la rappresentanza delle regioni. 
E'importante che non si paghi per l'esproprio, ma 
che si indaghino e si puniscano le fughe di capi- 
tale. La cosa piu' probabile e' che nessuna di que- 
ste esigenze, portate avanti anche da altri settori 
popolari, venga presa in considerazione, a causa 
degli ovvi limiti di classe del governo e degli inte- 
ressi comuni alle classi dominanti e 
aH'imperialismo. In questo modo, la statalizzazione 
diventa una farsa, uno strumento per negoziare 
con il capitale monopoiostico. 

La statalizzazione dell'attività' finanziaria ha dato 
alla destra piu' retriva l'opportunità' di riprendersi 
con forza e aggressività' lo spazio che aveva 


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perso, imprenditori, partiti, mass media, cortei, co- 
mizi, tutti esprimono un forte malcontento e ora 
acclamano la democrazia contro il totalitarismo 
dell' APRA. Vogliono dividere l'opinione pubblica 
tra chi difende la 'liberta" (la proprietà' privata) e chi 
difende la statalizzazione. Una falsa opposizione in 
cui i banchieri e i loro partiti assumono una difesa 
bugiarda della demo crazia e della liberta', asso- 
ciate ingannevolmente alla difesa degli interessi 
dei piccoli risparmiatori. 

Ne’ lo stato ne‘ i banchieri hanno mai preso in 
considerazione le necessita 1 del popolo, anzi ne 
hanno approfittato per accrescere i loro guadagni e 
niente lascia supporre che questo cambierà 1 , a 
meno che non ci sia una fondamentale partecipa- 
zione popolare. 

La statalizzazione ha creato fratture all'Interno del 
PAP e nei suoi alleati minori del SODE, i quali 
hanno rotto l'alleanza. 

Da tutta questa situazione, e' la destra piu' con- 
servatrice quella che trae il maggior profitto, mobi- 
litando il suo potere economico e utilizzando i 
mezzi di comunicazione per tornare alla ribalta e 
recuperare consensi. Stanno pe ricolosamente 
cercando di attrarre quei settori dubbiosi che, con 
la paura di perdere tutto, potrebbero schierarsi 
dietro le bandiere della reazione. 

Varga Uosa, noto romanziere, e' un intellettuale 
interno alle classi dominanti: e' l'unico capace di 
articolare la destra. Dietro una facciata etica, ciò' 
che nel fondo fa, e' difendere gli interessi dei 
banchieri, dei potenti, degli sfruttatori, sviluppando 
una politica tenacemente maccartista. 
Riassumendo possiamo dire che se la statalizza- 
zione viene approvata cosi' come progettata 
dall’APRA, allora la manovra avra' avuto successo: 
sara' veicolo dell'intesa con quei settori delle classi 
dominanti che finalmente si decideranno a trattare 
con CAPRA. 


L'UNITA': SFIDA IMPROROGABILE 

Siamo entrati in una nuova fase del periodo preri- 
voluzionario in cui le condizioni maturano veloce- 
mente e diviene urgente l'obiettivo di avvicinarci ad 
una situazione rivoluzionaria. E' un momento par- 
ticolarmente importante perche' ci sono anche i 
requisiti per la controrivoluzione, la militarizzazione 
e l'autoritarismo e quindi richiede la piu' ampia 
unita' popolare. Si rende necessaria la conver- 
genza di sindacati, associazioni professionali, 
chiesa e partiti politici. Il terreno per questa con- 
vergenza e' oggi costituito dall'Assemblea 
Popolare Nazionale. E' qui che devono confluire i 
nostri sforzi unitari, perche' nei mesi e anni a ve- 
nire dobbiamo lottare su tutti i fronti. 


La ANP non deve ridursi ad un evento burocratico, 
manipolato e neanche diventare semplice tribuna 
di dibattito: deve essere l'organismo di unificazione 
e centralizzazione popolare per i futuri combatti- 
menti, La ANP deve essere luogo di un'autentica 
democrazia popolare e contare con la piu' ampia 
parteci pazione. Il MRTA da' il suo esplicito ap- 
poggio a la ANP ed esprime preoccupa zione per i 
ritardi nella sua realizzazione. 


PIATTAFORMA DI LOTTA 

Per accumulare forze rivoluzionarie e' ora impor- 
tante rafforzare, tramite le lotte, le forme organizza- 
tive naturali delle masse, in una prospettiva di po- 
tere popolare. Sindacati, federazioni, Fronti di 
Difesa, assemblee, ronde contadine, devono 
coordinarsi e agire insieme nella lotta di massa. 
Solo attraverso l'unita', la mobilitazione e le armi 
otterremo la nascita di una forza sociale rivoluzio- 
naria. Con questo fine, sosteniamo e lottiamo per 
la seguente piattaforma: 

1. Espulsione delle banche straniere. 
Statalizzazione senza risarcimenti delle banche, 
finanziarie, assicurazioni e delle loro imprese indu- 
striali, commerciali e immobiliari. 

Statalizzazione, senza risarcimenti, dell'industria 
alimentare e farmaceutica. 

2. No al pagamento del debito estero; per 
l'annullamento dei contratti petroliferi e per la na- 
zionalizzazione della 'Occidental' e della 
'Southern'. 

Nazionalizzazione delle imprese transnazionali che 
operano nel paese. 

3. Aumento dei salari in rapporto al costo della vita. 
Eliminazione dei tetti salariali. 

4. Finanziamenti ai prodotti base dell'alimentazione 
popolare. Effettivo congelamento dei prezzi di ali- 
menti, farmaci e servizi. Controllo dei prezzi da 
parte delle organizzazioni popolari. 

5. Per la stabilita' nel posto di lavoro e per il ri- 
spetto delle conquiste sindacali e democratiche dei 
lavoratori. Deroga del DS che costituisce il 
PROEM. 

6. Difesa delle comunità' contadine e locali. 
Appoggio tecnico ai contadini e alle imprese con- 
tadine; congelamento dei prezzi di sementi e at- 
trezzi; prezzi giusti per i prodotti agroalimentari e 
commercializzazione senza intermediari. 

7. Incriminazione dei funzionari di regime accusati 
di corruzione. 

8. Contro la militarizzazione e la guerra sporca. 
Fine dello Stato di Emergenza di Lima e altri dipar- 
timenti e province e reintroduzione delle garanzie 
individuali in tutto il paese. Fuori le forze armate 


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dalle zone di emergenza. Processo e condanna 
degli assassini in uniforme. 

9. Libertta 1 per i prigionieri politici e sociali. 


CON LE MASSE E CON LE ARMI... 
PATRIA O MORTE... 
VENCEREMOS! 

Direzione nazionale dell'MRTA. 


BILANCIO E PROSPETTIVE: CAMPAGNA 
MILITARE DEL FRONTE GUERRIGLIERO 
NORD-ORIENTALE. 

Pubblicato in Voz Rebelde n° 9 - gennaio 1988 

Il Fronte guerrigliero Nord-orientale fa la sua 
comparsa durante il periodo pre-rivoluzionario, 
quando il contesto socio-politico vede l'acutizzarsi 
della crisi e il conseguente discredito 
deH'amministrazione aprista. Le aspettative, subito 
deluse, per i cambiamenti che questo governo 
aveva demagogicamente sbandierato, hanno 
provocato una massiccia frustrazione e il rapido e 
irreversibile declino della fortuna aprista. 

E' durante l'insuccesso di questo secondo tentativo 
di governo parlamentare che il fronte guerrigliero 
dell'MRTA irrompe prepotentemente nella regione. 
Non e' un episodio fugace. Questo nuovo volto, il 
vero volto della lotta armata guerrigliera, e' un 
progetto globale, coerente, in marcia verso il po- 
tere, verso la costruzione dei socialismo. 

Il sollevamento armato del Fronte Nord-orientale 
costituisce per l'MRTA un salto di qualità'. In soli 
quattro anni di intensa lotta armata, le azioni del 
Fronte diventano la cristallizzazione dialettica delle 
piccole e innumerevoli azioni politico-militari rea- 
lizzate nelle campagne e nelle citta'. Dal punto di 
vista militare le forze operative del Fronte guerri- 
gliero sono cresciute e di conseguenza difficil- 
mente occultabili dal nemico. Ogni azione del 
Fronte costituisce un fatto politico di innegabile ri- 
sonanza e di maggior ripercussione nella vita poli- 
tica del paese. 

Sin dalla costituzione del nucleo iniziale che diede 
origine all'MRTA, esiste il progetto di estendere la 
guerra all'ambito rurale. Non e 1 solo un progetto, 
ma anche lo sforzo, in termini di uomini ed armi, 
per aprire un Fronte guerrigliero a Cusco, nel 1984. 
Abbiamo commesso degli errori a causa della no- 
stra inesperienza, ma non cancelliamo quella 
proposta strategica. 

Il Fronte guerrigliero Nord-orientale copre un am- 
pio ventaglio che, avendo come asse i distacca- 
menti della colonna, comprende anche le milizie, 


sia urbane che contadine: questo consente 
l'articolazione di forme diverse di scontro. 

Il tutto trova la sua sintesi nella campagna politico- 
militare nelle zone rurali che inizia con la presa del 
villaggio di Maceda a settembre. Gli sviluppi suc- 
cessivi hanno un impatto straordinario e aprono 
uno spazio politico che ci consente di rivolgerci al 
paese. Il rapporto con la popolazione e‘ stato fon- 
damentale: del tutto estranei a questa guerriglia 
sono stati prepotenza, abusi e coazione nei con- 
fronti della gente del luogo. Questa non e 1 una 
guerriglia dogmatica che disprezza gli organismi 
naturali delle masse; anzi, vengono promossi co- 
mizi, dialoghi, incontri culturali, feste: una convi- 
venza con la popolazione, prova che questa guer- 
riglia riconosce e rispetta i valori umani, cosi' come 
le tradizioni e i costumi. 

E' una guerriglia che si presenta come il braccio 
armato del popolo e non contro di esso. Questo 
legame caldo e fraterno da entrambe le parti si e' 
sviluppato soprattutto con l'occupazione della valle 
del Sisa, durante una settimana. Con la nostra 
pratica concreta abbiamo smantellato l'immagine di 
iene assassine e bande di narcotrafficanti diffusa 
dal governo e dai mass-media. 

Questo e' per l'Apra una sconfitta che la costringe 
a rimangiarsi quanto aveva detto: lo stesso presi- 
dente e' costretto, dall'entità 1 dei fatti e dal com- 
portamento dei combattenti tupamaristi, ad accet- 
tare l'esistenza di una forma diversa ed evidente di 
guerriglia. 

Il Fronte Guerrigliero Nord Orientale con le sue 
azioni addita i veri nemici del popolo: e' il sistema 
nel suo insieme che va cambiato. Il nemico non e' 
la popolazione e negli scontri vengono addirittura 
risparmiati i membri subalterni delle FF.PP., ai 
quali si concede l'opportunità' di resa e, se non 
hanno commesso crimini contro la popolazione, 
vengono trattati correttamente. 

L'occupazione militare di questi villaggi ci ha per- 
messo di mostrare alla gente cos'e' una popola- 
zione in armi: rispetto delle sue forme tradizionali di 
organizzazione ma rafforzate dal potere delle armi. 
Con le masse e le armi e' possibile creare organi di 
potere popolare. La presenza della guerriglia in 
questi villaggi ha creato questi embrioni di potere 
popolare, rispettando le sue decisioni e le sue or- 
ganizzazioni. 


ASPETTI MILITARI 

Con le campagne militari CHE VIVE e TUPAC 
AMARU LIBERTADOR abbiamo evidenziato la fat- 
tibilità' e le potenzialità' della costruzione dell' 
Esercito Tupamarista.Ne e' esempio la concentra- 
zione delle forze in una struttura militare capace di 


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realizzare una campagna e occupare una citta' 
come Juanjui, capitale della provincia di Mariscal 
Caceres, soggetta allo stato di emergenza e pro- 
tetta da circa un centinaio di poliziotti armati. 

E' il punto piu' alto: in 8 anni di violenza insurre- 
zionale e' la prima volta che si occupa militarmente 
una citta' prendendo tutte le sue strutture pubbli- 
che: aereoporto e vie di comunicazione, nonché' 
catturando e costringendo alla resa i 3 posti di po- 
lizia (GC, GR, PIP). Obiettivo non erano le 
"esecuzioni" o l'eliminazione fisica, bensì' ottenere 
la resa del nemico catturando prigionieri, come nei 
casi di Tabalosos, Soritor, Juanjui e San Jose' de 
Sisa. In tutte queste incursioni abbiamo recuperato 
una grande quantità 1 di armi. 


COMPORTAMENTO DEL NEMICO 

Una settimana dopo la presa di Juanjui, il governo 
ha decretato lo stato di emergenza e il coprifuoco 
in 7 province. Mentre in Ayacucho Belaunde il 
governo ha atteso 3 anni prima di mandare 
l’esercito, in questa occasione 3000 effettivi hanno 
immediata mente invaso la zona con 6 elicotteri 
militari, altri di osservazione e di trasporto. 

Truppe vengono dislocate da Iquitos, Trujillo e 
Lima, oltre a personale delle forze di polizia. 
Arrivano consiglieri yankees con il pretesto della 
lotta al narcotrffico. 

Tuttavia la presenza di questo enorme potenziale e 
le bravate del generale Moral Renjifo non hanno 
sminuito assolutamente il coraggio straordinario 
della guerriglia. Anzi, abbiamo dimostrato che e 1 
possibile lo scontro vittorioso con il nemico attra- 
verso imboscate, scontri con le sue pattuglie, col- 
locazione di mine che hanno provocato molti ca- 
duti. Abbiamo rotto l'assedio nonostante i loro po- 
tenti mezzi. 


IL FRONTE NORD ORIENTALE: 

ASPETTI ORGANIZZATIVI 

Questa intensa esperienza ha formato un nucleo di 
ufficiali e combattenti che costituiscono la base 
dell'esercito tupamarista e che sono cresciuti nel 
combattimento, nella conquista di paesi come 
Maceda, Tabalosos, Soritor, Juanjui, Valle di San 
Jose' di Sisa e tutti i loro villaggi, San Martin de 
Alac, Shatoja e diverse popolazioni della valle 
nonché' 2 imboscate all'esercito, 3 scontri con 
pattuglie e vari giorni di combattimento contro 7 
elicotteri e pattuglie dell'esercito che hanno pro- 
vocato una ventina di morti, compresi 2 ufficiali, un 
capitano, un tenente e molti feriti. 


C'e' stata poi la presa di Chazuta e Yorongos, 
l'attacco all'aereoporto con la distruzione di un 
elicottero MI -6 di fabbricazione sovietica con 
all'interno 4 militari e innumerevoli azioni miliziane. 
La colonna guerrigliera ha dimostrato che, con- 
tando sull'appoggio della popolazione e cono- 
scendo il territorio, e' possibile concentrare le forze 
della colonna e quindi deconcentrarle per ampliare 
il teatro delle operazioni rendendo inutile lo spie- 
gamento dell'esercito che per accerchiarle avrebbe 
bisogno di un numero smisurato di effettivi, e allo 
stesso tempo non potrebbe impedire alle nostre 
forze di riconcentrarsi per le azioni di maggiore 
portata. 

Le nostre perdite sono in rapporto di 1 a 10 rispetto 
a quelle del nemico. L'apparato repressivo am- 
massato a San Martin e' considerevole, tuttavia e' 
destinato a fallire. Infatti, i costi di questo copioso 
materiale di guerra, le pressioni per ottenere vitto- 
rie rapide e fulminbanti, portano il nemico a ricor- 
rere ai bombardamenti indiscriminati, spopolando 
forzatamente le campagne e terrorizzando i con- 
tadini. 

L'esercito e le forze di polizia agiscono isolate ri- 
spetto alla popolazione. 


LE BUGIE DEL NEMICO 

L'esercito, nei suoi tentativi disperati di attribuirsi 
vittorie, mette in piedi manovre di ogni tipo: dalla 
presunta scoperta di depositi di armi (smentita poi 
dalla stessa stampa) a interviste concesse alla 
stampa spacciandosi per membri del MRTA. 

Dopo 3 mesi di presenza l'esercito ha ottenuto ben 
pochi risultati: non hanno recuperato una sola 
arma combattendo, hanno trovato solo armi o 
strumenti che la guerriglia non utilizza e che erano 
stati sepolti (fucili, lanciagranate, lacrimogene, ra- 
dio per uso civile, carcasse vuote di mine ecc.) 
nonché 1 armi che essi stessi hanno collocato per 
far credere che stiamo incassando colpi e che ci 
stanno decimando. E 1 vero l'esatto contrario: at- 
tualmente siamo deconcentrati in unita' e ci stiamo 
rafforzando politicamente e militarmente. 

Le campagne EL CHE VIVE y TUPAC AMARU 
LIBERTADOR costituiscono la punta piu' alta della 
lotta armata in questi anni, un salto di qualità’ in- 
discutibile rispetto alla guerriglia del '65; stiamo 
percorrendo la strada aperta da Luis De La Puente 
Uceda e da Guillermo Lobaton e non ci fermeremo 
fino alla presa del potere. Perche' questo progetto 
mostra l'orizzonte dove le masse popolari costrui- 
ranno il potere militare della rivoluzione per con- 
quistare il nostro futuro di liberazione nazionale e 
sociale. 


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COSTRUENDO L'ESERCITO TUPAMARISTA 

(pubblicato in Voz Rebelde, no 8, Novembre 1987) 

IL 21 novembre si riuniscono a Tarapoto, citta 1 
principale del dipartimento di San Martin, il Ministro 
della Difesa generale EP Enrique Lopez Albujar, il 
presidente del Commando Congiunto delle forze 
armate, ammiraglio Juan Soria Diaz, il generale 
Rateai Moral Rengifo capo del Commando 
Politico-Militare della zona, il presidente dei 
Trasporti e Comunicazioni, generale EP German 
Parra Herrera. Il motivo della riunione: coordinare 
azioni contro la guerriglia del MRTA e contro la 
popolazione di San Martin che stava completando 
uno sciopero di 48 ore per rivendicazioni regionali, 
e reiterare, per bocca del primo ministro, 
“l'appoggio politico, il sostegno e la totale identifi- 
cazione (del governo) con le forze armate che 
combattono la sovversione". 

Un tale dispiegamento, giunto alla dichiarazione 
dello stato di emergenza in 7 province e all'invio di 
piu' di 2000 effettivi di forze armate nemiche e' una 
risposta prevedibile che il governo di Alan Garcia 
da di fronte ai successi della guerriglia del Fronte 
Nord Orientale del MRTA. Non poteva essere di- 
versamente poiché 1 l'occupazione militare di 
Juanjui (citta 1 principale della provincia di Marisca! 
Caceres, con piu' di 20.000 abitanti), il mattino del 
6 novembre, e' stata l'operazione guerrigliera piu' 
importante degli ultimi decenni nel nostro paese. 
Essa costituisce un'autentico salto di qualità' nella 
formazione dell'Esercito Tupamarista. 

Le principali caratteristiche di questa azione sono: 

1. Il fattore sorpresa e' stato fondamentale, sia dal 
punto di vista militare che politico. 

Malgrado lo stato d'emergenza nella provincia, gli 
ufficiali delle Forze di Polizia, non stavano al loro 
posto, ma stavano festeggiando. Il tenente G.C. 
Cieza Lacio fu ucciso, ma l'assenza di altri ufficiali, 
porto' la truppa a scegliere la resa o a scappare 
senza combattere. 

Anche per il governo dell'APRA e le altre forze po- 
litiche, sia di destra che di sinistra, la sorpresa 
(politica) e' stata completa. Questo si capisce alla 
luce della sovraestimazione che le altre forze poli- 
tiche hanno delle proprie capacita' e possibilità', e 
della sottova lutazione nei confonti della nostra 
organizzazione e del popolo: della nostra ideolo- 
gia, linea politica, e delle capacita' e possibilità' del 
popolo di formare una forza rivoluzionaria. 

2. La nostra forza ha dimostrato conoscenza della 
tattica militare, spiegando contingenti che hanno 
assalito simultaneamente le caserme dei GC, GR e 
PIP, occupando gli uffici pubblici, le vie di comu- 
nicazione e l'aereoporto, portando a termine tutti gli 
obiettivi militari. 


3. Furono costretti alla resa 95 poliziotti, con il mi- 
nor costo umano possibile: un tenente morto e vari 
feriti, accuditi con umanità'; nessuna perdita da 
parte nostra. 

4. Furono recuperate molte armi: diverse decine di 
fucili, mitragliatrici e pistole, un lancia razzi, centi- 
naia di granate a mano e migliaia di munizioni, 
raddoppiando la capacita' di fuoco della guerriglia 
e le possibilità' di incorporare nuovi contingenti 
popolari all'esercito tupa marista. 

5. Riteniamo inoltre che i criteri con cui abbiamo 
trattato il nemico e la popolazione sono stati cor- 
retti e adeguati ad una forza emergente e giovane 
quale noi siamo: non ci sono state esecu zioni ste- 
rili ne 1 di autorità' ne' di membri della polizia, questo 
in considerazione delle regole di guerra, ma anche 
perche' liquidare fisicamente un'autorità' aprista 
per il solo fatto di essere aprista significherebbe 
riconoscere al nemico il diritto di liquidare qualsiasi 
membro del popolo per il solo fatto di essere rivo- 
luzionario, socialista, comunista o anche solo diri- 
gente sindacale. 

Inoltre, considerando che la guerra e' “il prolunga- 
mento della politica con altri mezzi", 'politico' e 
'militare' devono essere giustamente combinati per 
il successo del processo rivoluzionario; solo cosi' si 
spiega che questa azione militare - la presa di 
Juajui' - abbia avuto una ripercussione cosi' 
straordinaria. 

6. La ritirata, infine, delle nostre forze, e' stata or- 
dinata e rapida, con l'appoggio sincero della po- 
polazione, requisito quest'ultimo di fomdamentale 
importanza. 

Una cosa e' certa: la presa di Juanjui', cosi' come 
l'avanzata vittoriosa del Fronte Nordorientale 
dell'MRTA attaverso i villaggi di San Martin, mette 
in forse tutto ciò 1 che il governo dell'APRA ha fatto 
in questi due anni e mezzo, e ha dato luogo, in 
questi ultimi 15 giorni, alle piu 1 svariate reazioni, a 
tutti i livelli. 

Superato lo sconcerto iniziale, il governo di Alan 
Garcia ha decretato lo stato di emergenza in 7 
province e il controllo politico militare della zona, 
mandando dai 2500 ai 3000 soldati. L'invito del 
presidente a deporre le armi ed a "vivere in demo- 
crazia" era, a quelle condizioni, inaccettabile. Ciò' 
nonostante, la nostra organizzazione rispose 
tempestivamente con un documento ampiamente 
diffuso e com mentato, e, naturalmente, rifiutato 
tassativamente dal governo. Di fronte alle ri chieste 
dell'MRTA -riconoscimento della ANP (Assemblea 
Nazionale Popolare) e soddisfacimento delle ri- 
chieste da essa avanzate, fine immediata della 
repressione nei confronti delle organizzazioni sin- 
dacali in sciopero e della pratica della tortura, 
nonché' liberta' per i prigionieri politici - il governo 


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ecn milano 


ha optato per il confronto militare e per la repres- 
sione generalizzata, compresi bombardamenti in- 
discriminati. Evidentemente il governo non ha altro 
da offrirei. 

La destra tradizionale - AP, PPC, ecc. - ha colto 
l'occasione per ricordare al governo che il nemico 
principale e 1 la "sovversione" e che per affrontarlo 
e' necessario "serrare le fila" e giungere, ovvia- 
mente, ad accordi che concilino interessi comuni, 
primo tra tutti la modifica sostanziale della cosid- 
detta "nazionalizzazione e statalizzazione della 
banca", fino a raggiungere una pacifica convivenza 
tra governo e imprenditori. 

Questa contraddizione tra settori del potere do- 
minante, cioè' tra il governo aprista e i banchieri, 
sommata all'azione oggettiva dell'MRTA, che non 
può' essere ignorata, ha consentito alla nostra or- 
ganizzazione il porsi al centro del dibattito nazio- 
nale, portando le nostre proposte, per quanto rita- 
gliate, fino ai piu' reconditi angoli del paese. La 
forza tupamarista ha saputo utilizzare adeguata- 
mente le contraddizioni sorte in seno al nemico, a 
vantaggio del movimento rivoluzionario. 

D'altra parte, la risposta del movimento popolare e 
soprattutto dei lavoratori, alla nostra organizza- 
zione, e' stata quanto piu' stimolamte, calorosa, 
fraterna e solidale. Questo e' risultato evidente 
quando migliaia dì persone hanno accompagnato i 
resti dei nostri guerriglieri, caduti in combattimento 
a Los Aguamos, il 17 novembre. Lo stesso vale 
per lo sciopero di 48 ore del villaggio di San Martin 
e altre dimostrazioni simili. 

Nella riunione dell'Assemblea Nazionale Popolare, 
tenutasi dal 19 al 22 nov., e che ha visto riunite le 
principali organizzazioni sindacali e politiche di si- 
nistra, i gruppi piu' progressisti e di classe, hanno 
lottato per sostenere che aH'interno del movimento 
popolare e rivoluzionario si pongono come ne- 
cessarie e possibili tutte le forme di organizzazione 
e di lotta, compresa la lotta armata rivoluzionaria, 
in risposta e in alternativa alla violenza strutturale 
dello stato contro il popolo, violenza che si traduce 
in terrorismo di stato, guerra sporca e repressione. 
Non mancano, evidentemente, all'interno del mo- 
vimento popolare, quelli che hanno accolto come 
un boccone amaro l'agire della nostra organizza- 
zione: i riformisti, da una parte, che hanno visto 
vacillare i loro piani elettorali e di conciliazione, e 
dall'altra gli infantilisti provocatori, che perdono 
sempre piu 1 terreno aH'interno del movimento po- 
polare, a causa soprattutto di strategie e tattiche 
sbagliate. Entrambe queste posizioni conducono 
alla sconfitta, oggi o piu' avanti, del movimento ri- 
voluzionario delle masse. 

Per concludere, il 21 novembre, nelle vicinanze di 
Soritor, un distaccamento del nostro Fronte 
Nordorientale ha teso un'imboscata alle forze in 


avanzata dell'esercito nemico, provocando la 
morte di 4 soldati e il ferimento di altri 6. 

Un'altra colonna ha preso Chazuta, ad est di 
Tarapoto. In questo modo la nostra organizzazione 
procede nel compito di sviluppare la guerriglia, in 
quanto parte fondamentale nel processo rivolu- 
zionario del nostro paese, in lotta per prendere il 
potere, per costruire una società' veramente de- 
mocratica, popolare e rivoluzio naria, vale a dire, 
per il socialismo. 

SIAMO I DEGNI FtAPPRESENTANTI 
DELL'ALTERNATIVA POPOLARE! 

COSTRUIAMO LA FORZA POLITICA E MILITARE 
DEL POPOLO: 

L'ESERCITO TUPAMARISTA! 

CON LE MASSE E CON LE ARMI... 

PATRIA O MORTE... VENCEREMOS! 


CON LE MASSE E CON LE ARMI 

PER LA DEMOCRAZIA RIVOLUZIONARIA. 

PER LA SOVRANITÀ' NAZIONALE, 

LA GIUSTIZIA E LA PACE! 

IL DISCREDITO NON RIGUARDA SOLO 
L'APRA, MA LA DEMOCRAZIA BORGHESE 
NEL SUO COMPLESSO. 

Non stiamo vivendo momenti propizi al ristagno 
politico o al pacifico discorrere. Non solo il movi- 
mento sociale e' agitato in profondità', ma le sue 
espressioni si manifestano apertamente in un 
paese sconvolto dalla crisi e dove i protagonisti 
enunciano con maggior chiarezza obiettivi e limiti 
nel confronto politico. 

I processi congiunturali, in questo periodo rivolu- 
zionario, sono accellerati, e la presenza e la por- 
tata della lotta armata costituisce un fattore, che 
pur senza essere determinante, preme per 
l'avanzare della coscienza rivoluzionaria. 

II fallimento storico delle amministrazioni basate sul 
sistema parlamentare, segna il fallimento di questa 
democrazia. Con questo non vogliamo affermare 
che nel sentire popolare, nei desideri e illusioni 
delle masse, la democrazia come concetto sia de- 
finitivamente sconfitta. Affermiamo pero' che que- 
sto stratagemma delle classi dominanti per con- 
servare il loro potere, si sta rapidamente logo- 
rando. 

Con la fine della dittatura di Morales, abbiamo 
sperimentato piu' di 7 anni di democrazia borghese 
e i risultati segnano un peggioramento generaliz- 
zato a tutti i livelli: alimentazione, lavoro, abitazioni, 
salute, istruzione, ecc. 

Queste forme di dominio, nella misura in cui non 
hanno rimediato allo sfruttamento e alla miseria, 


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ecn milano 


ma hanno anzi contribuito ad aggravarli, comin- 
ciano a screditarsi. Questa falsa democrazia sta 
affossando i piu' bisognosi. 


LA DESTRA TRADIZIONALE ALLA RICERCA 
DI UNA RICOMPOSIZIONE 

Il fallimento deH'APRA al governo e' incontestabile. 
Lottare per piu' di 60 anni al fine di porsi alla testa 
del paese e poi mostrare una storia controversa 
nella quale si mescolano il martirio dei primi anni, il 
venir meno alle promesse e l'allineamento chiaro e 
convinto al nemico. Di contro: il movimento popo- 
lare, fino all'immagine rinnovatrice e fresca di Alan 
Garcia, che genero' tanta attesa. Mai prima un 
governo aveva raggiunto un cosi' ampio consenso 
e appoggio che ha scialaquati altrettanto veloca- 
mente. 

Questo fallimento mostra alle classi dominanti che 
non esiste un partito politico, a destra, in grado di 
rappresentarle all'interno della cornice democratica 
borghese. 

L'APRA non da' loro questa sicurezza, mentre PPC 
e AP non sono ritenute alternative: Bedoya non 
convoca e Belaunde, dopo la sua catastrofica am- 
ministrazione, si trova privato di possibilità'. 

L'APRA al governo rappresenta storicamente gli 
interessi del sistema nel suo insieme ma non rap- 
presesnta alcuna classe o parte di essa. In altre 
parole, non esiste una egemonia capace di orien- 
tare e/o dirigere le classi dominanti. Queste, da 
parte loro, sono in una fase di stanca e sono con- 
scie della situazione. La loro debolezza si vede 
chiaramente in quanto vivono una crisi di rappre- 
sentatività', cioè' c'e' assenza o distacco tra classe 
e partito. Sia nuovi che vecchi settori 
dell'imprenditoria non si sentono rappresentati dai 
partiti tradizionali come APRA, PPC o AP. E' que- 
sto un altro errore di questa democrazia: non es- 
sere capace di rafforzarne i legami. Infatti questa 
assenza imprenditoriale nel mondo politico si tra- 
scina fin dal golpe di Velasco Alvarado. 

Sono i sindacati che invece assumono la difesa 
politica degli interessi degli imprenditori. Nel caso 
della statalizzazione, ad esempio, fu la CONFIEP a 
giocare un ruolo attivo per contrastarla. 

Ogni classe o parte di essa vuole un partito politico 
perche' difenda i suoi interessi in campo politico e 
la destra, come visto, già' non si sente piu' rap- 
presentata. 

Iniziative e avvicinamenti si intensificano prepa- 
randosi per il 1990. Gli imprnditori si dichiarano in 
disaccordo con il modo di approcciare la stataliz- 
zazione del PPC e manifestano la volontà' di cre- 
are un movimento politico. Non passa sotto silen- 
zio l'incontro tra Belaunde e Bedoya ma un fronte 


tra essi e' cosa prematura e ricca di contraddizioni 
che eventualmente dovrebbe risolvere il futuro le- 
ader. 

All'interno di questa posizione si forma l'Union 
Civica Independiente a cui si aggiunge la magra 
clientela del minipartito formato da Francisco Diaz 
Canseco e il fronte di Morales Bermudez, quasi 
inesistente. 

In questa cornice iniziano gli sforzi per convergere 
in un fronte che unisca tutta la destra tradizionale, 
cercando di orientare il discorso su un piano "ne' 
aprista ne 1 comunista". Si rendono conto che non 
possono proseguire separati perche' ciò 1 signifi- 
cherebbe un ulteriore rimpicciolimento, e una 
nuova dura sconfitta, data la situazione del mo- 
mento, può 1 solo portare a effetti piu' che traumatici 
poiché 1 porterebbero ad un allontanamento dal 
governo. Ci sono dunque acque agitate all'interno 
della destra tradizionale. E' anche probabile la 
nascita di una 'destra liberale 1 , il cui ideologo, 
Hernando de Soto, ne rinnova le concezioni e a cui 
da autorevolezza Mario Vargas Liosa, nella sua 
qualità 1 di scrittore e intellettuale di fama. 

Costoro potrebbero servire da principale punto di 
riferimento, sempre che la destra tradizionale de- 
cida per l'unita'. 

Questa medesimo clima di smarrimento o co- 
munque una forte mancanza di uniformità', ha ca- 
ratterizzato l'ultimo CADE, evento anodino, che e' 
trascorso senza biasimo ne' lode, dove sono 
emerse chiaramente due correnti capeggiate dai 
rispettivi sin dacati: l'IPAE che ha fatto il possibile 
per impedire che il CADE si politicizzi spingendo 
per la contrattazione con il governo; la CONFIEP 
favorevole alla rottura degli imprenditori con il go- 
verno. Entrambe poi lottano per ottenere una 
maggior rappresentatività'. 

Ciò' che in questi momenti risulta evidente e' la 
debolezza polìtica delle classi dominanti e gli sforzi 
che essa realizza per scongiurare gli sviluppi di 
una crisi in incubazione. Ma in qualunque caso, 
anche nella eventualità' di una soluzione 'liberale' 
nel processo di ricomposizione interna che la de- 
stra sta vivendo, quella che finalmente si affer- 
merà' sara 1 la destra autoritaria, quella che non 
esiterà' ad appoggiare e provocare un colpo di 
stato, se lo riterrà' necessario. 

In questo paese non c'e' spazio per lo sviluppo di 
una destra liberale. La profondità' della crisi e la 
disperazione delle masse immiserite indicano 
piuttosto soluzioni come quella del generale 
Cisneros Vizquerra. 


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ecn milano 


APRA: DAL URICO FUTURO 
AL PRESENTE DECADENTE. 

L'erosione subita da questo governo in poco piu' di 
due anni e'innegabile. E' fallito come alternativa di 
cambiamento e sprofonda nella corruzione, nelle 
beghe interne e nella demagogia. Questa pro- 
gressiva perdita di immagine e di credibilità' non e' 
iniziata all'improvviso, ma e 1 risultato di una politica 
volta a favorire le multinazionali e i grandi impren- 
ditori, sulla pelle delle esigenze popolari. 

In un paese sconvolto dalla crisi, si e 1 rivelato del 
tutto demagogico lo slogan "un governo per tutti i 
Peruviani". La turbolenza che agita il Perù non la- 
scia spazio all'ambiguità'. Il processo di deteriora- 
mento e di corruzione che attraversa tutte le istitu- 
zioni delle classi dominanti, cosi' come l'elevato 
livello di violenza nella vita sociale, impongono una 
scelta chiara, precisa. L'APRA, come era prevedi- 
bile, sin dall'inizio ha fatto la sua scelta contro il 
movimento operaio e popolare. Tutta la logorrea 
infuocata del Dr Garcia e le sue posizioni anti im- 
perialiste nei discorsi e interviste, mettono il luce 
demagogia e incoerenza. 


FALLIMENTO DEL PROGRAMMA ECONOMICO 
ETERODOSSO. 

Il programma antinflazionistico e di ripresa econo- 
mica fu elaborato con lo scopo di attirare i grandi 
capitalisti sperando in una loro reazione favorevole 
(vale a dire investimenti) alle esenzioni fiscali, alla 
sovvenzione dei costi, alla protezione del mercato 
interno. 

Questo programma e' stato la risposta al ristagno 
dell'economia e all'inflazione sfrenata, prodotti 
della precedente politica monetarista. Questo pro- 
gramma "eterodosso" ha come asse portante lo 
stimolo della domanda tramite una politica dei sa- 
lari, il congelamento dei prezzi e la messa in pra- 
tica di forme di impiego complementare. In altre 
parole, si cerca di ridurre l'inflazione attraverso sti- 
moli alla produzione e all'investimento con 
l'attrattiva del miglioramento dei benefici dei capi- 
talisti. 

Alla crescita dei salari corrisponde comunque uno 
sgravio fiscale di circa l'8% del prodotto lordo in- 
terno agli imprenditori, mentre gli aumenti salariali 
sono semprestati al di sotto dell'inflazione. 

Questa politica ha risparmiato denaro allo stato, 
denaro che e' stato poi utilizzato per appoggiare 
programmi come il PAIT. Logicamente questa poli- 
tica ha accentuato il deficit fiscale. 

Alan Garcia e la sua equipe di consiglieri spera- 
vano che, attraverso l'incremento dei loro benefici, 
gli imprenditori avrebbero risposto non solo au- 


mentando la produzione, ma soprattutto aumen- 
tando gli investimenti, avviando una sostenuta 
crescita economica. Tuttavia, questo piano di 
emergenza ha migliorato soltanto la posizione degli 
imprenditori, senza ottenere gli sperati investi- 
menti. 

La stima di investimenti privati a PNL reale e' au- 
mentata dal 5,7% del 1985 a un misero 6,2% 
(n.d.r. 1987). Inoltre questo aumento si spiega so- 
prattutto con lo sforzo di piccole e medie imprese, 
infatti, secondo l'analisi del INP, le 62 imprese piu' 
grandi hanno investito un 26,3% in meno rispetto 
al 1985. 

In queste condizioni, dopo un anno 
dall'applicazione di questo programma si perde il 
controllo dell'inflazione e si prevede che per la fine 
dell'anno superi il 100%; il deficit fiscale aumenta e 
probabilmente toccherà' il 10% del PNL. E' prevista 
inoltre, una diminuzione delle riserve internazionali. 
Tutto questo spinge all'eliminazione dei controlli 
nel settore esterno e all'esigenza di un ritorno 
all'ortodossia monetaria. Ciò' significa, 
nell'immediato, un incremento delle entrate tributa- 
rie: crescita del prezzo della benzina, ristruttura- 
zione della spesa pubblica per ripristinare una 
politica di sovvenzioni necessaria agli esportatori 
per essere competitivi con l'esterno, nonché' sva- 
lutazione. 


LA BEFFA DELLA STATALIZZAZIONE 

La statalizzazione non e' altro che la risposta 
all'insuccesso del programma "eterodosso" non- 
ché' l'opportunità', colta da Alan Garcia, per ri- 
prendere l'iniziativa politica dopo che il suo prota- 
gonismo e' venuto meno a causa delle promesse 
incompiute e aH'interno del partito Luis Alva Castro 
si rafforza e sconfigge il prescelto per la 
Presidenza della Camera dei deputati. 

Il 28/7/'87 si rompono i rapporti tra governo e im- 
prenditori. Alan Garcia e i tecnici che lo circondano 
sembrano ricorrere ad una formula piu' celere nella 
loro ansia di convincere gli imprenditori ad inve- 
stire. 

Avere in mano l'insieme del sistema finanziario 
significa sottrarre ai banchieri un meccanismo che 
consente loro di controllare il credito e che i pa- 
droni hanno utilizzato anche per portare i loro soldi 
all'estero. Nasce cosi' una polarizzazione incon- 
sueta nel paese: chi e' a favore e chi e' contro. Ma 
la cosidetta polemica sulla statalizzazione non e' 
ciò' che divide il paese: questa divisione esiste da 
ormai 500 anni. 

All'inizio l'APRA prende l'iniziativa: si scaglia contro 
le 4 famiglie che controllano l'economia e sban- 
diera anche la democratizzazione del credito. La 


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ecn milano 


proposta iniziale ha dei limiti perche' non intacca la 
banca straniera e regionale ne' i monopoli indu- 
striali e commerciali ad esse legati. 

Si acutizza lo scontro tra l'APRA e la destra tradi- 
zionale, che entra in scena con forza in nome della 
liberta' e della democrazia, contro la crescita sta- 
tale identificata con il totalitarismo, Allo stesso 
tempo, essa fustiga una sinistra sconcertata, ac- 
cusandola di esserne la responsabile. 

La controffensiva della sinistra e 1 solida, denuncia 
la misura come incostituzionale e scende in strada 
protestando rumorosamente. La classe media e' 
trascinatadalla spacconeria della destra. La ILI ri- 
mane in disparte, divisa: il PSR e i' barrantistas' 
proclamano apertamente il loro appoggio alla sta- 
talizzazione cercando di salire sul carro dell'APRA 
e di giungere ad un patto tra ILI e APRA. 

Altri settori cambieranno idea solo quando il pro- 
getto arriva in Senato. 

SL oppone alla statalizzazione gli stessi argomenti 
che la destra conservatrice usa, cioè' accusa il 
governo di essere fascista. Nello stesso partito al 
governo, si creano spaccature al suo interno poi- 
ché' molti dei suoi dirigenti e dei suoi militanti sono 
imprenditori, altri hanno legami con banchieri e con 
il settore finanziario in generale. Voci discrepanti 
come quella dello stesso Luis Alberto Sanchez, 
Torres Vallejo, Barnechea, sono solo alcuni 
esempi di leaders conosciuti di un settore interno al 
PAP che non sono d'accordo con la statalizza- 
zione. 

La controffensiva della destra e' la minaccia del 
blocco dei rifornimenti, realizzata con uno sciopero 
imprenditoriale simbolico, fino al ricatto del golpe. 
Questo assalto fa vacillare l'APRA, frena la sua 
campagna, la fa retrocedere e si riapre un periodo 
di negoziazioni. Gli accordi riguardano la sospen- 
sione delle manifestazioni per strada e il consenso 
al governo perche' solleciti l'intervento delle ban- 
che. 

Al momento (n.d.r. 1987) e' proliferato il ricorso ai 
protezionismo mentre il presidente si nasconde 
dietro al fatto che le decisioni del Potere Giudiziario 
siano rispettate. Intanto, alla proposta iniziale di 
già' insoddisfacente, si aggiungono ulteriori con- 
cessioni. 

- La banca regionale non viene toccata e ha una 
partecipazione minoritaria rispetto allo stato (30%). 

- Con la creazione della banca privata del Callao, 
si aprono le porte alla riconquista del sistema fi- 
nanziario ai gruppi di potere. 

- Il 30% delle banche e il 49% delle compagnie di 
assicurazioni rimangono nelle mani dei privati. 
L'incoerenza dell'APRA con la sua stessa proposta 
e' stata dimostrata ampiamente in parlamento. Ora 
(n.d.r. 1987) sembra che facciano tanto chiasso 


per far dimenticare tutto il passato alla gente e la- 
sciare le cose come stanno. 

L'APRA non può' divorziare dagli imprenditori, 
tanto meno in un momento in cui ha cambiato il 
contenuto della sua proposta economica e ripro- 
pone uno schema ortodosso: c'e' una chiara rifor- 
mulazione della politica dovuta alle domande della 
finanza internazionale. Si e' prodotto nuovamente 
un avvicinamento che si riflette piu' drammatica- 
mente nella legge sugli idrocarburi, legge che se- 
gna la resa assoluta. 

In ogni caso, anche questo governo serve agli im- 
prenditori. I negoziati e il ripensamento sulla stata- 
lizzazione mostrano che c'e' una volontà' politica di 
ricomporre l'alleanza con i "12 apostoli"; soprattutto 
ora che si pianifica una politica che supera il di- 
scorso sulle esportazioni. 


IL REGALO DI NATALE 

La svalutazione del 14/12 non ha precedenti nella 
nostra storia. E' del 65% e le sue ripercussioni si 
ripercuotono, come sempre, sui settori piu' poveri. 
Quasi immediatamente i prezzi crescono del 50%. 
Il Dr. Garcia non approfitta solo delle aspettative 
della popolazione in un periodo di feste natalizie, fa 
anche sparire il primo gruppo di Alianza Lima che 
aveva commosso il paese nel tentativo di far dare 
un po' di consistenza al "regalo" che ad esso 
spettava. 

Neanche quando il dollaro retrocede ci può' essere 
allegria, solo preoccupazione. 

Non si tratta solo della rettifica del presidente o del 
funzionamento dei meccanismi della democrazia o 
del fatto che il mandatario si sia fatto eco delle 
aspirazioni popolari. Quello che si suppone e 1 che 
la decisione finale da 16 a 20 intis sia presa dopo 
una coscienziosa analisi e diversi studi tecnici. 
Tuttavia, dopo soli 7 giorni, si torna indietro. 
Questa retromarcia piu' che raccogliere le inquie- 
tudini della gente rivela sorpresa. Soprattutto 
quando questo cambio non potrà' essere mante- 
nuto. A gennaio infatti, si dovrà 1 porlo ancora a 20 
intis o piu'. Il nuovo modello al quale l'APRA ha 
aderito la obbliga, l'anno seguente, ad agire in 
accordo alla fredda realtà' monetaria anche se in 
campo alimentare dipendiamo daH'importazione 
del grano e del mais. Aumentano infatti i prezzi 
della farina, del pane, degli spaghetti, dei grassi e 
del pollo. Quindi, questo dollaro a 16 rispetto al 
MUC di 33 intis non si mostra altro che demagogia 
da disperazione, prima del fallimento della sua im- 
magine. 

Le modifiche al tasso di cambio, il dollaro MUC a 
33 intis (dopo soli 2 mesi c'e' un'altra svalutazione, 
quindi il dollaro MUC, il 26/10, si fissa da 16 a 20 


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intis) producono un incremento generale del costo 
della vita, principalmente gli alimenti. 

Questa svalutazione, per quanto il presidente af- 
fermi che non mette a repentaglio i piu' poveri, im- 
plica una crescita del 25% dei prezzi di tutte le 
cose. 

La svalutazione ha un impatto negativo anche 
sull'inflazione che, a fine anno, si assesta sul 
100 %. 

Il panorama economico ha tinte fosche. C'e 1 poco 
che l'APRA può' fare per evitare una maggiore 
recessione economica poiché', fallito il piano di 
emergenza, non ha alcun piano a medio o lungo 
termine. 

L'economia, prodotto del fallimento del modello, ha 
un quadro caratterizzato dalla caduta delle riserve 
internazionali di circa 120 milioni mensili di dollari 
C'e' poi il calo delle importazioni di lusso, troppo in 
la' dai nostri bisogni storici, e un calo delle espor- 
tazioni, soprattutto petrolio. 

Sebbene le trattative con.il settore imprenditoriale 
continuino, ci vorrà' del tempo per ristabilire 
l'armonia. Essendo per il momento chiusi i rubinetti 
del finanziamento e non riuscendo ad ottenere uno 
sviluppo interno, il governo cerca di sostenersi at- 
traverso le esportazioni. E una formula classica per 
dare impulso alle esportazioni e' svalutare, affin- 
ché' i prodotti possano essere competiti vi sul 
mercato mondiale. Qui la storia si ripete, poiché' 
tutto ciò’ porterà' a rafforzare l'alleanza con il capi- 
tale transnazionale e il governo si consegnerà' 
nella maniera piu' vergognosa ai capitale straniero 
pur di ottenere le risorse esterne necessarie per 
salvare gli anni che gli restano. 

La presunta posizione dura di questa amministra- 
zione con la Banca Mondiale, col Club di Parigi e 
persino con il FMI, e' cambiata. Le trattative sono 
iniziate e questi enti finanziari hanno inasprito le 
loro posizioni; infatti, piu' si deteriorano le condi- 
zioni economiche, maggiore diviene l'urgenza a 
trattare e piu' rigide saranno le condizioni. 

Attualmente il governo ha modificato il suo rap- 
porto con il capitale privato straniero. La nuova 
legge sul petrolio e il cambiamento dei meccanismi 
che limitavano la rimessa di utili all'estero sono 
un'altra prova del suo servile riallineamento al ca- 
pitale transnazionale, pur di ottenere investimenti. 
Questa politica porterà' soltanto l'aggravarsi della 
crisi, una maggior disoccupazione, destabilizza- 
zione e snazionalizzazione della nostra economia. 


L'ASSEMBLEA NAZIONALE POPOLARE 

A partire da maggio di quest'anno, quando si sono 
verificati lo sciopero della polizia e lo sciopero na- 


zionale, si evidenzia un importante cambiamento 
nel movimento operaio e popolare. Si assiste ad 
un importante recupero di combattività' delle 
masse, che hanno assunto in pieno la loro scon- 
tentezza nei confronti del governo. Da maggio in 
poi il movimento operaio e popolare ha fortemente 
incrementato le espressioni di lotta e di rifiuto del 
governo aprista. 

Il 1987 e' stato un anno importante anche perche' 
ha permesso che quasi tutti i settori del movimento 
sociale si esprimessero secondo le regole della 
democrazia popolare: congressi delle ronde con- 
tadine, di CCP, SUTEP, Federazione di minatori e 
soprattutto la realizzazione della Assemblea 
Nazionele Popolare. 

Allo stesso modo le lotte dei sindacati hanno 
scosso questo governo. Al termine dell'anno, le 
richieste di INDUMIL, INPE, del settore Salute, del 
Ministero dei Trasporti e altri conflitti, evidenziano 
la crescita del movimento popolare. 

Nel quadro delineato dall'acutizzarsi della crisi, dal 
logoramento del governo, dalla crescita delle lotte 
popolari e dall'estensione della guerriglia, si inse- 
risce la convocazione della Assemblea Nazionale 
Popolare, fatto politico di indubbia trascendenza. 
Non e 1 passata inosservata, e la convocazione di 
circa 3000 delegati costituisce uno degli eventi 
popolari piu' rappresentativi degli ultimi anni. La 
destra ne ha parlato in tutti i suoi giornali; i leaders 
dell'APRA hanno invito in tutti i modi contro l'ANP, 
hanno cercato di minimizzarne l'importanza, ma 
non hanno potuto ignorarla. 

L'aspetto centrale riguardo a come orientare e co- 
struire l'ANP, e' strettamente legato alla valuta- 
zione del momento e ancor piu’ del periodo. 

Per l'MRTA e' chiaro che l'ANP e' uno strumento 
aperto, per organizzare e diri gere le masse nelle 
loro rivendicazioni, dando loro unita', incisività' e 
orientamento politico. E' uno strumento di conte- 
nuto strategico nella lotta contro il nemico, in que- 
sto caso contro l'APRA. L'ANP, inoltre, ha in se' 
l'embrione di una nuova forma di democrazia che 
può' prefigurare forme di potere popolare. 



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ecn milano 


4 File : GONZ.DOC 


MUOVEREMO MARI E MONTI 
PER DIFENDERE LA VITA 
DEL COMPAGNO GONZALO 

Il compagno Gonzalo (Abimael Guzman), il porta- 
voce del Partito Comunista peruviano, nonché 
importante membro del movimento comunista in- 
temazionale, è stato arrestato il 12 settembre dal 
regime reazionario di Fujimori. Ci sono riusciti dopo 
una caccia all'uomo durata 12 anni, portata avanti 
dalla polizia e dall'esercito peruviano, guidati dai 
noti apparati "controrivoluzionari" dell'imperialismo 
statunitense. Anche se la costituzione peruviana 
ha messo fuorilegge la pena di morte, questa è 
stata sospesa ed il regime minaccia di uccidere il 
compagno Gonzalo, e la stampa imperialista sta 
preparando l'opinione pubblica ad assistere a 
questo crimine oltraggioso. 

Bisogna cominciare urgentemente a lottare in di- 
fesa della sua vita. 

Con la sua linea politica Marxista-Leninista, il 
compagno Gonzalo ha giocato uno dei ruoli prin- 
cipali all'inizio e durante la lotta popolare rivolu- 
zionaria peruviana contro le classi dominanti e i 
loro padroni imperialisti che hanno spremuto sia 
profitti che la vita stessa dalle masse popolari del 
Perù per secoli. 

Il compagno Gonzalo è divenuto il leader ricono- 
sciuto di milioni di operai e contadini, e del loro 
nuovo stato che venne costruito nel corso della 
lotta popolare. E' stato alla testa della rivoluzione 
peruviana, non solo a beneficio delle masse di quel 
paese, ma per servire gli oppressi e gli sfruttati di 
tutto il mondo. 

Il compagno Gonzalo rappresenta il sogno rivolu- 
zionario di un futuro comunista senza barbare di- 
visioni di classe, senza imperialismo. Lui è il ne- 
mico politico numero uno degli imperialisti e dei 
reazionari di tutto il mondo che sperano di rivestire 
il loro ruolo sanguinario per sempre. 

Anche al di là del Perù, milioni di persone che 
odiano questo brutale sistema sociale che viene 
rappresentato da queste voci borghesi, confidano 
nel compagno Gonzalo e nella lotta popolare che 
lui capeggia per abbattere il vecchio ordine sociale 
e per portare i freschi venti rivoluzionari di libera- 
zione che non conoscono confini tra gli oppressi. 

La cattura del compagno Gonzalo è un duro colpo 
per i rivoluzionari di tutto il mondo: la vita del nostro 
compagno versa in estremo pericolo. Questo at- 
tacco è anche una sfida, un appello per ribellarci e 
per impedire che i reazionari si prendano la vita del 
compagno Gonzalo, e con la lotta, infliggere una 


dura sconfitta ai suoi catturatori. Difendere la vita 
del compagno Gonzalo significa difendere il diritto 
degli schiavi a ribellarsi, significa difendere la rivo- 
luzione e il comuniSmo. Il compagno Gonzalo è 
accusato di truffa, ma è lo stato peruviano che ha 
tradito il paese e che pende dalle labbra dei pa- 
droni Yankee. 

Il compagno Gonzalo è accusato di 27000 morti, 
ma è l'esercito peruviano che ha ucciso la stra- 
grande maggioranza di queste persone, inclusi 
casi conosciuti a livello internazionale in cui sono 
stati massacrati contadini e operai disarmati i cui 
corpi sono stati sepolti in fosse comuni. 

Il compagno Gonzalo è accusato di "narcotraffico", 
mentre è documentato che sono lo stato e 
l'esercito peruviano, fino alle più alte sfere, che 
sono invischiati fino al collo nell'industria del nar- 
cotraffico e dello spaccio. 

Il compagna Gonzalo è accusato di "terrorismo", 
ma è lo stato peruviano che ha assassinato cen- 
tinaia di prigionieri politici a sangue freddo nel 
1986 durante l'infame massacro di El Fronton fino 
al maggio di quest'anno, quando 40 uomini e 
donne inermi furono massacrati nella prigione di 
Canto Grande. 

Il compagno Gonzalo è accusato di aver corrotto 
l'economia nazionale, ma è Fujimori che, senza 
vergogna, ha amministrato l'infame "Fuji-shock" 
agli ordini del Fondo Monetario Internazionale e 
della Banca Mondiale, che continuano ad affamare 
il già affamato popolo e che ha creato le condizioni 
per l'epidemia di colera. 

La grande forza e vitalità rivoluzionaria della linea 
politica e ideologica del compagno Gonzalo è di- 
mostrata dal profondo radicamento che ha messo 
tra gli operai, i contadini e gli intellettuali peruviani, 
dalle conquiste militari che la guerra popolare ha 
ottenuto fino al nuovo stato proletario, che è a li- 
vello embrionale, ed ai germogli di nuova società 
che sono iniziati a spuntare nelle campagne ed in 
misura sempre più crescente nei ghetti nella peri- 
feria stessa di Lima. 

Dobbiamo lottare per il riconoscimento della leva- 
tura del compagno Gonzalo come leader del nuovo 
stato emergente del popolo peruviano. Dobbiamo 
chiedere che le convenzioni internazionali riguar- 
danti il trattamento dei prigionieri di guerra e politici 
vengano rispettati. Dobbiamo aiutare tutti gli op- 
pressi e gli sfruttati, tutti coloro che combattono 
l'imperialismo e la reazione, a capire la posta in 
gioco in questa lotta e dobbiamo far si che la loro 
arma sia la verità. 

Non permetteremo che si prendano la vita di que- 
sto prezioso rivoluzionario leader comunista senza 
macchia. 


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ecn milano 


MUOVEREMO CIELO E TERRA PER 
DIFENDERE LA VITA DEL COMPAGNO 
GONZALO! 

ABBIAMO BISOGNO CHE IL COMPAGNO 
GONZALO TORNI AL SUO POSTO, A CAPO 
DELLA RIVOLUZIONE IN PERÙ' E DEL 
MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE! 
LOTTIAMO PER LA SUA LIBERAZIONE! 

Comitato del Movimento Rivoluzionario 
Internazionalista 

15 settembre 1992 



4 File : MAPINTRO.TXT 


Milano, 30 settembre 1992 

E' uscito il libro "MAPUCHES" edito dalia 

Cooperativa 

Editoriale Zero, disponibile al prezzo di Ut. 7.000 

MAPUCHES 

AMALEYN MARI CHI WEW! 

Ho deciso di scuotere 
questo giogo insopportabile... 
di liquidare il malgoverno 
che ruba il miele 
dei nostri alveari 
(T upac Amaru ) 


Introduzione 

Questo libro, sulle vicende e sulle lotte dei 
Mapuche - un popolo disperso nei territori divisi 
oggi tra Cile ed Argentina e sconosciuto alla gran 
parte dei lettori italiani - ripercorre alcune tappe 
significative dei cinque secoli di razzie e conquiste 
che hanno seguito l'arrivo degli europei. 

Ma è anche una denuncia sul loro destino attuale e 
futuro minacciato, come altre centinaia di gruppi 
indigeni nel mondo, dalla nuova colonizzazione 
delle multinazionali e dai progetti tecnologici finan- 
ziati dalla Banca Mondiale. Questi, oltre a cancel- 
lare l'esistenza stessa di queste popolazioni, già 
resa precaria dalla secolare rapina di terre e ri- 
sorse, modificherebbero profondamente la valle del 
Bìo-Bìo, uno dei più importanti ecosistemi del 
mondo. La costruzione di alcune dighe lungo que- 
sto fiume dovrebbe garantire un'accelerazione del 
processo di industrializzazione in atto e permettere 
alle grandi multinazionali delia frutta di incremen- 
tare i loro profitti. 

A questo nuovo attacco i Mapuche rispondono con 
la pratica, ormai tradizionale, della riappropriazione 
delle terre e con l'organizzazione in movimenti, tra 
cui il Consiglio di Tutte le Terre. Per questo essi 
sono oggetto di una forte offensiva repressiva del 
governo cileno che nel giugno di quest'anno, pro- 
prio a seguito di alcune azioni di riappropriazione 
da parte di 18 comunità mapuche a Temuco, ha 
arrestato 109 persone tra cui numerose autorità 
della comunità, la loro Machi o guida spirituale, 
alcune donne e 14 bambini. 

Successivamente molti di loro sono stati liberati, 
ma sono ancora in carcere alcuni dirigenti del 
Consiglio di Tutte le Terre. 


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ecn milano 


Su quest'anno di festeggiamenti fraudolenti prefe- 
riamo pensarla come il caciche Xavante: "Solo 
persone poco intelligenti - e molto interessate ag- 
giungiamo noi - celebrano un genocidio e 
un'invasione". 

Da parte nostra abbiamo scelto di rendere visibile 
la lunga “guerra" dei Mapuche contro il dominio e 
lo sfruttamento arrivato sulla scia delle caravelle, 
con la coscienza - oltre alla solidarietà dovuta ai 
"poveri" e agli oppressi - che questi popoli sono 
portatori di grandi miti e forti valori culturali, di un 
profondo rispetto per la terra e per l'essere umano, 
di una "visione del mondo", di una concezione dei 
ritmi di vita e dei tempi di lavoro, molto vicina a 
quanti, in ogni paese del mondo, lottano quotidia- 
namente per la trasformazione dell'esistente. 

Gli indios maya, perseguitati dall'esercito, spiega- 
vano in questo modo la caccia alla loro gente: "Ci 
uccidono perché lavoriamo insieme, viviamo in- 
sieme, sognamo insieme". 

Alla fine del secolo scorso, per giustificare 
l'usurpazione delle terre dei Sioux, il Congresso 
degli Stati Uniti ha dichiarato: "La proprietà comu- 
nitaria è pericolosa per lo sviluppo del sistema 
della libera impresa". 

Nel marzo 79 in Cile è stata promulgata una legge 
che obbligava gli indios mapuche a parcellizzare le 
loro terre e a trasformarsi in piccoli proprietari ter- 
rieri senza vincoli reciproci, il dittatore Pinochet 
spiegò che le comunità erano incompatibili con il 
progresso dell'economia nazionale. 

Dal punto di vista dell'organizzazione capitalista, le 
culture comunitarie - che non si basano sullo 
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, - sono culture 
nemiche, ma il punto di vista capitalista non è 
l'unico possibile. La storia delle popolazioni indi- 
gene dimostra che non può esserci "incontro" tra 
culture e modelli di organizzazione sociale comu- 
nitaria e logica del profitto. Oggi, come 500 anni fa. 
Questo libro pone inoltre, pur non affrontandolo 
direttamente, il problema dei movimenti di libera- 
zione nazionale, dell'identità nazionale nei percorsi 
di trasformazione comunista dell'esistente e della 
solidarietà tra i popoli. Un rapporto difficile, spesso 
contraddittorio e disatteso, ma che - dopo i forti 
movimenti degli anni 70 - deve essere ridefinito. 
Deve essere nuovamente ridiscusso e rintracciato 
tra le pieghe di uno scenario ridisegnato dai grandi 
organismi politici ed economici sovranazionali, 
dalla profonda crisi delle ideologie comunitarie per 
eccellenza (soprattutto in Sudamerica: comuniSmo 
e cristianesimo), da un"'informazione" totale e 
totalizzante che produce realtà, rende visibile o 
annienta popoli ed esistenze. 

Cooperativa Editorale Zero 

Milano, 30 settembre '92 


E' possibile ricevere le pubblicazioni della 
Cooperativa Editoriale Zero con versamento del 
prezzo di copertina, maggiorato di L. 3.000 per 
spese di spedizione, sul C/C postale n. 19838200 
intestato a Coop. Zero, Via Conegliano 5, Milano. 

Sempre a cura della Cooperativa Editoriale Zero è 
disponibile: 

Storia del Salvador 

(libro a fumetti) 

E. Maiz, A. Burgos - L. 10.000 



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